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La magistratura deciderà anche se (non) si deve costruire un Ponte?

by Stelio Fergola
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Ponte sullo stretto di Messina

Roma, 22 feb – La magistratura italiana è il reale governo del Paese, ma più che decidere cosa si dovrebbe fare decide quando frenare. La magistratura italiana, nella fattispecie, potrebbe decidere di fermare la costruzione di un Ponte. O quanto meno di ostacolare visto quanto emerso nella giornata di ieri e riportato anche sull’Ansa.

Magistratura e sinistra, l’attacco al Ponte di Messina

I fatti sono noti, purtroppo, a chi ha seguito la triste vicenda. Che, guarda un po’, parte da sinistra. Angelo Bonelli di Alleanza Verdi e Sinistra ed Elly Schlein segretario del Partito democratico presentano un esposto, insieme al segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni.  Ora, il pm di Roma il pm di Roma Alessio Natale che apre il fascicolo senza ipotesi di reato, sì, fa un atto dovuto. Ma intanto genera trambusto. La Lega, molto attiva nel progetto fino ad oggi, commenta così la scena francamente imbarazzante: “Il PD e la sinistra sono contro le opere pubbliche, il lavoro e lo sviluppo del Paese. Si dimostrano nemici dell’Italia. Le loro minacce non ci fermeranno. Continuiamo a lavorare per sbloccare e completare tutte le opere ferme da troppo tempo”. Comes si fa a dargli torto?

I luoghi comuni hanno stancato

Chi da anni assilla con il pensiero – del tutto appartenente alla cultura dominante e al pensiero unico, che per carità si può anche sposare, però poi non ci si spacci per degli anticonformisti – che “dobbiamo costruire prima le ferrovie siciliane del Ponte”, commette un errore gravissimo. Anzitutto, guarda caso, le notizie sui tempi oggettivamente biblici e inaccettabili delle ferrovie sicule si moltiplicano proprio adesso, ancora una volta quando il progetto del Ponte di Messina entra in una fase esecutiva. E tutti a corrervi dietro. In secondo luogo, costruire prima un Ponte di tale portata dal punto di vista strategico potrebbe essere il primo passo non solo per essere poi “obbligati” ad aggiornare pesantemente le infrastrutture ferroviarie siciliane, ma anche a farlo con quelle portuali, alcune in disuso da decenni, perché il mancato collegamento diretto alla terra ha reso le stesse meno concorrenziali, nonostante la posizione geografica invidiabile e al centro del Meditteraneo, perfino con quelle spagnole. Escludere categoricamente il secondo punto (quello della propedeuticità alle strutture interne, per intenderci, nonché del forte incentivo) non è da raffinati pensatori o da illuminati strateghi, è solo da stupidi. Come è da stupidi escludere categoricamente che un maggiore indotto causato dalla costruzione del Ponte in termini di afflusso di merci dalla Siclia al “continente” possa generare risorse utili anche agli investimenti infrastrutturali. Oltre ad essere un otimo strumento di sostegno, sia pure esterno o involontario, alla cultura che, da sinistra, blocca qualsiasi opzione di svolta in questo Paese. E chi parla dei malaffari e mafie della costruzione, si informi sulle aziende che effettuano il passaggio dei treni sullo Stretto con i ferry boat. Guarda caso sempre impegnate nello sposare la “causa civile” contro il Ponte.

Stelio Fergola

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