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Roma, 30 ott – Da qualche anno ormai lo sappiamo: la democrazia, alla sinistra, non piace. O meglio: va bene solo ed esclusivamente se il popolo vota per lei. Altrimenti il diluvio. Lo abbiamo visto con la Brexit, con Trump, con il 4 marzo. E ora anche con la vittoria di Bolsonaro. Il titolo più esplicito (e delirante) è quello di Internazionale, il settimanale della sinistra radical chic e autorazzista: In Brasile la democrazia è stata sconfitta alle urne. L’articolo, firmato dal giornalista francese Pierre Haski, è un chiaro esempio di «demofobia» acuta: «I brasiliani hanno molti motivi per essere furenti: corruzione, incuria, criminalità… Tuttavia questa collera, cattiva consigliera, li ha spinti tra le braccia di un candidato che difficilmente si può evitare di definire fascista». Secondo Haski, dunque, la rabbia avrebbe accecato il popolo – non illuminato, a quanto pare, dalla casta intellettuale di sinistra. Unica precondizione, par di capire, per permettere al «popolaccio» di andare a votare.
Bolsonaro, prosegue il dotto articolista dell’Internazionale, «ha saputo strumentalizzare l’odio – non c’è un altro termine possibile – nei confronti del Partito dei lavoratori di Lula, l’ex presidente che attualmente si trova in carcere per corruzione. In Europa Lula resta un’icona della sinistra pragmatica, e anche in Brasile le elezioni avrebbero avuto un esito diverso se l’ex presidente avesse avuto la possibilità di candidarsi. Ma Lula è anche ritenuto responsabile per molti degli scandali di corruzione che hanno intaccato il suo mandato e per la tremenda recessione in cui è sprofondato il paese». Capito, no? Il simbolo della sinistra brasiliana è stato condannato per corruzione, eppure il popolo avrebbe dovuto rivotarlo. Così, per decreto metafisico.
In realtà, cari compagni dell’Internazionale, ciò che è stato sconfitto alle urne non è affatto la democrazia, bensì coloro che ne hanno usurpato il nome. In pratica, voi. Voi e tutta la schiera di oligarchi che hanno abbandonato, calpestato e infine insultato i popoli. Da Saviano che paragonò la Brexit all’ascesa di Hitler a Mario Monti che parlò di «abuso di democrazia» (sic!), dalla Botteri che lamentò che l’elettorato americano non era stato convinto dai media mainstream a votare Hillary Clinton contro Trump, fino a Eugenio Scalfari che arrivò a teorizzare l’abolizione della sovranità popolare. Cari compagni, avete dichiarato guerra ai popoli. E ora è arrivato il momento di patirne le conseguenze.
Valerio Benedetti

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