Roma, 3 nov –  L’inquinamento oggi conquista sempre più spazio nell’opinione pubblica, nelle notizie date dai media e nella cultura. Nazioni di tutto il mondo si impegnano ogni anno, firmando contratti come il Protocollo di Kyoto o l’accordo di Parigi, sulla riduzione della CO2 o sull’uso della plastica o sulla riduzione in generale dell’inquinamento. Ma questa parola, che ci sembra tanto lontana, quanto influisce nella nostra vita e noi cosa possiamo fare. Le forme di inquinamento sono varie: dell’aria, del suolo, dell’acqua e acustico. Tralasciando l’ultimo, possiamo concentrarci sulle prime tre forme che investono tutto quello che ci circonda e che consente la nostra sopravvivenza. L’inquinamento atmosferico è un problema di tipo sociale e ambientale di primo rilievo. L’inquinamento dell’aria è stato classificato nel 2013 dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro come uno delle maggiori cause di cancro al polmone, dandogli la categoria 1, cioè la massima.

Le patologie legate all’inquinamento dell’aria sono in continua ascesa, ma la cosa sbalorditiva che colpisce tutti in modo indiscriminato, dai bambini agli anziani senza fare nessuna distinzione di sesso o età. La causa maggiore dell’inquinamento dell’aria è la creazione di particelle PM10 e PM2.5, le quali in parte vengono prodotte da fenomeni naturali come l’erosione del terreno o la creazione del polline, dall’altra vengono prodotti da azioni umane artificiali come le industrie, cementifici, fonderie, inceneritori, riscaldamento e in particola modo dalla combustione delle auto, di maggior produzione le auto diesel. Le particelle PM10 e PM2.5 si insinuano nei polmoni e riescono ad arrivare fino agli alveoli dei polmoni. Ma la loro pericolosità, nasce da cosa sono composte. Le particelle inquinanti composte da metalli pesanti e idrocarburi sono le più pericolose.

Non solo ai polmoni, l’inquinamento dell’aria colpisce anche altre parti del corpo. Secondo lo studio ESCAPE (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects), coordinato dalla Università di Utrecht in Olanda, gli autori di una ricerca pubblicata nel 2017 hanno dimostrato un’associazione tra inquinamento dell’aria e tumore mammario in donne in post-menopausa residenti in Europa. Inoltre uno studio tedesco pubblicato nel 2018, ha dimostrato che esiste un legame tra un aumento di 10 μg/m3 di PM10 e il rischio relativo di tumore alla bocca e alla gola (53 per cento) e di tumore della pelle diverso dal melanoma (52 per cento). Meno forte, ma comunque significativo, l’aumento del rischio relativo per i tumori della prostata (23 per cento) e del seno (19 per cento).

L’inquinamento atmosferico è la battaglia del secolo. Le energie rinnovabili, la mobilità elettrica e la continua presa di coscienza del problema ci fa ben sperare, ma ancora c’è molto da fare. Quello che possiamo fare nel nostro piccolo è usare o produrre energia da fonti rinnovabili come il fotovoltaico, l’eolico o l’idrico. Usare il meno possibile l’auto e un domani pensare di acquistare un’auto elettrica; tenere i riscaldamenti di casa sotto i 20 gradi centigradi e caso mai mettersi un maglione in più; fare una corretta raccolta differenziata e sensibilizzare altri sul tema inquinamento.

Giuseppe Onorato

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