Roma, 18 set – Luciano Spalletti come Josè Mourinho, con le debite proporzioni ovviamente e senza che il valoroso e pluridecorato portoghese ci quereli. Ma dal punto di vista mentale, per quello che non riescono più a trasmettere ai  giocatori, per la fatica che fanno (fin qui senza riuscirci) ad entrare nella loro testa per provare a trasformarli in guerrieri, i due allenatori, legati da passato e presente interista, sembrano proprio arrivati al capolinea. Ricordate quando Mourinho riusciva a far fare il terzino ad un anarchico come Samuel Eto’ nell’anno del Triplete? Adesso, a Manchester, forse non riesce più nemmeno a farsi portare le borracce piene dal magazziniere. Ma quel che a noi interessa è Spalletti con l’Inter, la brutta ricaduta che, fin qui, la formazione neroazzurra sta avendo sul campionato italiano: doveva essere l’anti Juve per eccellenza e rendere il torneo un po’ più interessante,  invece dopo quattro partite, ha un terzo dei punti dei bianconeri.

Dopo la sconfitta di San Siro col Parma, Spalletti ha dichiarato: “Non siamo più capaci di reagire alle difficoltà…”. Un grave ma onesto atto di resa e un assist per approfondire quanta sia grande  la colpa del tecnico toscano. In effetti,  le responsabilità, a questi livelli, sono tutte sue. Quel suo essere così filosofo, quei ragionamenti sempre un po’ troppo lunghi e ingarbugliati che ti confondono se li ascolti fino alla fine, temiamo che abbiano lo stesso effetto sui giocatori; in sostanza, Spalletti parla troppo e dà l’idea di essere spesso confuso. O quanto meno poco coerente nelle scelte. Quindi, in pratica, un allenatore senza bussola e  con poche certezze, non può che produrre una squadra “allucinata”. Beppe Bergomi, uno che ha l’Inter nel cuore ed una grandissima conoscenza delle cose calcistiche, dopo il ko col Parma  ha detto tra l’altro: “Vedere un allenatore in panchina a testa bassa non è certo un segnale incoraggiante per la squadra…”.

A fine agosto, la società ha rinnovato il contratto di Spalletti, portandogli l’ingaggio fino a 4 milioni e mezzo a stagione; il toscano è il terzo allenatore più pagato della serie A dopo Allegri e Ancelotti. Spalletti è simpatico, amabile, ma su questa vicenda del rinnovo ha fatto un po’ il furbo, aspettando a rinnovare per valutare il mercato all’altezza che aveva chiesto. A parte un regista del livello di Modric (ci hanno provato sul serio), in effetti lo hanno accontentato. Solo che Spalletti fin qui è confuso (e confonde i suoi) anche sul piano tattico. Dichiara di voler giocare con la difesa 3 per sfruttare l’arrivo di De Vrij, lo fa a tratti, per farlo fa fuori Miranda ma poi torna sui suoi passi. Gioca a due punte con Icardi e Lautaro Martinez la prima di campionato, poi non è contento della prova del nuovo arrivato e lo lascia fuori. Adesso che è stato infortunato, Martinez sembra essere diventato la panacea di tutti i mali dopo sole quattro giornate. Hanno preso Keita che alla fine non sposta nessun equilibriio. Nainggolan, per quanto infortunato in avvio di stagione, non può certo fare la differenza da solo.

Spalletti sta deludendo ma la società non ha le risorse economiche e la volontà di esonerarlo. In effetti è un po’ presto. Ma le finanze sono quelle che sono e i magheggi contabili del mercato estivo lasciano qualche perplessità. Per poter fare mercato e rivoluzionare di nuovo la squadra, il diesse Ausilio è stato costretto a sacrificare (seppur quasi tutti con recompra) i migliori giovani del settore giovanile. Ha si totalizzato sui 50 milioni in entrata, ma il monte ingaggi è salito ancora. Difficilmente qualcuno di quei ragazzi sarà riportato a Milano perché il Circo Barnum del mercato pretende sempre nomi eccellenti. Cosi, l’Inter continua a riempirsi di stranieri che, per natura, non possono certo essere tanto attaccati alla maglia come i ragazzi italiani.

Uno, Federico Di Marco, terzino sinistro del ’97 che qualcuno aveva etichettato come il nuovo Roberto Carlos (forza e potenza nelle gambe non gli mancano in effetti) è stato nuovamente prestato; questa volta al Parma e sabato, con quel gran gol, ha punito pesantemente la sua ex squadra. Perché prestare Di Marco? Per tenere a sinistra l’impresentabile Dalbert? Errore certamente grave. Come grave è il fatto che dopo sole quattro giornate, l’Anti Juve si sia già persa per strada in campionato. Adesso può provare a ritrovarsi in Champions anche se il Totthenam e il girone con dentro il Barcellona, non fanno altro che ingrossare i dubbi.

Paolo Bargiggia

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