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Francesco Merlo Torino terrorismoRoma, 6 giu – Di idiozie sul terrorismo ne leggiamo tante. Anche su quanto è avvenuto sabato a Torino (un migliaio di feriti per un attacco di panico collettivo nella piazza in cui si vedeva la finale di Champions League) stiamo leggendo diverse castronerie. Ma il premio per la più assurda lettura dei due avvenimenti insieme va sicuramente a Francesco Merlo di Repubblica, che ha fornito una vera prova di giornalismo orwelliano. Ora, come tutti capiscono al volo, tra i due eventi non c’è alcuna reale correlazione o similitudine. A Londra c’è stato un attentato vero, in città, in luoghi certamente affollati, ma con una densità “normale” di persone. I cittadini, almeno quelli che non erano direttamente sulla direttrice del furgoncino dei terroristi e poi nei loro paraggi quando sono scesi, hanno seguito gli ordini della polizia e si sono messi al sicuro. A Torino, per motivi ancora tutti da chiarire, è scattato il fuggi fuggi generale in un unico luogo in cui si erano radunate, a stretto contatto, migliaia di persone. Da lì la più classica delle dinamiche di panico collettivo: tutti che fuggono in un’unica direzione senza sapere bene perché, schiacciandosi l’un l’altro. Chiunque capisce la differenza materiale, pratica tra i due fenomeni. Chiunque tranne Merlo. Secondo l’editorialista di Repubblica, “a Torino il terrorismo ha vinto più che a Londra”, in quanto “il terrorismo per sentito dire produce più irragionevolezza – che è alimento terroristico – del terrorismo vissuto, che invece stimola la lucidità, insegna e spesso accende il coraggio”.



E ancora: “Gli inglesi hanno mostrato al mondo il meglio di sé quando in Borough High Street, Southwark Street, Stoney Street e in tutte le stradine adiacenti al London Bridge si sono aperte le porte della case private per accogliere chi fuggiva e persino i buttafuori dei pub si sono messi a buttare dentro le persone. La pur bella e civile Torino, che è una delle capitali d’Italia, città europea di nuovo al centro della storia del Paese, si è invece smarrita nella paura con l’attenuante importante del terrorismo annunciato, troppo annunciato”. Londra ragiona, Torino sragiona. Vaglielo a far capire che le situazioni non sono comparabili. Ma è ovvio che questa follia vuole andare a parare da qualche parte. Perché, infatti, si parla dei danni del terrorismo “troppo annunciato”? Merlo cita dottamente le “brochures- panique”, i libri apocalittici che creano un effetto-annuncio in grado di diffondere il panico. Capito dove si vuole arrivare? Leggiamo ancora Merlo: “Oggi sono brochures-panique il romanzo Sottomissione di Michel Houellebecq, i titoli dei giornali islamofobi e le invettive come letteratura politica che trasforma tutti i musulmani in demoni barbuti, gli allarmi sulla morte dell’Occidente invaso dagli immigrati stupratori…”. Eccezionale. Grandioso. A Torino c’è stato panico per via di Houellebecq, che sicuramente tutti i tifosi avevano in tasca. È il tipico kit per chi va a vedere una partita: sciarpa della Juve e Houellebecq.

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Ma non è tutto: Merlo cita gli sciacalli, che nella calca di Torino hanno rubato zaini e portafogli, per poi aggiungere che “sono sciacalli anche quelli che sul terrorismo – sia quello vero sia quello per sentito dire – regolarmente provano a lucrare consenso politico”. Fantastico. Eccezionale. Ma non tutti gli sciacalli sono uguali: in Inghilterra, infatti, Theresa May ha perso consensi per aver calcato troppo la mano sull’islamismo. “Dunque alla fine non c’è da stupirsi se a Londra la fuga è stata un riparo dalla morte e dalla violenza, da quei sette omicidi di innocenti, mentre a Torino la fuga ha prodotto violenza: più di mille feriti. A Londra ha forse ridotto il danno, a Torino l’ha sicuramente provocato. Chi scappa dal terrorismo annunziato infatti si crede vittima mentre si fa carnefice: il terrorista diventa lui”. Si chiude con la freddezza del fotografo italiano Gabriele Sciotto, un calabrese a Londra che ha avuto la lucidità di fermarsi e fotografare i terroristi.

Quindi, ricapitoliamo: a Londra si scappa ordinatamente perché sono abituati al terrorismo vero, a Torino c’è il caos perché non abbiamo terrorismo vero, solo allarmi xenofobi. Gli italiani a Londra, però, diventano più civili pure loro, e quindi non fanno scenate e restano lucidi. Difficile leggere un concentrato più denso di idiozie anti-italiane, di ingenua infatuazione per la mitica Albione, di travisamento della realtà. Realtà che, se letta senza lenti ideologiche, ci dice una cosa molto semplice: che un allarme bomba in una piazza con migliaia di persone strette l’una acanto all’altra crea il panico. Sempre: in ogni epoca e in ogni luogo. La paura dell’Isis può aver esacerbato gli animi (e comunque non si capisce perché non si dovrebbe averne, di questa paura), ma non ha generato il panico. Sono meccanismi etologici naturali, che altrove hanno causato vere e proprie tragedie. Alla Mecca, di tanto in tanto, ci scappano centinaia di morti a causa delle persone ammassate e di meccanismi mentali che scoccano non si sa bene come. Stai a vedere che anche lì sono tutti “islamofobi”?

Adriano Scianca

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3 Commenti

  1. se posso dare una mia personalissima interpretazione dei fatti di Torino direi che quello “tsunami umano” da panico incontrollato è da ascriversi ad una “femminilizzazione” della società italiana,di cui gli uomini con le sopracciglie depilate sottili ne rappresentano un emblema totemico assieme all’extracomunitario eroe (ovviamente di colore- occorre dirlo ?)

    qualche decennio fa,mi è capitato dal vivo di assistere ad uno schianto di un caccia durante una esibizione aerea qui in Italia a poche DECINE DI METRI dal pubblico (migliaia di persone) e vi assicuro che una cosa da ***** come quella di Torino non è affatto successa; ed è stata una esplosione da paura,come testimoniato dai flmati reperibili su you tube.

  2. A sostegno della tesi di Nemesi posso testimoniare che 25 anni fa, quando seguivo assiduamente le sorti della mia squadra di calcio, nella stessa situazione di Torino non si sarebbe arrivati alle stesse conseguenze. Un petardo non avrebbe creato panico ma grida di incoraggiamento ma soprattutto la cosa che maggiormente mi ha impressionato dei filmati è che NESSUNO ha avuto la reazione di rivolgersi verso il “pericolo” e cercare di capire cosa stesse succedendo. Non dico per reagire ma almeno per comprendere la natura del pericolo stesso.
    Per carità non si vogliono rimpiangere fantomatici “Tempi Eroici” ma qui si è ben oltre la vigliaccheria. La reazione automatica ed istantanea è chiaro sintomo di mancanza del livello minimo di nerbo e personalità cosa d’altronde visibile in ogni attimo della nostra quotidianità

  3. Pienamente d’accordo con Nemesi a cui faccio i complimenti per l’arguta e centratissima considerazione alla quale sento di aggiungere solo che oltre alla “femminilizzazione” della società aggiungerei l’ “infantilizzazione” della stessa. Reagire d’istinto spinti SOLO dalla paura senza lo scattare del seppur minimo meccanismo logico di reazione al potenziale pericolo da parte di persone “adulte” è sintomo di mancato sviluppo psichico ed emotivo. Non si pretende l’atto eroico ma come dice Nemesi , almeno un minimo di valutazione del pericolo e di “virile” resistenza ad esso,

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