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Roma, 18 dic – E’ passato ormai più di un secolo da quel 18 dicembre 1916. Dopo 10 mesi di ostilità termina la battaglia di Verdun, epico scontro tra Tedeschi e Francesi che lascerà sul campo di battaglia mezzo milione di morti. L’esercito del Kaiser era ormai giunto a pochi chilometri da Parigi, dopo aver marciato sul neutrale Belgio invadendolo. Le truppe tedesche consumarono la prima battaglia della Grande Guerra sul fiume Marna contro i Francesi presi sostanzialmente alla sprovvista. L’avanzata tedesca venne bloccata a stento dagli anglo – francesi che impedirono la conquista della capitale di Francia. Nel febbraio 1916 cambiò il clima di tranquillità che si era formato a Parigi dopo la vittoria sulla Marna. L’esercito prussiano preparò l’artiglieria e mosse le truppe verso la roccaforte di Verdun. Il generale in capo alle truppe del Reich era Erich von Falkenhayn, il quale pensò bene di attaccare questo paesello in quanto principale via per arrivare a Parigi, ma soprattutto perché sapeva che i Francesi avrebbero dato lì il tutto e per tutto mettendo in campo tutta la loro forza bellica che sarebbe stata presto sgomberata dalle truppe tedesche.

Nell’843 il Trattato di Verdun, infatti, sancì la divisione istituzionale e politica dell’Impero di Carlo Magno e, in un certo senso, la nascita stessa della nazione tedesca. Come accadde molto spesso nel corso della storia, anche quella volta i tedeschi, mossi certamente anche da un forte revanscismo anti-francese, mirarono a riappropriarsi di un simbolo della loro storia e della loro origine come entità nazionale. Stessa cosa farà Hitler nel ’40 quando farà firmare ai capi di Stato e dell’esercito la resa della Francia in quel vagone ferroviario in cui venti anni prima era stata firmata la resa della Germania. Quasi in maniera premonitrice, il personaggio più ricordato della battaglia di Verdun sarà colui che guiderà la Francia sotto il Governo collaborazionista di Vichy: il maresciallo Philippe Pétain. Il soldato divenne famoso per l’eroica resistenza dimostrata durante l’assedio di Fort Vaux. I Francesi, sotto la guida del comandante Raynal, resistettero strenuamente incitati dalle parole dello stesso Raynal: “Non ci arrenderemo così facilmente!”. L’assedio del forte finirà il 7 giugno dopo una settimana di ostilità. I soldati del Kaiser renderanno omaggio alle truppe francesi per l’eroismo e la determinata resistenza dei loro avversari.

Pétain divenne famoso dopo quest’evento in tutta la Francia e ben presto fu considerato una celebrità anche all’estero con il nome de “l’eroe di Verdun”. L’impegno nel difendere la Patria e il patriottismo che spinsero questo ardito francese a resistere all’invasore, sono sentimenti che sottolineò lo stesso Pétain molti anni più tardi, nel 1945, quando venne accusato di tradimento per aver collaborato con il regime nazista e aver consegnato la Francia in mano agli invasori. Si difese affermando: “La mia unica preoccupazione, la mia unica cura, è stata di rimanere insieme ad esso (il popolo francese, ndr.) sul suolo di Francia secondo la mia promessa, per tentare di proteggerlo e attenuare le sue sofferenze. Qualunque cosa accada, il popolo non lo dimenticherà. Esso sa che io l’ho difeso come ho difeso Verdun. Signori giurati, la mia vita e la mia libertà sono nelle vostre mani, ma il mio onore, io lo affido alla Patria”.

Il vecchio maresciallo venne condannato alla pena di morte anche se poi il Generale De Gaulle ridusse la sua pena all’ergastolo. L’eroe di Verdun, difensore dell’Europa continentale, morì a 89 anni dopo che gli venne rifiutata la sua richiesta di essere sepolto all’ossario di Verdun. La sua tomba è oggi meta di pellegrinaggio per molti attivisti di destra e il suo esempio viene tutt’oggi ricordato da gruppi nazionalisti francesi ed europei.

Tommaso Lunardi

2 Commenti

  1. La mia micetta più battagliera, rapita ai vecchi proprietari dagli zingari e recuperata dopo tre anni in fin di vita, si chiamava proprio Verdun. E’ vissuta 17 anni e mezzo.