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14101519_10210626711773268_879574969_nRoma, 2 set – Sono finite le Olimpiadi con i suoi successi e le sue delusioni per quanto riguarda lo sport italiano. Soprattutto negli sport da combattimento l’Italia non ha brillato, denotando una crisi già risaputa nel pugilato. Invece a tenere alto il nome del nostro Paese sul ring ci hanno pensato dei giovani atleti in occasione dei campionati mondiali di Muay Thai a Bangkok targati IFMA (International Federation Muay Thai Amateur). Dal 24 agosto al 1 settembre la FIMT (Federazione Italiana Muay Thai) ha portato la propria nazionale juniores (età compresa fra i 10 e i 13 anni) a confrontarsi con atleti di tutti i paesi del mondo (oltre 60).

La Fimt guidata dal maestro Mauro Bassetti sta coltivando future generazioni di combattenti di Muay Thai cercando di sfidare nazioni più blasonate come la Thailandia, la Russia, l’Ucraina, dove lo sport da ring è molto più curato e sovvenzionato. Infatti la federazione non percepisce nessun finanziamento da parte del Coni e gli stessi mondiali giovanili, a cui l’Italia ha partecipato per la prima volta, non sono stati per nulla considerati dai media nostrani. Sotto lo sguardo del ministro del Turismo e dello Sport thailandese Kobkarn Wattanvrangkul la cerimonia di apertura ha lanciato lo slogan di questi mondiali giovanili dal titolo “One World, One Muay Thai”, come a sottolineare che la comune lingua del combattimento rende i paesi più uniti nonostante le differenze di cultura promuovendo il rispetto e l’onore reciproco.

A livello sportivo la nazionale italiana Fimt porta a casa 1 oro, 2 argenti e 4 bronzi più un argento nella gara di Wai Kru (esibizione nella tradizionale danza dei guerrieri thailandesi prima del combattimento) nella categoria femminile. Gaia Amantini bronzo in gara e argento nell’esibizione di Wai Kru; Vito Antoniccelli; Franco Franzosi; Oscar Cambiaghi bronzo; Stanislav D’Ascanio; Caique Ricci argento; Gianluca Franzosi oro più premio come best sportmanship. Quello che ha colpito in questi mondiali è stato il grande livello tecnico agonistico presente tra tutti gli atleti che possono veramente rappresentare il futuro della Muay Thai nel mondo e quindi anche in Italia. Ci auguriamo soprattutto che quest’antica arte marziale cresca sempre di più in Italia tra i giovanissimi e riceva maggiore attenzione da parte delle istituzioni sportive. La Fimt infatti da anni sta conducendo una difficile battaglia per ottenere il riconoscimento del Coni in Italia, mentre a livello internazionale la Ifma ha chiesto l’introduzione della Muay Thai alle Olimpiadi. Due obiettivi importanti in cui tutti gli appassionati sperano e che risolleverebbero lo sport da combattimento in Italia.

Francesco Amato

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