Roma, 6 ago – La performance (evitabilissima) che ha visto il ministro dell’Interno Matteo Salvini ballare con le cubiste del Papeete sulle note dell’Inno di Mameli di fronte a una folla oceanica di sconvolti da discoteca ha fatto impazzire la sinistra (se ce ne fosse stato ulteriormente bisogno). La quale si è riscoperta improvvisamente patriottica e legata a quegli inutili orpelli sovranisti come l’Inno, per l’appunto, la sua sacralità, l’importanza del contegno e della sobrietà. Giustissimo.

Forse però pochi si ricordano (o fingono di non ricordarsi) dell’esibizione canora di Monica “Dio, Patria e Famiglia, che vita di merda” Cirinnà al Gay Pride di Roma dello scorso anno: la senatrice Pd, infatti, in mezzo a un circo equestre di drag queen, trans, donne barbute, nani da circo e omini ricoperti di latex, ha intonato l’Inno, duettando con uno sguaiatissimo sconosciuto dell’ala Lgbt. E il risultato non ha nulla da invidiare a Salvini:

3 Commenti

  1. I froci puzzano fanno schifo ed orrore hanno rotto il cazzo e che l’aids. li fulmini a tutti! quanto fanno schifo i frocioni maiali depravati.

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