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Roma, 18 set – Se non facesse ridere, ci sarebbe da piangere. Almeno per quegli “scappati di casa” del Partito Democratico, incapaci ormai persino di organizzare una cena per fare il punto su come mai il partito è in caduta libera nei sondaggi. Dopo la manifestazione anti-governativa indetta a Roma proprio nel giorno del derby dal segretario più straniato della storia della sinistra – l’alieno Maurizio Martina – , quella che doveva essere la cena-riunione dei vertici del Pd per – come si dice – ripartire di slancio, non è stata neanche l’ultima cena di leonardesca memoria. Non è stata proprio.
Ma andiamo per ordine. L’ex ministro Carlo Calenda lancia un invito a cena a casa sua e fa in modo che i media diano risalto alla cosa. Invito per Matteo Renzi, Paolo Gentiloni e Marco Minniti al fine di fargli fare pace e provare a smuovere il Pd dalla palude, in vista del congresso. Sotto sotto è anche un modo per serrare i ranghi contro l’opa al Pd del governatore del Lazio Nicola Zingaretti.
A quel punto è guerra a suon di inviti a cena. Zingaretti organizza quella con il popolo, diciamo. Come a dimostrare che lui è ancora tra la gente, non scollato dalla realtà come gli altri vertici del Pd. “La prossima settimana ho organizzato in trattoria una cena con un imprenditore, un operaio, un amministratore, un membro di un’associazione, un giovane professionista, una studentessa ed un professore. Chiederò loro: dove abbiamo sbagliato, e cosa dobbiamo fare per tornare a vincere?“, questo l’annuncio del governatore del Lazio.
Poi Calenda, incassato il “due di picche” di Renzi annuncia che la sua cena non si farà più: “Dopo 24 ore di polemiche interne e amenità varie, a partire dalla disfida delle cene, ho cancellato l’incontro. Lo spirito era quello di riprendere un dialogo tra persone che hanno lavorato insieme per il Paese e aiutare Pd. In questo contesto è inutile e dannoso“. Il contesto sono le grandi manovre nel partito, con nuove alleanze e vecchi tornaconti.
Il piano di Calenda era quello di bloccare l’avanzata di Zingaretti – attualmente unico candidato alla segreteria – ed eleggere segretario l’ex premier Gentiloni, l’unico che nei sondaggi gode ancora di una qualche popolarità. Ma Renzi ha detto no.
A quel punto Calenda si è sfogato senza freni. “Quello che importa a loro è il congresso. Sta diventando un posto in cui l’unico segretario che si dovrebbe candidare è il presidente dell’associazione di psichiatria“. “L’unica cosa che vuole fare il Pd in questo momento – spiega – è una resa dei conti fra renziani e antirenziani in vista di un congresso che doveva esserci, per me, settimane fa, e tutto sarà paralizzato in questa cosa di cui al paese non frega nulla”. Ecco perché il Pd “merita l’estinzione”, dice l’ex ministro, deluso dal fallimento della sua operazione.
Operazione che ha alimentato non pochi mal di pancia tra i big dem non invitati alla cena romana. A partire dall’ex ministro Dario Franceschini. E ovviamente – con  fisiologico ritardo – l’ha presa male pure Martina, il quale ha ribadito che il congresso si farà e presto. Spianando la strada a Zingaretti.
Adolfo Spezzaferro

3 Commenti

  1. Finalmente l’ex ministro Calenda ha detto una cosa sincera, che sta nel cuore e nei pensieri di tanti italiani, un partito come il pd con i suoi esponenti, i suoi ricchi giornali, lo stuolo di giornalisti, attori, “opinionisti” e saviani vari -considerato quanto ha fatto all’Italia- si merita solo una cosa: sparire.

  2. Gradevole ricostruzione di una ironica e pericolosa vicenda……….. Ironica poiché l’insipienza e l’inadeguatezza di tali biechi personaggi è palese anche ai loro quattro sostenitori …………. Pericolosa poiché zingaretto resta il tipico burocrate comunistoide che, parlando del niente e del nulla , mostra la faccia buona,se esiste,del doppio giochismo piddino,con parole soavi nel convincere gli elettori e poi favorendo la sostituzione razziale con la feccia negroide analfabeta a suon di barconi ed ignobili parate delle navi ong. Sinistri sempre pericolosi. La bestia malvagia resta sempre tale.

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