Roma, 2 set – Diana, la bimba morti di stenti lo scorso luglio, sarebbe stata un “peso” per la madre, secondo quanto emerso dalle chat esaminate, nel corso dell’indagine che si fa, via via, sempre più inquietante, come riporta anche Tgcom24.

Diana, le terribili chat che aggravano la posizione della madre

Diana, la bimba di 18 mesi morta per stenti, sarebbe stata “un peso” per la madre Alessia Pifferi. È quanto emerge dalle chat esaminate nel cellulare della donna, 37 anni, arrestata dopo averla lasciata sola per quasi una settimana senza nutrimenti né cure. Cosa ci sia scritto, non si sa: come è logico, si tiene massima riservatezza a riguardo. Ma diciamo che da ciò che trapela, le indiscrezioni verrebbero confermate. Al professor Pietro Pietrini, Ordinario di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare Clinica all’Università di Pisa, incaricato dalla difesa di redigere una consulenza neuroscientifica e psichiatrica sulla Pifferi, è stato negato l’accesso al carcere. È stato gip di Milano Fabrizio Filice a prendere la decisione definitiva nel merito. Questo perché il giudice non ha ravvisato motivi validi per consentire i colloqui: insomma, per ora non ci sarebbero elementi utili a poter pensare a eventuali patologie psicofisiche della madre.

“Evidente instabilità affettiva”

Filice, tuttavia, ha espresso considerazioni sulla donna, affetta secondo lui da una  “evidente instabilità affettiva“, che si sarebbe manifestata “in una forma di dipendenza psicologica dall’attuale compagno, che l’ha indotta ad anteporre la possibilità di mantenere una relazione con lui anche a costo di infliggere enormi sofferenze”. Così, dunque, la bambina sarebbe stata condotta alla morte. Siamo ormai prossimi anche all’incidente probatorio, il 28 settembre, che servirà agli “accertamenti tecnici di natura biologica e chimico-forense”, tra cui il biberon della piccola. La nonna e la zia di Diana si stanno per costituire parte civile contro Alessia Pifferi e hanno nominato un legale a proposito: la donna dovrà rispondere per omicidio volontario aggravato.

Alberto Celletti

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