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Molinella, 10 ago – Dopo qualche mese di silenzio, si torna a parlare di Igor il russo, il killer di Budrio che non si chiama Igor, ma Norbert, e non è russo, ma serbo. La sua caccia e il dispiegamento di uomini e mezzi impiegati per trovarlo tra le campagne del ferrarese sono finiti sui giornali di mezzo mondo.

Per giorni, settimane, mesi, i reparti speciali, i carabinieri, i cacciatori di Sardegna e di Calabria, insomma tutti quanti lo stavano cercando, hanno ripetuto che il killer era un fantasma e che di lui venivano rinvenute le tracce dai cani molecolari ma che nessuno riusciva a vederlo, nemmeno i droni e il superdrone usato in Afghanistan.

Ora la svolta. Perché in un rapporto dei militari relativo a quanto avvenne la sera dell’8 aprile scorso, quando a Molinella Igor uccise la guardia ecologica volontaria e iniziò la sua fuga tra boschi e paludi, emerge che i carabinieri lo incrociarono ma non c’erano le condizioni per sparare senza rischiare conseguenze. Non era abbastanza vicino, si legge nel rapporto, e si sarebbe rischiato troppo. I carabinieri che gli stavano addosso erano in tre, un brigadiere e due carabinieri scelti, tutti in abiti civili ma armati, con M12, mitragliette e pistole con il colpo in canna. Quando avvistarono Igor per la prima volta avvertirono la Centrale che diede l’ordine di non sparare e attendere i rinforzi. Dovevano limitarsi a tenere d’occhio il killer, che per ben tre volte finì nel loro mirino.

Addirittura si avvicinò fino a 50 metri di distanza dai carabinieri, che non riconobbe visto che erano in borghese. Poi, nel bel mezzo dell’inseguimento Igor scese dall’auto per scappare nei boschi, poi tornò indietro per prendere uno zaino e ricominciò la sua fuga. I rinforzi arrivarono dopo mezz’ora, troppo tardi. Da quel momento Igor è diventato imprendibile e invisibile.

Anna Pedri

 

 

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