Bolzano, 8 giugno – Tra gli aspetti positivi dell’emergenza pandemica vi era sicuramente il calo dei flussi migratori ai confini. Da metà maggio però, al Brennero sono tornati prepotentemente a transitare immigrati sia da sud che da nord. Viaggi in clandestinità dall’Italia verso mete nordiche e ferrei respingimenti da Austria e Germania. Azioni che stanno incanalando nell’imbuto del Brennero ondate di immigrati provenienti da Africa, Medioriente e Ucraina. Non siamo certo a livelli paragonabili a qualche anno fa, ma le segnalazioni crescono di giorno in giorno. La comunità comprensoriale altoatesina, data la situazione, ha deciso di riaprire un centro di accoglienza dove, ancora una volta, ad aggiudicarsi il bando sono state le onlus locali. Sono Volontarius e Caritas che, nel solo Alto Adige, gestiscono già da anni svariate decine di centri di accoglienza; una decina solo nella città di Bolzano.

La denuncia del Siulp

Come denunciato dal sindacato di Polizia Siulp, con un esiguo numero di agenti il Commissariato locale deve occuparsi quotidianamente degli immigrati, siano essi in uscita dal territorio italiano, che riaccompagnati al nostro confine dalla polizia austriaca. Talvolta risulta pressoché impossibile l’identificazione degli stessi. Spesso privi di documenti, telefoni o qualsiasi altro tipo di elemento utile al riconoscimento. Gli agenti italiani si trovano dunque impegnati, giorno e notte al Brennero, per fermare gli immigrati e risalire alle loro identità, in una lenta trafila burocratica che intasa lo stesso sistema di vigilanza lungo il confine.

Il problema degli immigrati al Brennero è soprattutto in uscita

Come abbiamo denunciato più volte su il Primato Nazionale, a differenza di altre zone di confine marittime o montuose, il problema dei flussi migratori del Brennero è però soprattutto in uscita. Alla frontiera altoatesina troviamo infatti ondate di immigrati che vengono fermati e riconsegnati all’Italia dagli altri Paesi europei. Con le trattative Ue la gendarmeria austriaca svolge quindi un lavoro incessante nel riaccompagnare, all’uscio di casa nostra, migliaia di stranieri. Anche quelli respinti o espulsi dal resto d’Europa.

Bolzano sta diventando un gigantesco centro di accoglienza

Nel menefreghismo più totale di governo italiano, Lamorgese e giunta provinciale, con il tappo al confine del Brennero gli immigrati vanno concentrandosi soprattutto nei grandi centri. Bolzano, ad esempio, sta diventando un gigantesco centro di accoglienza a cielo aperto. Bivacchi e insediamenti abusivi pressoché ovunque, intere aree multietniche adibite allo spaccio di droga e costanti risse per il controllo delle zone. Una situazione divenuta oramai ingestibile e taciuta dalla maggior parte delle forze politiche, che sta portando all’esasperazione la cittadinanza del capoluogo altoatesino. Una situazione che andrebbe gestita perlopiù alla radice, in mare e lungo quelle coste perennemente presidiate dalle imbarcazioni-taxi delle Ong immigrazioniste straniere. Ma, per le istituzioni, ancora una volta sembra che la soluzione più semplice sia l’apertura dell’ennesimo centro di accoglienza a spese dei contribuenti.

Andrea Bonazza

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