Roma, 14 mag – Il ministro Calenda, a seguito della bocciatura del piano Arcelor/Mittall (Francia/India) da parte dei sindacati, ha abbandonato il tavolo delle trattative e rimanda tutto al nuovo governo, oggi le maestranze sono in sciopero contro un piano industriale che prevede 4 mila esuberi, nessun investimento privato per la bonifica delle aree esterne allo stabilimento inquinate (tutto è rimandato a una “NewCo”, New Company) che “nascerà” fra Ilva e Invitalia e che dovrebbe assorbire i 4 mila esuberi proprio per fare le bonifiche, parte attivi e parte direttamente in Cassa Integrazione ma a rotazione. Nulla di nulla per le migliaia di lavoratori delle aziende dell’indotto e quindi le imprese che li occupano. Insomma un guazzabuglio completamente diverso dalle mirabolanti chiacchiere iniziali iniziate con una campagna mediatica sulla “madre velenosa”, stravaganti provvedimenti della magistratura e ipotetici miliardi di euro messi sul piatto dal nuovo acquirente franco-indiano che, manco a dirlo, era ansioso del rilancio della acciaieria, desideroso di far crescere l’economia cittadina e regionale, e infine bonificare la città creando molti posti di lavoro. Un sogno, ai lavoratori si erano prospettate posizioni da marajà: girava voce che si fosse previsto un budget di spesa annua di 50.000€ a testa! E tutti hanno finto di crederci, di fronte a questo ben di Dio ecologico-monetario si scatenarono mezzibusti, mamme ansiose, preti, scienziati “indipendenti”, onlus, cooperative, tutto incentrato appunto sulla “Madre Velenosa” che uccide i suoi figli.

Ma come stavano le cose? Stavano come abbiamo potuto leggere dai documenti giudiziari: quando la magistratura è intervenuta l’Ilva era in regola. In regola con le emissioni, e in regola con le migliori valutazioni europee per gli stabilimenti siderurgici (le superava pure), con le emissioni di diossine passate dal 1995 a oggi da circa 850 gr/anno a 3 gr/anno per la puntuale applicazione delle migliori tecnologie di abbattimento che venivano disponibili: niente “Madre Velenosa”, basta andarselo a leggere. E quindi perché la magistratura interviene con il sequestro degli impianti? Per la presenza di emissioni diffuse e fuggitive non convogliate, che non hanno ottenuto preventiva autorizzazione. Non all’esterno dello stabilimento, ma dentro lo stabilimento. Insomma è chiaro che dovendo gestire un impianto siderurgico quando apro gli altoforni qualcosa esce, quando devo raffreddare le colate con l’acqua le nuvole di vapore si levano, altrimenti che “siderurgico” è? Prosaicamente sarebbe come uno che fa il gommista e deve chiedere l’autorizzazione per sgonfiare le gomme: emissioni diffuse e fuggitive, chi ti ha “autorizzato”?.

A suo tempo abbiamo fatto un’inchiesta basata sui documenti giudiziari, e relativa ai due inquinanti emessi dagli stabilimenti siderurgici: diossine e benzopirene. Nel frattempo nella formazione del nuovo governo Lega-M5S sono emerse due posizioni all’inizio contrastanti: la Lega che vuole mantenere in attività lo stabilimento (a giugno senza un accordo con Arcelor/Mittall si chiude), e la posizione di M5S che era per la chiusura. E fra le due posizioni a quanto si legge ha prevalso la posizione della Lega. E’ bene chiarire alle parti che lo stabilimento era già in regola anni fa, manca ancora la copertura dei parchi minerali (dove si stoccano le materie prime che arrivano con le navi) per impedire che specie nelle giornate di vento le polveri si sollevino e vadano a depositarsi sui quartieri circostanti. Niente di eccezionale, si è già fatto in Germania e si fa per i parchi di carbone che alimenta le centrali termoelettriche. Sarebbe un investimento significativo per costruire il più grande capannone industriale del pianeta per la più grande acciaieria d’Europa, che da sola provvedeva alla produzione del 50% del fabbisogno di acciaio nazionale, rifornendo il nostro primo comparto industriale strategico della metalmeccanica e contribuendo positivamente all’insieme dell’economia nazionale. E quindi possiamo rassicurare gli elettori di Lega e M5S: si tratta di fare un capannone, gigantesco ma pur sempre un capannone. Prima di cedere all’estero anche il futuro di siderurgia e metalmeccanica un capannone si può fare.

Luigi Di Stefano

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