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Roma, 21 lug – «Essere schiavi del politicamente corretto è terribile dal punto di vista creativo». Così il regista e produttore Enrico Vanzina interviene a gamba tesa contro la demenza ideologica del pensiero unico, colpevole di inquinare i processi creativi nel cinema – ma non solo. «Se devi lavorare con il bilancino, se devi seguire le regolette, non puoi più fare nulla, non puoi neppure pronunciare certe parole». La correttezza politica, per Vanzina, non è questione di paletti messi dai soliti gendarmi, ma «ce la devi avere dentro tu, riguarda la tua coscienza. E sei tu stesso a capire che non devi essere offensivo».



Il regista, in un’intervista a Libero, parla della sua scelta – di questi tempi controcorrente e coraggiosa – di togliere l’immancabile fattore «immigrazione» dalla sceneggiatura del suo ultimo film, Sotto il sole di Riccione, sceneggiato quasi 40 anni dopo Sapore di mare, del 1983: «Anziché parlare di quelle minoranze, cosa che non mi sembrava opportuna, ho preferito parlare della diversità di un ragazzo non vedente e del suo percorso di inclusione nel gruppo». «Lui insegnerà molto agli altri e a lui verrà insegnato molto. I sentimenti», spiega Vanzina, «restano gli stessi di 30 anni fa», cioè «l’amore, le sue delusioni, i rapporti di amicizia, la sensazione del tempo che scorre. Sono elementi invariabili dell’estate». Il regista passa poi ad una riflessione su questa estate 2020 post-lockdown e segnata dalla presenza del coronavirus: «Penso», dice, «che l’estate che stiamo vivendo sia fighissima: i sentimenti di speranza sono più forti e i contatti più difficili tra le persone rendono più maturi i sentimenti: prima era facilissimo baciare qualcuno, ora lo si fa solo quando ne vale la pena».

Black Brain

C’è anche spazio per una critica all’ondata di talebanismo cinematografico montata contestualmente al movimento del Black lives matter: in particolare, Vanzina all’episodio della censura di Via col vento, ritirato dalla piattaforma streaming della Hbo e ripubblicato con tanto di bollino «rieducativo»: «Nega gli orrori dello schiavismo». «Sono nato in una famiglia liberale», spiega: «Alla base della mia educazione c’è l’antirazzismo». Ma se si segue esclusivamente quel pensiero, «bisognerebbe abolire anche i film western e quelli sull’antica Roma». del resto, come aveva già dichiarato a Radio 24, «un certo radicalismo di sinistra che non è riuscito a modificare il presente né il futuro come vorrebbe. E allora se la prende con il passato».

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

2 Commenti

  1. I film dei vanzina film per decerebrati mentali .il cinema italiano in crisi.. lo credo bene con questi nostri attorucoli e registi

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