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Berlino, 30 giu – Sembra che nemmeno dopo la morte il destino voglia placarsi con Emil Nolde. Dopo 80 anni l’artista è nuovamente e più stupidamente nell’occhio del ciclone. Questa volta è la democratica Angela Merkel a rifiutare le sue opere.



Per Hitler l’espressionismo era “arte degenerata”

Il pittore tedesco Emil Hansen, vero nome di Emil Nolde, nacque nel 1867 nella cittadina di Nolde, oggi Danimarca, allora parte della Germania. Sostenitore attivo e tesserato al partito operaio nazionalsocialista già dai primi anni ’20, tentò, senza successo, dopo l’ascesa al potere del nazismo di convincere il Führer che l’espressionismo fosse uno stile propriamente germanico. Sebbene Goebbels e Himmler apprezzassero le sue opere, Hitler fu categorico nel rigettare il modernismo degli espressionisti e bollò nel 1937 anche l’arte di Nolde come degenerata.

Lo scorso aprile il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha fatto rimuovere e restituire definitivamente alla Stiftung Preußischer Kulturbesitz due quadri di Nolde «Brecher» (1936) e «Blumengarten» (1908) poiché a detta sua «indegni di essere ospitati dall’ufficio del capo di Governo di una Nazione democratica». Un’azione sicuramente anacronistica, considerata la ragione puramente ideologica dietro al gesto. Angela Merkel evidentemente non ha potuto sopportare la scoperta (già risaputa) dell’antisemitismo di Nolde, confermata dall’apertura integrale dell’archivio privato del pittore: l’artista vi si dichiara convinto nazionalsocialista e antisemita, e nel suo testamento chiede ufficialmente che il pubblico ne prenda atto in modo da non fraintendere la sua arte. Cosa che effettivamente per anni deve esser stata fatta da chi come la Merkel ha visto in Nolde una bandiera dell’antifascismo solo perché espressionista e inviso a Hitler.

Una censura tardiva

Forse fa un po’ sorridere amaramente che un capo di Stato respinga delle opere d’arte, tardivamente oltretutto, a causa della biografia dell’autore. Se il reato e la censura d’opinione non fossero un tema quanto mai attuale nella Germania della Merkel, ci si potrebbe limitare a commentare che ognuno è libero di tenere o meno un quadro nel proprio studio. Effettivamente è un concetto lecito, e per fortuna i due dipinti in questione sono tornati in un museo dove chi vorrà potrà goderne.

Tuttavia sono molte le critiche sollevate contro il gesto della Merkel, soprattutto da parte di AFD. Oltre a inutile anacronismo si è parlato anche di censura della legittima libertà dell’arte. Un discorso effettivamente molto complesso in Germania (e non solo), basti pensare che il Mein Kampf è tornato in commercio solo nel 2016, o che le opere di artisti nazionalsocialisti come Breker e Thorak sono sistematicamente insabbiate, inoltre di recente è stato rimosso da Youtube il film girato da Leni Riefenstahl nel 1934 “Il trionfo della volontà”. Perfino l’Austria è ultimamente scaduta nel più becero politicamente corretto: l’università di Salisburgo ha infatti deciso, 3 anni fa, di ritirare il dottorato honoris causa conferito al premio Nobel Konrad Lorenz nel 1983 proprio a causa dell’impegno nazionalsocialista dello scienziato negli anni ’30.

Insomma, quando una figura di tale caratura politica avversa un’artista per ragioni ideologiche è difficile che la questione rimanga confinata nello studio del politico in questione. A questo punto prendano nota anche gli antifascisti nostrani di rimuovere dai quadernetti del Dams le opere del razzista Emil Nolde. Dopo Burri, Dalì, Marinetti, Balla, Sironi, Martini, Soffici, Ojetti, Rosai ecc. non si sa bene chi ancora gli resti da rinnegare.

Alberto Tosi



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2 Commenti

  1. Caravaggio era un assassino , E quindi ?
    L’ opera ha una vita propria .
    Avesse detto (prima) fanno schifo …Ma ha la tremarella per colpa di quei quadri ? Sindrome di
    Stendhal ?

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