Roma, 29 mag – Momenti di panico e d’euforia caratterizzano queste giornate salienti per la vita del Paese Italia, delle sue istituzioni e della sua cittadinanza intesa come perno ove poggia il concetto di democrazia. Al netto degli isterismi inutili e delle balle rivestite d’oro: Mattarella ha compiuto un atto inedito, oggettivamente nuovo e particolarmente delicato sia per la natura del suo ruolo e sia per le ripercussioni che tal gesto ha avuto e avrà sulla vita di questo Paese. Negare, senza se e senza ma, la nomina del ministro dell’economia dopo oltre ottanta giorni di trattative e di capriole appare una decisione forzata e, azzardiamo, anche immatura. Figuriamoci se è nostra intenzione relegare il presidente Mattarella al ruolo di mero passacarte, ma è altrettanto certo che la sua è stata una intromissione profonda e nuova. Con ordine.

L’articolo 92 della Costituzione prevede che, dopo aver nominato presidente del consiglio, su proposta di questo il presidente della Repubblica nomini i ministri. Da questa riga non si può evincere il significato vero e profondo di quanto prescritto, dunque è necessario interpretare. Il ruolo di capo dello Stato non contempla funzioni di indirizzo politico, cioè tutto tranne che questo, ed è di fondamentale importanza che egli salvaguardi la terzietà della propria posizione per non insinuare il dubbio che la partita in corso sia diretta da un arbitro di parte. Non è neanche vero che il presidente della Repubblica debba farsi carico del famigerato interesse nazionale, concetto che sfugge ad ogni tipo di definizione univoca in quanto ogni parte politica, ed ognuno di noi, gli conferisce il significato derivante dalla propria cultura e dalle proprie idee. Affermare dunque che Mattarella abbia fatto quello che ha fatto per tutelare il nostro interesse (risparmi e altro) è una insensatezza di termini: non può farlo perché gli unici abilitati in tal senso sono coloro che, dopo aver raccolto la maggioranza dei voti alle elezioni, e godendo quindi della fiducia dei votanti, possono entrare nella stanza dei bottoni mettendo in pratica ciò che ritengono giusto ed utile.

Non a caso, analizzando sommessamente l’articolo 92 della Costituzione notiamo che nella prima delle due fasi lì descritte il compito del capo dello Stato è preponderante poiché, dando l’incarico a formare il governo, deve garantire che il soggetto incaricato abbia l’appoggio della maggioranza parlamentare, la quale è la trasposizione della volontà emersa dalle urne nel palazzo della politica. Nella seconda fase descritta dall’articolo 92, al contrario, il capo dello Stato non può sostanzialmente godere di discrezionalità poiché la nomina dei ministri è un atto squisitamente di indirizzo politico, in quanto l’aspetto ideologico del governo nascente si sostanzierà nelle decisioni che verranno prese in quei dicasteri. Quando Scalfaro si oppose alla decisione di Berlusconi di far nominare Previti ministro della giustizia, la motivazione – anche giusta – addotta fu che colui che sarebbe stato ministro della Repubblica era anche avvocato del premier incaricato. È chiara o no la differenza tra questa valutazione e quella che si basa sulla presunta pericolosità insita nelle idee dell’eventuale ministro? E, ripetiamo, è buona abitudine abbandonare l’idea che esista una verità univoca in fatto di “bene collettivo” o di “interesse del paese”: ad ognuno le proprie idee e ad ogni idea i suoi voti. Punto.

La faccia tosta di coloro che si erano ritagliati il comodo ruolo degli oppositori e che oggi si ergono a paladini dell’interesse sopra citato è fenomenale: il Partito democratico si è svegliato tutto sudato come da un sogno e adesso si (ri)propone baldanzoso di reggere il governo dei responsabili. Roba da pazzi, soprattutto perché continuano il pericoloso giochetto di non tenere conto di ciò che il 4 marzo uscì dalle urne: la loro bocciatura in primis e l’avversione al sistema della moneta unica. Lo stesso Mattarella ha voluto rispondere alla grande ondata populista e sovranista con la bocciatura del governo nascente e con l’incarico a un tecnico: significa invitare un matto alle sassate. Per non parlare dell’indegna campagna diffamatoria che dall’estero ci hanno riservato: mille modi per indurre chi di dovere (leggasi presidente della Repubblica) a non trovare quella minima dose di coraggio per avallare la nascita di un governo che trova la sua legittimazione nelle urne, preferendogli chi sull’europeismo si appiattisce completamente. Non siamo nuovi a pressioni oltre confine indirizzateci da coloro che mirano a riservarci una sovranità azzoppata. Ricordate cosa accadde nel 2011? L’allora premier Berlusconi venne obbligato a dimettersi facendo leva sullo spread impazzito: anni dopo abbiamo scoperto che due banche tedesche vendettero oltre sette miliardi di titoli di Stato italiani facendo impennare l’interesse e di conseguenza il differenziale tra i i nostri titoli e quelli tedeschi. Tutto perché il governo in carica non era ben accetto dalle cancellerie europee. Si è messo in moto ancora oggi quel meccanismo perverso per cui se tocchi il tasto della moneta unica e dell’Europa finisci nel tritacarne mediatico internazionale, con la stampa estera che ti dipinge come un idiota e i “responsabili” italiani che ti accusano di voler far fallire il Paese.

La verità è che l’adozione della moneta unica ha portato solo a risultati negativi per quanto riguarda l’economia reale, quella che tocchiamo con mano ogni giorno, e che la gabbia dell’Europa è fatta di vincoli assurdi, di lacci e lacciuoli, di privilegi per paesi come la Germania (del suo surplus nessuno è interessato?) e di schiaffoni dati ai paesi del sud (vedi ripartizione dei clandestini) che vengono trattati come il bambino che la maestra ogni tanto deve bacchettare. Inutile votare se in un secondo momento, in base al risultato ottenuto, si deve procedere al commissariamento del paese. Anzi, sarebbe più coerente dire che ad oggi vi sono dei totem intoccabili a cui nessuno può nemmeno avvicinarsi. Perché, ribadiamolo, il professor Savona e il programma di governo non prevedevano l’uscita dalla moneta unica, piuttosto un atteggiamento ostile verso patti e trattati per noi corrosivi. Il bello è che anche il Renzi, all’inizio del semestre europeo a guida italiana, si propose di andare a battere i pugni in Europa, quindi tutte queste differenze di approccio non le troviamo. È forse solo questione di faccia tosta.

Lorenzo Zuppini

3 Commenti

  1. Mattarello insieme al pidocchio macron e alla culona merkel vuole i risparmi e le case degli italiani per mantenere la casta indegna che ci opprime,in Italia e in europa……….strozzatevi,mangiate,bevete,prendetevi tutti i soldi,riempitevi le tasche,tasse e ancora tasse…………andate a fare un giro nelle periferie italiane e restate lì a lungo………auguri.

  2. Mattarella ha detto che bloccava il governo eletto dagli italiani per proteggere i loro risparmi!Quindi un governo favorevole a tassare di solo il 15% anzichè del 40% circa il popolo alla fame ne diminuiva i risparmi??? Strano è che nè Di Maio nè Salvini abbiano fatto notare questa “incongruenza”.Ricordo che Mattarella senza alcun dubbio si è posto fuori dalla costituzione e quindi dalla legge quando non firma la nomina di un governo che rappresenta oltre la metà del popolo sovrano solo per le opinioni di un grande economista che ne avrebbe fatto parte.Il presidente infatti non è responsabile degli atti compiuti nell’ esercizio delle sue funzioni (art. 90)ad eccezione dell alto tradimento o attentato alla costituzione(categoria che si prefigura del tutto in questo caso).L’art.95 dice che il Primo Ministro dirige la politica del governo e ne è responsabile.Di conseguenza visto che ne paga solo lui le conseguenze, per questo la costituzione all’ art. 92 prevede che è il Presidente del Consiglio che deve PROPORRE i Ministri mentre il Presidente gli NOMINA (atto formale)

  3. Non hanno accettato chi era stato scelto per cambiare le regole del gioco tra stati europei?
    Saranno costretti ad accettare chi vorrà l’italia FUORI dall’Euro e da questa Europa!

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