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Migranti: Avramopoulos, situazione Ue resta fragileRoma, 9 dic – Secondo il commissario Ue Dimitris Avramopoulos, degli immigrati che arrivano in Italia, 8 su 10 sono irregolari, dunque, clandestini. Avramopoulos, che nel febbraio scorso aveva già messo in allarme sulla tenuta del sistema europeo di “accoglienza” paventando un collasso, è infatti tornato sulla questione profughi, osservando: “Se confrontiamo Italia e Grecia vediamo che fino all’80% dei migranti che attraversano il mar Egeo sono profughi, mentre la maggioranza di quelli che arrivano in Italia dal Mediterraneo centrale, anche in questo caso l’80%, sono irregolari”. Tuttavia, “non intendiamo cambiare i criteri”, spiega con riferimento ai criteri delle nazionalità da ricollocare, sulla base degli accordi stipulati per la distribuzione dei migranti.

Ma sono proprio questi accordi, il Trattato di Dublino in primis, a regolare la questione, impedendo ai richiedenti di chiedere asilo in un paese diverso da quello di arrivo. Un trattato che, direttamente dal blog di Beppe Grillo, il gruppo M5S Europa, proprio per questa ragione, riprende ad attaccare: “L’Italia non ha bisogno di questa ipocrisia”. Subito dopo, citando un articolo di “The Guardian”, sciorinano numeri effettivamente impressionanti, che non sono però certamente una novità per i nostri lettori: “Il 2016 non è ancora terminato ma può vantare già un record: il record di sbarchi nella storia d’Italia. Con 171.000 nuovi arrivi è stato ritoccato al rialzo il precedente record stabilito nel 2014”. “I dati aggiornati al 2 dicembre”, aggiungono, “dicono che appena 1.950 richiedenti asilo arrivati in Italia sui 39.600 promessi sono stati ricollocati negli altri Paesi europei”. Ed è proprio così.

immigratiI numeri relativi alla ricollocazione dei richiedenti – a cui si procede su base volontaria da parte dei singoli Paesi membri proprio a causa delle regole imposte dal trattato (quello proprio ad una unione che è politica solo ad intermittenza) – ci parlano di appena 1.406 migranti distribuiti in tutto il mese di novembre (e, sia chiaro, non parliamo soltanto di quelli arrivati in Italia). Nel complesso, infatti, le persone finora ricollocate sono state appena 8.162 persone: 6.212 dalla Grecia e, appunto, 1.950 dall’Italia. Cifre ben lontane dall’obiettivo di 34.953 trasferimenti previsti entro il settembre 2017, come osserva ancora il commissario Avramopoulos: “Gli Stati ora devono aumentare i propri sforzi per raggiungere l’obiettivo previsto per settembre 2017. Chiediamo loro di effettuare almeno 2mila ricollocamenti al mese dalla Grecia e mille dall’Italia, e da aprile 2017, di aumentare a 3mila dalla Grecia e 1.500 dall’Italia”. Difficile farlo se, giustamente, paese come Ungheria e Slovacchia si sono resi non disponibili ad accogliere profughi, mentre Bulgaria, Repubblica Ceca, Estonia, Lituania e Polonia, disponibili sulla carta, ancora non hanno accolto nessuno.

In ogni caso, una presa in giro da parte dell’Europa, considerato il numero complessivo di immigrati giunto in Italia e la percentuale minima di chi ha diritto a chiedere asilo ed essere quindi spostato in altri paesi. Una gestione che, chiacchiere e sforzi a parte, lascia interamente il fardello del fenomeno migratorio sulle spalle del nostro Paese, con un governo uscente che, a dispetto dei dati, ha fatto della retorica dell’accoglienza un mantra ed ha aperto le porte all’invasione. Mentre i Cinque Stelle, che ormai esprimono il governo di una capitale in cui ormai le emergenze non si contano più e si preparano a governare il paese in caso di elezioni, continuano nella loro approccio ambiguo alla questione. Da una parte post e dichiarazioni che rendono l’idea dell’allarme, dall’altra un gruppo parlamentare che mai ha preteso un cambio di rotta da parte del governo, insistendo sulla gestione affaristica dell’accoglienza senza però mai affrontare in maniera politicamente serie e determinata la questione base: gli arrivi devono essere fermati ed i rimpatri devono essere effettivi, certi, economici e rapidi. Niente di tutto questo. Al contrario, dopo il silenzio sugli italiani sgomberati, il sindaco di Roma Virginia Raggi si è fiondata nel quartiere di San Basilio, lacrimante per la famiglia marocchina a cui è stato impedito l’accesso alla casa popolare loro assegnata. Un episodio in sé sgradevole, certo, ma al quale non sembrano lasciare molte alternative proprio quei governi e gruppi parlamentari che continuano a star zitti e a non far nulla di fronte a graduatorie che mettono i cittadini italiani in secondo piano nell’assegnazione degli alloggi, lasciando spazio solo all’esasperazione e – infine si, purtroppo – al razzismo.

Marine Le PenIntanto Marine Le Pen, favorita alle presidenziali francesi del 2017, sull’argomento ha usato tutt’altro tono nelle scorse ore: “Se venite nel nostro Paese, non vi aspettate di essere presi in carico, curati, o che i vostri figli siano istruiti gratuitamente. Ora la ricreazione è finita”. “Considero che la solidarietà nazionale”, ha aggiunto, “si debba esprimere verso i francesi. Dobbiamo riservare i nostri sforzi e la nostra solidarietà nazionale ai più umili e ai più poveri dei nostri cittadini”.

Emmanuel Raffaele

4 Commenti

  1. grillini ? come il caso Raggi insegna (con tanto di disegnino con il cuore fatto dal bambino immigrato e pubblicato sulla sua pagina FB) l’unica loro anomalia o ambiguità è stata quella di aver raccattato alcuni voti a destra pur essendo un partito di sinistra.

    Non a caso la maggior parte dei fans grillini della Raggi erano “bagnatissimi”ed emozionati per il bell’epilogo (comprensivo di pistolotto antirazzista) con cui si è conclusa la vicenda marocchina.

    per gli italiani in serie difficoltà di sopravvivenza invece c’è tempo.

  2. Non dobbiamo prendere in qualsiasi rifugiati, la maggior parte della Siria non è in guerra. quindi dovrebbero passare a parti più sicure di là paese. invece di venire in Europa e sfruttare il nostro sistema di welfare.

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