Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 1 lug – C’era una volta Equitalia. E c’era un referendum costituzionale da vincere, costasse quel che costasse. Come fare? Fra le altre cose, promettendo l’abolizione dell’ente di riscossione tanto temuto e odiato dai cittadini italiani. Detto, fatto: con il decreto fiscale varato a novembre dell’anno scorso, dal primo luglio 2017, cioè oggi, è destinata a sparire.

Il referendum non passa ma, nonostante le promesse, Renzi non fa come Equitalia. O forse sì. Perché in realtà Equitalia è più viva che mai. A partire da oggi, infatti, diventa operativa la nuova Agenzia delle Entrate Riscossione. Non più una S.p.a. controllata da Agenzia delle Entrate e Inps, ma – come si può intuire dal nome – a tutti gli effetti un’articolazione della prima. Un ente pubblico con i crismi del caso dopo l’indegna operazione di trucco e parrucco compreso. Sì, proprio un bel make up per far credere a tutti di aver chiuso per sempre il “vecchio” trasformandolo però in un “nuovo” se possibile addirittura peggiore.

Cosa cambia? Cambia che la fu Equitalia, ritornando sotto l’ombrello del settore pubblico, godrà di maggior spazio di manovra. Se prima, ad esempio, per effettuare un pignoramento nella maggior parte dei casi era necessario anzitutto verificare le disponibilità del debitore presso l’Agenzia delle Entrate o l’Inps e poi richiedere l’autorizzazione al tribunale, da oggi i due passaggi diventano superflui perché la cartella di pagamento emessa diventa automaticamente un atto esecutivo. Inviata la cartella e passati i 60 giorni richiesti per il pagamento o il ricorso, qualora ciò non avvenga Equitalia – anzi, Agenzia delle Entrate Riscossione – avrà dunque tutte le facoltà del caso per mettere le mani su conti correnti, pensioni, stipendi, indennità e chi più ne ha più ne metta.

Filippo Burla

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta