Nella situazione attuale in cui l’istituto familiare, nel suo valore e nella sua funzione sociale, è posto sotto attacco dagli organi di diffusione del pensiero unico e dalle leggi sovversive, ogni possibile piano di elevazione dal contingente non può prescindere dalla Storia, muovendo non da uno sterile sentimentalismo fatto di nostalgia e commemorazione bensì da una ferrea convinzione che il nostro passato sia meta da raggiungere per un migliore futuro. L’approvazione degli assegni familiari (giugno 1937) è cronologicamente l’ultimo atto di un’ampia legislazione sociale che il fascismo rivolge a favore dell’istituto familiare e la sua particolare tutela, con la legge sulla maternità e l’infanzia (giugno 1925), l’esenzione tributaria per le famiglie numerose (maggio 1928) e la fondazione dell’ONMI – Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e dell’Infanzia (dicembre 1934). Nella costituzione dello stato sociale il governo fascista ha come obiettivi pratici quelli di difendere la famiglia culla della vita, fondamento della salute personale e sociale, premessa alla grandezza della nazione, e come principi teorici gli insegnamenti della mistica mazziniana.

Nessun altro periodo della nostra storia è permeato a tal punto dal lascito del  pensiero e dell’azione di Giuseppe Mazzini: nel ventennio fascista la figura dell’Apostolo del Risorgimento ha un valore culturale, politico e morale di assoluta centralità. Come rilevato dalla ricerche storiche di Giovanni Belardelli[1], molte personalità di regime come Giuseppe Bottai e Dino Grandi, Italo Balbo e Alfredo Rocco sono convinti mazziniani; Delio Cantimori “futuro storico marxista e allora giovane intellettuale fascista, si era iscritto al Pnf immaginando che questo avrebbe fatto la rivoluzione repubblicana, sindacale, nazionale di Corridoni e Mazzini[2]”; Giovanni Gentile nelle sue opere sull’interpretazione del fascismo sottolinea il ruolo fondamentale ricoperto dal Mazzini, il cui nome è secondo per citazioni soltanto a quello di Mussolini, e gli stessi discorsi del duce sono intrisi di frequenti riferimenti al fondatore della Giovine Italia. Ecco che il Grande Genovese diviene addirittura il “precursore della rivoluzione fascista”, come testimoniato nella collana “La Centuria di Ferro”, sezione “La Pattuglia dei Precursori[3]”, a cura dell’onorevole Innocenzo Cappa senatore del Regno. Così si esprime Mazzini nell’opera “I Sistemi e la Democrazia” (1867): “Io credo nella voce di Dio che i secoli mi trasmettono attraverso la tradizione universale del genere umano. Essa mi insegna che la Famiglia, la Nazione, l’Umanità sono tre sfere assegnate all’individuo umano per’ei lavori al fine comune” di perfezionamento ed elevazione. La voce della tradizione rivela al Mazzini la verità: la storia è testimone dell’esistenza di alcuni elementi fondamentali della natura umana, tra i quali vi è la famiglia, che viene considerata come la prima forma d’associazione degli individui.

Questo leggiamo nell’opera “Dei doveri dell’Uomo”(1860): “La Famiglia è la patria del core []. Chi non ha potuto vivere la vita della famiglia, ha un’ombra di mestizia stesa sull’anima []. La Famiglia ha in sé  un elemento di bene raro a trovarsi altrove, la durata. Gli affetti in essa vi si estendono intorno lenti, inavvertiti, ma tenaci e durevoli, siccome l’ellera intorno alla pianta”. Nel pensiero mazziniano la famiglia ha un valore assoluto: è l’elemento indispensabile all’esistenza, è il fondamento del cuore umano e la sua mancanza è un vuoto incolmabile. Noi tutti, allora, dovremmo preservare la famiglia come il centro della vita, e non trascurarla, e non abbandonarla mai, respingendo “ogni assalto che potesse venirle mosso da, da incauti che, irritati nel vederla sovente nido d’egoismo e di spirito di casta, credono che il rimedio al male sia nel sopprimerla[4]”.

Bisogna fare attenzione a questo: dallo studio dei pensieri mazziniani, e dei pensieri di quelli con i quali Mazzini entra direttamente o indirettamente in polemica riguardo la famiglia, si possono notare due diverse concezioni, le quali sottendono poi due diversi tipi di organizzazione politica ed economica della società.

Da una parte la concezione fondata sopra il modello aristotelico di famiglia come istituto naturale, come nucleo sociale primario, come forma immodificabile e inestinguibile dei rapporti affettivo-riproduttivi; dall’altra parte, in opposizione, la concezione della famiglia come istituzione basata sull’egoismo, strettamente connessa alla proprietà privata, nella cui conservazione e trasmissione e nel godimento dei privilegi ad essa connessi, trova il proprio movente: per questo la famiglia si farebbe promotrice di valori anti-sociali. Mazzini segue la prima linea di pensiero, dicendoci che la famiglia è la culla dell’umanità perché iniziatrice del sentimento d’amore e di dovere che sono fondamento della coesione del popolo. Questo suo giudizio, tuttavia, non è un a-priori astorico: Mazzini è cosciente della problematicità storica della famiglia come si è venuta a delineare nell’epoca moderna, cioè di famiglia nucleare domestica chiusa e troppo spesso viziata dall’egoismo. In verità, proprio nel rilevamento di tale limite egoistico della famiglia monogamica moderna, è bene considerare la riflessione del Mazzini in contrasto con le tesi di quei “falsi e brutali filosofi” esponenti del socialismo francese e del collettivismo.

Charles Fourier, in “Il nuovo mondo industriale e societario” (1829), Karl Marx e Friedrich Engels in “Manifesto del Partito Comunista” (1848), e poi ancora Engels in “Origine della Famiglia, delle Proprietà e delle Stato” (1884), criticano la famiglia moderna come luogo dell’egoismo, sia affettivo sia economico, a causa del quale risulta essere il regno dell’ipocrisia, della coercizione, della dissoluzione etica; della diseguaglianza fra uomo e donna. La famiglia moderna sarebbe secondo loro incapace di soddisfare i bisogni materiali, affettivi ed educativi di tutta la società, e deve essere abolita. Al suo posto agirà una nuova organizzazione sociale, il falansterio da una parte, il collettivismo del proletariato dall’altra.

Giuseppe Mazzini, di fronte al fatto, davanti all’egoismo antisociale che la famiglia moderna perpetuerebbe, non esorta la sua abolizione, ma si fa apostolo di un pensiero che elevi moralmente la famiglia, ricollocandola come propulsore del risorgimento morale e politico della patria. I comunisti, accusa dunque Mazzini , “non si avvedono che le cose della quali essi sognano l’abolizione [la Famiglia, la Patria, la Proprietà] non sono altro che strumenti d’azione, capaci di produrre il bene e il male a seconda del fine e dell’impulso che li dirige?[5]”.

L’elevazione morale è la premessa necessaria ad ogni possibile miglioramento, giacché noi esseri umani siamo tali in base all’educazione che riceviamo e di conseguenza ci comportiamo in base al principio che essa ci impone. Per questo Mazzini sottolinea l’importanza dei doveri di entrambi i genitori, padre e madre, verso i propri figli: “Amate i figli che la provvidenza vi manda, ma amateli di vero, severo amore. Non dimenticate mai che avete in cura le generazioni future, che avete verso quell’anime che vi sono affidate, verso l’umanità, verso Dio, la più tremenda responsabilità che l’essere umano possa conoscere: voi dovete iniziarle, non alle cupidigie della vita, ma alla vita stessa, ai suoi doveri, alla legge morale che la governa[6]”.

Mazzini critica, certo, la famiglia fondata nell’egoismo che persegue il proprio benessere in antitesi col benessere altrui e nella totale indifferenza al sentimento di solidarietà, ma “chi non amerà la famiglia che assumendosi parte dell’educazione del mondo e riguardandosi come germe e primo nucleo della Nazione, mormorerà al fanciullo, tra il bacio materno e la carezza del padre, il primo insegnamento del cittadino?[7]”.

E’ dovere della famiglia quello di educare le giovani generazioni a prodigarsi per la nazione. Grave colpa è la noncuranza della patria, l’educazione familiare è importantissima per la salute della patria: i genitori devono crescere i loro figli come buoni cittadini, ma anche come buoni patrioti, pronti ad amare e a servire la patria, e a rendere onore ai grandi spiriti del loro Paese.

Da quanto detto emerge tutta la diversità tra l’impostazione di Mazzini, e quella di quanti vorrebbero sottrarre  alla famiglia le sue funzioni di educazione e di socializzazione primarie. Tanto Fourier, quanto Marx ed Engels, inoltre, incolpano la famiglia di promuovere la disparità tra i sessi. Mazzini è contrario alla superiorità dell’uomo sulla donna, ma riguardo ai “ruoli” dell’uno e dell’altra, egli rifiuta una parità che risulterebbe artificiale, essendo le loro differenti facoltà allo stesso modo inviolabili e sacre: “Come due rami che muovono distinti da uno stesso tronco, l’uomo e la donna movono da una base comune, che è l’umanità. Non esiste diseguaglianza tra l’uno e l’altra; ma diversità di tendenze, di vocazioni speciali. La donna e l’uomo sono le due note senza le quali l’accordo umano non è possibile[8]”.

Il riconoscimento della differenza tra l’uomo e la donna, dei rispettivi doveri di padre e di madre nella crescita dei figli, e dunque della polarità dei sessi sono tutti elementi indispensabili alla vita della società umana. Doveri e diritti, appunto, da riaffermare e difendere con forza in opposizione alle presenti degenerazioni, diffuse mediante i mezzi di sovversione di massa da quelle associazioni di potere interessate alla creazione e alla manipolazione di un essere umano indifferenziato e senza più qualità: senza identità e senza patria, senza religione e senza storia.

Francesco Errante

[1]G. Belardelli, “Mazzini” (2010) e “Il Ventennio degli intellettuali” (2005).

[2]G. Belardelli, “Mazzini”, Mazzini dopo Mazzini.

[3]I. Cappa, “Giuseppe Mazzini” (1937).

[4]G.Mazzini, “Dei Doveri dell’Uomo” (1860).

[5]G.Mazzini, “I Sistemi e la Democrazia” (1867).

[6]G.Mazzini, “Dei Doveri dell’Uomo”.

[7]G.Mazzini, “I Sistemi e la Democrazia”.

[8]G.Mazzini, “Dei Doveri dell’Uomo

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1 commento

  1. D’ accordissimo con Mazzini sulla famiglia ma in disaccordo completo per quanto riguarda la massoneria, di cui lui era un esponente mondiale.Mussolini dopo aver capito quanto la massoneria attentava alla unità e al potere dello stato anche tramite molti banchieri stranieri ad essa iscritti, vieto’ giustamente agli iscritti al partito l’appartenenza ad essa.Ancora di piu’ non se ne vede una funzione in uno stato democratico dato che società segrete che tramano di nascosto non dovrebbero essere tollerate essendovi libertà di pensiero, riunione e espressione

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