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Lucca, 2 lug – Lo scenario che si sta delineando a Lucca è degno di un approfondimento giornalistico, se non giudiziario. Dopo la vittoria del centrosinistra per una manciata di voti stanno emergendo dettagli che hanno già fatto parlare di “democrazia deviata”, in quanto intorno alle elezioni si sarebbe mossa compatta una macchina politica volta a condizionare il voto attraverso la reiterazione di affermazioni false. Questa macchina sarebbe targata Partito Democratico, e vedrebbe coinvolti l’attuale sindaco, ex assessori, consiglieri regionali sino a un senatore. E ancora Cgil, Anpi, associazioni e singoli candidati delle liste collegate al PD lucchese. Una situazione che ha già portato alla presentazione di varie denunce, fra cui l’ultima per “turbativa elettorale” depositata dal candidato di centrodestra uscito sconfitto al ballottaggio del 25 giugno.

L’oggetto contundente con cui il Pd ha pugnalato l’avversario – e in ipotesi il normale svolgimento della competizione elettorale – si chiama CasaPound, il cui candidato sindaco si è trovato, all’indomani del primo turno, ad avere in mano l’8% dei voti espressi e quindi la possibilità di determinare il ballottaggio. I candidati di centrosinistra e centrodestra infatti arrivavano al secondo turno divisi da meno del 3%. La strategia del centrosinistra a guida Pd sarebbe stata quella di colpire CasaPound, da un lato per richiamare l’estrema sinistra che al primo turno correva da sola, e dall’altro per impedire l’accordo fra CasaPound e il centrodestra. Ma andiamo con ordine.

Per quasi tutta la campagna elettorale il Pd ha trattato CasaPound con i guanti bianchi, addirittura offrendosi – secondo quanto affermato dal movimento della tartaruga frecciata – di convalidare le firme necessarie per presentare la propria lista. Alla base di questa non belligeranza colorata di sostegno ci sarebbe la regola classica per cui “il nemico del mio nemico è mio amico”: CasaPound correva da sola andando a togliere potenzialmente voti al centrodestra, primo competitore del Pd. E in effetti una fetta dell’8% raccolto da Barsanti (CasaPound) è venuto sicuramente da delusi di destra. Coerentemente con questa visione, a giochi fatti, il Pd avrebbe cambiato radicalmente strategia per impedire che quei voti potessero rientrare al centrodestra.

Il copione unico del Pd si è basato sul rispolverare il corredo antifascista, con una retorica da anni di piombo. A una settimana dal voto del primo turno, con in mano i sondaggi che delineano già l’exploit di CasaPound, è l’assessore Francesco Raspini a introdurre le due note che saranno suonate fino al ballottaggio: l’ipotetico accordo fra CasaPound e centrodestra, e l’antifascismo. “Non ci sarebbe da stupirsi di un abbraccio con il candidato di Casapound, che finirebbe per riportare la nostra città a periodi che pensavamo conclusi per sempre”, dichiara Raspini. A urne ancora calde, le singole voci del Pd diventano un coro. L’apertura è del candidato sindaco Alessandro Tambellini, che denuncia subito i festeggiamenti di piazza di CasaPound per l’8% raggiunto. Tambellini parla di “braccia sollevate secondo la modalità fascista”. Poco importa che dal video girato da un giornalista si vedano solo persone cantare e che lo stesso giornalista abbia escluso che ci siano stati saluti romani. La musica del Pd ormai è partita. Si muovono subito Anpi, Cgil, i professori Paolo Buchignani e Gianluca Fulvetti, un folto gruppo di ‘cattolici di sinistra’ firmatari di un appello antifascista e viene costituita ad hoc un’associazione. Viene convocato un comizio antifascista nella stessa piazza dove aveva festeggiato CasaPound, quasi a fare un rito di purificazione. Un reazione troppo compatta per essere spontanea, osserva qualcuno.

Una volta ‘brutalizzata’ e dichiarata impresentabile nonostante i quasi 3mila voti guadagnati, CasaPound viene dichiarata collegata al centrodestra, in modo da poter colpire lo schieramento rivale di riflesso. La strategia sarebbe evidente dagli inviti al voto che seguono gli accorati appelli contro il ritorno del fascismo al potere: solo votando Pd Lucca sarà salva. Un esempio per tutti è il senatore Andrea Marcucci il quale il 15 giugno, dopo le proteste di CasaPound contro la legge sullo Ius Soli, scrive: “Oggi Casa Pound ha assediato il Senato. A Lucca i fascisti potrebbero avere un ruolo determinante nel sostegno della destra al ballottaggio. C’è un modo per fermarli: il 25 giugno andare a votare per Alessandro Tambellini e per la sua buona amministrazione.”

Eppure dell’accordo fra CasaPound e centrodestra non c’è traccia ed entrambe le parti lo hanno negato. “Nessun accordo, nessun apparentamento. Sarò consigliere di opposizione qualunque sia l’esito del ballottaggio” ha affermato Fabio Barsanti in conferenza stampa, stigmatizzando però la campagna d’odio contro CasaPound. Ma il Pd continua ad affermare l’esistenza dell’accordo e qui entriamo nella ripetizione della seconda congettura (la prima era quella sui saluti romani in piazza) spacciata come verità. Un falso messo a base della campagna elettorale del Pd in vista del ballottaggio. “Le parole di Barsanti sono in realtà un assist occulto, i camerati hanno perduto il coraggio dei giovani della Xa Mas e, in perfetto stile politichese, scelgono di sostenere Santini senza neppure dichiararlo”, dichiara Stefano Bruzzesi, commissario e dirigente regionale del Pd.

E infine arriva il video dei consiglieri regionali Francesco Gazzetti e Monia Monni, proiettato anche al comizio di chiusura del candidato del Pd. Il video, confezionato per il ballottaggio con il centrodestra, parla però di CasaPound. “A Lucca c’è un candidato, Santini, che ha detto di voler aprire a energie nuove – dice Gazzetti – ma bisogna vedere quali sono queste persone, se sono i fascisti del terzo millennio.” “Santini vuole fare un accordo con i fascisti?” interviene la Monni, in quella che vorrebbe essere un gag. “Peggio – continua Gazzetti – perché forse non hanno nemmeno il coraggio di dirlo.” Nel filmato poi vengono montati vari spezzoni che riguardano CasaPound, i testi del gruppo musicale Zetazeroalfa e in particolare il famoso ‘pogo’ sotto palco durante un concerto e i consiglieri si esercitano in mimiche facciali di sorpresa e denuncia. “Ma io ho letto che l’accordo non c’è” dice la Monni. “Io non vorrei che facessero i furbetti – risponde Gazzetti – con questo 8% CasaPound è l’ago della bilancia. Ecco pensiamo da quale parte potrà pendere la bilancia.” “Quindi sarebbe bene che anche chi non è andato a votare al primo turno vada – continua la Monni – perché questi si prendono a cinghiate.” Poi l’immancabile canzone goliardica Nel dubbio mena e i consiglieri che concludono: “Nel dubbio vota. E vota bene, vota Alessandro Tambellini.”

Questa è la goccia che ha fatto traboccare il vaso del centrodestra e sporgere denuncia per “turbativa elettorale”. A questo quadro si uniscono gli sms che alcuni candidati di Tambellini hanno inviato in massa, invitando al voto per fermare l’“avanzata nazifascista” e altri toni da guerra civile. Ci sono poi le presunte irregolarità durante lo spoglio del ballottaggio per le quali il centrodestra ha annunciato ricorso al TAR e una lettera falsa, recapitata al giornale Il Tirreno, dove a nome di CasaPound si proclamava l’accordo con il centrodestra. Ora bisogna vedere se c’è un giudice nella rossa Toscana.

Ettore Maltempo

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