Palma Campania, 23 ott – Torna in Italia la paura della tubercolosi. I dati sono allarmanti. In un comune vicino Napoli, Palma Campania, sono otto i casi riscontrati in nove mesi. Tutti i contagiati sono immigrati, bengalesi in particolare, che vivono in scarse condizioni di igiene e sovraffollamento. L’ultimo dei quali però è scappato dall’ospedale e non si riesce a trovare. A questo si aggiunge il problema della mancata profilassi sanitaria per tutti i contagiati, dal momento che spesso le persone in questione cambiano frequentemente residenza, si rendono irreperibili o forniscono alle autorità sanitarie domicili fittizi. Di qui, la possibilità che il contagio si espanda sono altissime, talmente alte da giustificare l’organizzazione di un convegno nella cittadina per parlare della problematica dell’immigrazione e della trasmissione della tubercolosi.

Ma il problema tubercolosi non investe solo la Campania. Anche nel resto d’Italia la situazione è da monitorare con attenzione, con dati dell’Oms che parlano di 10 nuovi casi al giorno su scala nazionale e 350 decessi all’anno. Nel bresciano tra i cosiddetti richiedenti asilo è record di casi di scabbia e tubercolosi, mentre a Milano circa il 60% dei malati di Tbc sono stranieri. Per non parlare dei casi riscontrati sui poliziotti che presidiano i porti dove sbarcano i profughi.

E uno degli ambienti dove il rischio è maggiore è il carcere. Stando ai recenti dati della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, sono circa 20.000 i detenuti stranieri presenti nelle carceri italiane, ovvero il 34,5% del totale. Oltre il 50% di loro risulta positivo al test alla tubercolina, che indica un pregresso contatto con il bacillo tubercolare. Queste persone non presentano una malattia attiva, ma sono a rischio di svilupparla in caso di forti stress in grado di ridurre l’efficienza del proprio sistema immunitario. Gli esperti parlano chiaro: il rischio di sviluppare la malattia è 5,7 volte superiore per chi ha avuto precedenti detenzioni, 4,9 volte superiore per gli stranieri e 3,8 volte superiore per i detenuti di età superiore a 40 anni.

Anna Pedri

 

 

 

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