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Roma, 4 nov – Nel colpevole silenzio istituzionale sul centenario del 4 novembre, ecco un’iniziativa editoriale nata con lo specifico scopo di rompere il muro omertoso che sembra voler far dimenticare il sacrificio e soprattutto la Vittoria di quegli uomini che esattamente 100 anni fa disegnarono con il sangue i confini della nostra Nazione. Eroi – Ventidue Storie dalla Grande Guerra (Idrovolante edizioni, 288 pagine, 20 €) è una antologia di ventidue racconti con protagonisti ventidue eroi italiani della Grande Guerra. Un libro che vuole non solo ricordare chi con il proprio sacrificio ha costruito l’Italia ma soprattutto ispirare le nuove generazioni affinché seguano quell’esempio e continuino a costruire nel solco tracciato dal loro sangue.
Proprio nel giorno del centenario, abbiamo quindi intervistato Emanuele Merlino ed Emanuele Mastrangelo, curatori del libro.
Eroi – Ventidue Storie dalla Grande Guerra non è solo un libro celebrativo. Perché è stato necessario scriverlo per il Centenario della Vittoria?
Da quasi settant’anni subiamo una narrazione storica negazionista del nostro passato. Ovvero, non è una questione di interpretazione dei fatti (che può divergere da storico a storico, com’è ovvio che sia), ma di sistematica negazione di alcuni di questi fatti, affinché il paradigma dell’italiano pezzente, cicchettaro, “tutti a casa”, vigliacco, rodomonte, imbroglione, in una parola “neorealista”, fosse imposto come “verità” a tutto il popolo. Per imporlo occorreva cancellare un fatto granitico: che gli italiani erano stati davvero un “popolo d’eroi” e che una importante fetta di italiani aveva affrontato la Grande Guerra con coraggio e senso del dovere – quando non con entusiasmo -. Questo dato di fatto non cancella gli orrori della guerra, né il fatto che una parte di chi la combatté vi fu costretto suo malgrado. Ma dà profondità e contrasto alla narrazione storica. Per questo era necessario un libro per riequilibrare la verità storica, dopo 70 anni di decostruzione dell’identità italiana a suon di propaganda.
eroi copertinaAvete scelto di raccontare ventidue storie. Partiamo dalle prime venti: una per ogni regione italiana. È solo una scelta di par condicio o volevate sottolineare che tutta l’Italia contribuì, unita, al sacrificio e alla Vittoria?
La storia d’Italia è una storia di grandezza. Esiste davvero un comune o una regione d’Italia che non sia ricca di Eroi e vicende incredibili da raccontare? Non esiste. E sul Carso, poi sul Piave, sul Grappa, sul Montello, in cielo, in mare nelle trincee non abbiamo vinto grazie a un singolo eroe o una singola regione ma con lo sforzo di una Nazione intera. Quella Nazione che quindi noi raccontiamo attraverso un eroe per Regione – lasciandone fuori, per spazio e tempo, migliaia di altri ugualmente degni.
La ventunesima è una storia dalle terre irredente: possiamo dire che la Grande Guerra fu un passaggio nodale per la nostra storia risorgimentale?
Veda lei: la chiamano Quarta guerra d’Indipendenza… “Fatta l’Italia bisognava fare gli italiani”? Nelle trincee diventammo nazione. Diventammo popolo.
Infine una delle storie ha per protagonista un emigrato tornato in Italia a combattere. Quanto è importante ricordarlo oggi che si vuole far passare come vittime gli uomini che “scappano dalle guerre” e soprattutto ora che si parla tanto di ius soli, dimenticando non solo lo Ius ma soprattutto il senso profondo del sangue e della propria terra?
Il richiamo del sangue è qualcosa di eterno. Anche se oggi viene deriso, negato, condannato. Furono migliaia gli emigrati tornati per combattere. E con loro i figli dell’emigrazione. Ragazzi nati all’estero ma figli della nostra storia. Poco più che adolescenti che non avevano mai visto l’Italia ma ne conservavano dialetto, tradizioni e sogni. Altro che “ius soli”… E poi le canzoni. Canzoni di miseria, a volte, ma soprattutto canzoni d’amore. E se sai amare non puoi non amare la tua Patria che è il plurale di Padre. Se sai amare devi essere coerente con quel sentimento. Anche e soprattutto se vuol dire rischiare tutto. Compresa la vita
Al di là della provenienza geografica, come sono stati scelti i ventidue Eroi protagonisti del libro?
Ciascun autore è stato libero di scegliere il proprio personaggio senza vincoli. Inizialmente s’era pensato alle sole medaglie d’Oro, ma poi abbiamo allargato a protagonisti non per forza decorati con la massima ricompensa.
Gli autori delle storie invece: vengono da mondi diversi, luoghi diversi, professioni diverse. È casuale o questa ulteriore eterogeneità tutta italiana è stata una scelta voluta?
E da quando esiste il caso? Ovviamente il dover scrivere il libro per il 4 novembre ci ha costretti a chiamare gli autori a noi più vicini senza cercare un’omogeneità stilistica o ideologica. Ma avessimo avuto più tempo non l’avremmo fatto lo stesso. I volontari non avevano tutti gli stessi sogni, le stesse motivazioni o uguali ambizioni. Anzi. Uno dei protagonisti del libro, ad esempio, era un ufficiale di pubblica sicurezza che controllava, tra le altre cose, l’ordine pubblico a Milano. Vuol dire che era, quantomeno per dovere, in contrasto con chi organizzava le manifestazioni interventiste – tra cui personaggi abbastanza inquieti come il sindacalista rivoluzionario Filippo Corridoni e il giornalista Benito Mussolini -. Scoppia la guerra e tutti e tre partono volontari. Idee diverse ma lo stesso amore per l’Italia. Amore per l’Italia che è l’unico requisito che abbiamo preteso dagli autori.
Passiamo ai retroscena: è vero che il libro è nato da un’idea improvvisa e quasi istantanea appena la scorsa estate, un’idea dettata dalle necessità che avete evidenziato, e che in meno di tre mesi dall’ideazione sono stati trovati ventuno autori, sono state scritte ventidue storie e l’editore è riuscito a mandarlo in stampa in pochissimi giorni per rispettare la scadenza del centenario?
L’idea è venuta a Emanuele Merlino mentre ragionavamo su cosa fare per manifestare il nostro sdegno per come stanno andando le cose sul Centenario. Così anziché una sterile lettera aperta, manifesto, raccolta firme, abbiamo puntato su qualcosa che resterà, quantomeno su qualche scaffale di libreria. Questi nostri racconti, romanzati ma verissimi, omaggiano degli eroi che in certi casi partirono volontari ricordando, e volendo esserne all’altezza, gli eroi di cui avevano letto le gesta nelle storie, vere, di De Amicis o inventate di Salgari e noi abbiamo pensato, con la modestia degli innamorati, che nel 2018 ci volessero storie vere di eroi veri per ispirare noi stessi a diventare eroi nelle trincee del quotidiano. Gli anni passano, le situazioni cambiano, i nemici dell’Italia sono diversi, ma forse più mortali di quelli di cento anni fa. E anche se non va di moda noi siamo sempre di vedetta per la nostra Patria.





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