Roma, 6 set – Quante volte le tracce giunte a noi dai popoli antichi ci portano a credere che essi avessero una conoscenza del cosmo, ben maggiore di quanto pensiamo? Da Stonehenge all’Egitto, gli allineamenti di megaliti e piramidi spesso sembrano riflettere in terra ciò che il firmamento raffigura nel cielo. Oggi però, affrontiamo il caso di una misteriosa tavoletta scoperta a metà dell’Ottocento a Ninive, in Iraq, e ancora oggetto di enorme interesse scientifico. Si tratta di una particolarissima mappa stellare risalente a oltre cinquemila anni fa.

Nel corso degli scavi nell’antico sito archeologico della città di Ninive, scoperta nel 1850 dall’archeologo inglese Henry Layard, sono state riportate alla luce più di 20.000 tavolette cuneiformi. La mappa stellare sumera, tra questi, è ritenuta la più difficile da interpretare. Fortunatamente, 150 anni dopo, le iscrizioni rimanenti son state tradotte, rivelando una ricchezza di informazioni fino ad oggi sconosciuta.

La mappa stellare dei Sumeri

Per anni gli studiosi hanno provato a comprendere le origini di questa straordinaria scoperta archeologica. Si tratta di una tavoletta circolare in pietra che fu recuperata da Henry Layard, durante gli scavi della biblioteca sotterranea del re Assurbanipal (650 a.C.). A lungo ritenuta una tavoletta assira, l’analisi tecnica delle sue raffigurazioni l’ha abbinata alle costellazioni che illuminavano i cieli di Mesopotamia nel 3.300 a.C.. Proprio questi calcoli astronomici risolti dalla misterioso reperto, dimostrano che questa rarissima mappa stellare è molto più antica del periodo assiro. Dopo attente analisi e una moltitudine di ricerche incrociate tra archeologia e astronomia, i ricercatori possono oggi confermare che la tavoletta sarebbe infatti di origine sumera.

Un’antichissima civiltà avanzata

Il nome corretto per identificare questa strana tavoletta è “Astrolabio”, ovvero il primo strumento astronomico conosciuto dalle antiche civiltà. Consiste in una mappa stellare, rudimentale rispetto ad oggi, ma estremamente dettagliata. Essa è segmentata a forma di disco con unità di misura contrassegnate incise sul bordo. Purtroppo, nel corso del saccheggio di Ninive, è andato perduto circa il 40% di parti considerevoli del planisfero raffigurato sulla tavoletta. Ancora in fase di studio, la tavoletta cuneiforme che appartiene alla collezione n. K8538 del British Museum, fornisce una prova straordinaria dell’esistenza della sofisticata astronomia sumera. I ricercatori ritengono che il planisfero sia in realtà una replica identica, risalente al periodo tardo babilonese, di una tavoletta originale ancora più antica, creata da un astronomo testimone dello straordinario evento.

Chi erano i Sumeri?

I Sumeri sono uno dei popoli più antichi ed evoluti che hanno abitato il nostro pianeta. Nel IV millennio a.C. si stanziarono in quello che è l’attuale Iraq. Furono tra i primi ad avviare l’urbanizzazione dei loro territori, passando dai villaggi tribali a vere e proprie città, ed erano abili costruttori di mura per la difesa dei loro insediamenti. I Sumeri erano divisi in città-stato governate da re che potevano contare sui consigli di sacerdoti politeisti. Tra le maggiori invenzioni dei Sumeri, che rendono questa civiltà ancora più affascinante, vi è sicuramente la scrittura. Tra i primi popoli a sentire l’esigenza di documentare e tramandare la propria storia, i Sumeri adoperarono infatti una scrittura detta cuneiforme, impressa su tavolette di argilla. Al contempo tale scrittura era solo per pochi eletti che diventano scribi, ottenendo così una posizione di prestigio nella società.

Il meteorite di Köfel visto dalla Mesopotamia

Per anni gli scienziati hanno cercato di risolvere il mistero di questa controversa tavoletta di argilla, recante i tradizionali caratteri cuneiformi. Il planisfero sumero è stato tradotto però solo un decennio fa, rivelando all’uomo la più antica documentazione di un oggetto proveniente dallo spazio e atterrato sulla superficie terrestre: una cometa. Da alcune ricerche è infatti emerso che, l’antico reperto, potrebbe indicare il cosiddetto impatto di Köfel. Questo straordinario evento prende il nome da un fenomeno astrale accaduto oltre 5.600 anni fa. Un asteroide del diametro di un chilometro si schiantò allora sulle Alpi austriache, nei pressi di Köfels. La mappa astrale rivenuta in Iraq, potrebbe quindi descrivere questo evento tramandatoci dai Sumeri. Secondo gli studiosi, le iscrizioni della tavoletta forniscono addirittura una data e un’ora esatte per l’impatto del meteorite, e corrisponderebbero al 29 giugno del 3123 a.C. in piena fase solstiziale.

Il mistero di Akkad

Secondo le fonti antiche interpretate dai moderni ricercatori, l’asteroide avrebbe causato la scomparsa di alcune civiltà. Tra queste vi sarebbe la città di Akkad, capitale dell’impero accadico citata anche nel Vecchio Testamento della Bibbia. Akkad raggiunse il suo massimo splendore tra il XXIV ed il XXII secolo a.C. e, la sua esistenza, non essendo mai stata ancora trovata, ad oggi appartiene ancora al mito. Ancora una volta, dal piedistallo delle nostre saccenti supposizioni, tramite le tracce degli avi possiamo appurare che, in antichità, anche senza le straordinarie tecnologie di cui disponiamo oggi, la mistica e la conoscenza dell’ignoto raggiunsero livelli ancora oggi legati al mistero.

Andrea Bonazza

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4 Commenti

  1. Per carità, molto meglio un bel nome normale, tradizionale. Se dai nomi strani dopo i figli ti maledicono finché vivi.

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