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Col MoschinRoma, 3 gen – La società editrice “Vaterland” di Solarussa (Oristano), diretta da Alberto Manca, che alternativamente si presenta sotto le sigle de “L’assalto” ovvero, come in questo caso, de “Il Maglio”, giunge con questo titolo alla sua quinta edizione. Si tratta di Il reparto. Passato e presente del 9º Reggimento d’assalto paracadutisti “col moschin” (pp. 400; € 28) di Paolo Palumbo. Rispetto ai precedenti quattro libri pubblicati, che pure con quest’ultimo condividono l’argomento della storia e della tecnica militare che contraddistingue la casa editrice dalla sua fondazione, Il reparto segna una discontinuità qualitativa per un triplice ordine di motivi.

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In primo luogo, rispetto agli altri titoli che trattavano di corpi militari stranieri, per la prima volta viene studiato un reparto – anzi, come giustamente ricorda il titolo, “il” reparto per eccellenza – delle Forze Armate italiane, ovvero il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin”. In secondo luogo, gli argomenti trattati investono in modo diretto l’attualità e in particolare i nodi irrisolti della politica estera e di difesa della Repubblica Italiana nel contesto geopolitico internazionale. In terzo luogo, il bravissimo autore Paolo Palumbo, storico militare che ha conseguito la laurea in Storia Moderna all’Università di Genova, il dottorato all’Università di Torino e il “Certificate in Terrorism and Counter Terrorism” presso l’“Institute for Counter Terrorism” di Herzlya (Israele), si è avvalso della collaborazione e della consulenza tecnica di ufficiali che hanno segnato la storia e l’attualità del reparto: l’attuale comandante Colonnello Paolo Attilio Fortezza, che ha firmato l’introduzione al libro, il Generale di Corpo d’Armata Marco Bertolini, autore della “Nota Storica” e il presidente dell’Anie (Associazione Nazionale Incursori Esercito), Colonnello Angelo Passafiume, che ha scritto la prefazione.

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La ricostruzione storica è puntuale e accurata nel seguire le vicende storiche dell’attuale reparto (incardinato non senza polemiche, a partire dal 2014, nel “Comando delle Forze Speciali dell’Esercito” alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore dell’Esercito) e dei suoi antecedenti storici diretti nella storia delle Forze Armate repubblicane (il 9° Battaglione d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” dal 1974 al 1995, il Battaglione Sabotatori Paracadutisti dal 1961 al 1974, il Reparto Sabotatori Paracadutisti dal 1957 al 1961 e il Plotone Sabotatori Paracadutisti dal 1952 al 1957). I Sabotatori, divenuti Incursori a metà degli anni ’70 e notevolmente progrediti anche grazie alle sinergie e alle esperienze maturate in ambito Nato, ebbero proprio in quel decennio il salto di qualità che li portò ad essere uno dei reparti speciali più noti e temuti al mondo.

Non manca la trattazione dei due reparti che costituiscono l’antecedente storico dell’attuale “Col Moschin” – che ne è anche ufficialmente la continuazione storica in quanto custode delle bandiere – ovvero il 10° Reggimento Arditi della II Guerra Mondiale (attivo tra il 1942 e il 1943 in Algeria, Tunisia e Sicilia) e il 9° Reparto d’Assalto della Prima Guerra Mondiale, i mitici “Arditi” della Grande Guerra costituiti nel 1917 sotto la guida del maggiore Giovanni Messe e sciolti nel 1920, cui rimanda lo stesso nome dell’odierno reparto, che richiama la presa della vetta del Col Moschin (Solagna, provincia di Vicenza) del 16 giugno 1918.

Il libro ripercorre gli impieghi del reparto nella storia repubblicana dagli anni ’60 a oggi, con particolare riguardo alle missioni all’estero effettuate dal 1982 in poi. Vengono descritte le esperienze in ambito Nato e la collaborazione con i “Berretti Verdi” Usa degli anni ’60; la lotta al terrorismo separatista in Alto Adige e il sacrificio di Cima Vallona nel comune di San Nicolò di Comelico (provincia di Belluno) del 25 giugno 1967, dove persero la vita i sabotatori Mario Di Lecce e Olivo Dordi unitamente al Capitano del “Tuscania” Francesco Gentile; la stagione del terrorismo rosso degli anni ’70; la prima grande missione all’estero che vide il “Col Moschin” impegnato in Libano dal 1982 al 1984; la missione in Somalia dal 1992 al 1994, contrassegnata dalla battaglia del “Check Point Pasta” del 2 luglio 1993 con la morte del Sergente Maggiore Stefano Paolicchi; la Bosnia e l’Albania nella seconda metà degli anni ’90 dello scorso secolo; infine l’Iraq (2003-2006) e l’Afghanistan negli anni dal 2007 a oggi.

Viene altresì trattata l’organizzazione e la simbologia del reparto, i percorsi e le tecniche di addestramento nella triplice dimensione acquatica, paracadutistica e montana dell’impiego, il ruolo dei tiratori scelti, la guerra al c.d. “terrorismo globale” nella prospettiva Nato con l’esperienza della c.d. “Task Force 45”, infine le problematiche relative all’inquadramento operativo nell’ambito della riforma dell’Esercito Italiano.  In appendice sono infine riportati Il Decalogo dell’Ardito del Tenente Generale Francesco Saverio Grazioli, del 1918 e l’elenco dei Comandanti dei Reparti Sabotatori e Incursori.

Le esperienze descritte nel libro hanno contrassegnato la maturazione e la definitiva affermazione internazionale di un reparto sorto, a partire dal secondo dopoguerra, in un’Italia reduce dalla sconfitta della Seconda Guerra Mondiale e militarmente alla mercé delle potenze vincitrici, dalla caparbietà e dall’impegno di pochi ufficiali, che spesso hanno agito nell’indifferenza e nell’incomprensione di una classe politica non adeguatamente cosciente delle esigenze di lungo periodo della sicurezza e della difesa nazionale e spesso propensa ad abbandonarsi a irragionevoli pregiudizi di tipo antimilitarista, salvo poi dover ricorrere agli indispensabili servigi del “Col Moschin” sotto l’impellente pressione degli impegni internazionali dell’Italia. Prossima ormai ai cento anni di storia, l’esperienza dell’Arditismo italiano si proietta grazie al “Col Moschin” in un’epoca di grandi incognite e profonde trasformazioni, con l’unica certezza che il 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti sarà sempre e comunque un valido supporto della sicurezza e della difesa armata della Nazione.

Luca Cancelliere

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3 Commenti

  1. l’opera sarà assolutamente pregevole,considerata la caratura tecnica e storica dell’Autore.

    dopodichè,i lanci ad alta quota con respiratore,addestramento in montagna,immersioni ARO con quelli del Varignano etc etc ai
    fini pratici in questo periodo storico che non è più (putroppo) quello delle battaglie della 1GM…

    NON SERVONO AD UN EMERITO CAZZO

    se non esiste quella catena di comando politica militare ed umana che porta l’Operatore (ovviamente comandato di servizio) a:

    rapire,”interrogare” ed -eventualmente- eliminare il nemico.

    se qualcuno volesse una riprova giornalistica,basterà citare il caso Pollari/Abu Omar;

    se qualcuno altro desiderasse uno scenario un pò più “fantastico”
    immaginare che risultato avrebbe ai fini di controllo della immigrazione clandestina (terroristi inclusi nel pacco regalo)
    qualche operazione notturna via mare portante alla eliminazione di imbarcazioni destinate agli scafisti (ovviamente vuote) con piccole cariche esplosive.

    Onore perenne agli Incursori di Terra e di Mare.

  2. Quest’anno,il p.v. 29 luglio 2017 si celebra il centenario della fondazione dei Reparti d’Assalto. Onore a questi grandi Uomini. In alto il ferro!!! N.H. Pisanello Dott. Omar Ruggero.

  3. Ricorrendo San Michele Arcangelo,patrono dei Fanti Alati,mi sono chiesto:ma fanno(facciamo) così paura i successori di Sdricca da non aver inviato nessun incursore alla natia terra friulana il 29 luglio scorso in occasione del centenario della specialità? IN ALTO IL FERRO. N.H.Ten.Pisanello Dott.Omar Ruggero

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