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Kamala Harris nomina una donna nera e lesbica a capo del suo staff. Inizia l’era Lgbt alla Casa Bianca

by Cristina Gauri
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Washington, 13 nov – Alzi la mano chi si ricorda di quel tempo antico in cui, per occupare delle cariche istituzionali, andava valutato un curriculum vitae con esperienza politico-amministrativa, titolo di studio, la professione. Nell’America che – forse – si appresta a proclamare Biden come 46° presidente il merito non si misura solo in base al cv ma anche all’etnia e, soprattutto, ai gusti sessuali. Così dopo la nomina di Pete Buttigieg, gay dichiarato che avrà un ruolo di primo piano e a tempo pieno nel Gabinetto di Biden, e quella di Shawn Kelly, il trans che guiderà – mai gioco di parole fu più azzeccato – la «squadra di transizione presidenziale», è il turno di Karine Jean-Pierre.

La solita solfa sulla rappresentazione

Donna, nera, lesbica, sarà la responsabile dello staff di Kamala Harris, la probabile prossima vice presidente degli Usa. «La rappresentazione è importante. Ecco perché trovo la presenza di così tanti giovani nuovi membri nel Congresso, molti dei quali di colore, molto d’ispirazione», aveva dichiarato in un’intervista rilasciata lo scorso anno a The Advocate. «L’altra cosa che vorrei dire è: i fedelissimi di Trump voteranno nel 2020. L’unico modo per togliere il potere a Trump è essere di più. Non è il momento di stare a guardare. Se vogliamo battere Trump, abbiamo bisogno che tutti si mobilitino», aveva puntualizzato.

La candidata perfetta per «l’era del terrore Harris»

Certo, il curriculum, la Jean-Pierre, ce l’ha: analista politica, commentatrice, accademica, attivista durante la campagna elettorale di Obama nel 2008. La candidata perfetta per «l’era del terrore» del maschio bianco eterosessuale e cisgender alla Casa Bianca. Ex-insegnante alla Columbia University e autrice del libro Moving Forward, definito «una chiamata alle armi per tutti coloro che sano che ora è il tempo di agire». Per la linea ideologica del ticket Biden-Harris la neo responsabile è il non plus ultra, ma la domanda nasce spontanea: a noi che ci frega di cosa fa in camera da letto? 
Perché la stampa e lo stesso staff Biden-Harris preferiscono sottolineare – a beneficio di una opinione pubblica sempre meno propensa all’intelligenza – che una persona acquista un ruolo di prestigio e potere in quanto lesbica o nera, piuttosto che accademica e raffinata analista politica, pluri-titolata e con esperienza sul campo?

Cristina Gauri

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1 commento

fabio crociato 13 Novembre 2020 - 11:51

E’ un marketing spinto, estremo (mi pare grave, anche se non mi meraviglio, che lo faccia un governo), che gioca e si sostiene grazie alle profonde insoddisfazioni generate dalle non arginate imperfezioni degli esseri. Tipico di chi non crede o non vuole la cultura, la professionalità allargata per contrastare e soddisfare… Sostanzialmente un segnale triste. Gli Usa, come al solito, possono ringraziare la ricchezza della loro terra. Oggi, sempre più, anche di quella altrui.

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