Monza, 2 set — Meglio scontare la pena in carcere, dietro le sbarre, anziché ai domiciliari in compagnia della moglie o convivente: un titolo quasi da barzelletta della Settimana enigmistica, con il marito esasperato da una convivenza con la classica moglie rompiballe.

Immigrato ai domiciliari chiede di tornare in carcere

La barzelletta è diventata la realtà di tutti i giorni per un 41enne salvadoregno di Seregno (provincia di Monza e Brianza), ai domiciliari da cinque mesi ed esasperato da una convivenza che definire conflittuale sarebbe un eufemismo: a tal punto da mettere a repentaglio l’incolumità della moglie per le continue liti e i comportamenti aggressivi dell’immigrato. Che a quanto pare, stando a quanto riportato dal Giorno, aveva la sua grossa fetta di colpa in questo burrascoso menage: l’uomo, forse in preda alla frustrazione giornaliera di non potersi muovere da casa, beveva grandi quantità di alcol e diventava violento. Il salvadoregno, che può «vantare» una sfilza di precedenti per reati contro il patrimonio e la persona, era stato condannato in via definitiva per rapina, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali commessi a Milano nel 2013.

“Riportatemi in galera, non sopporto la mia convivente”

I carabinieri lo hanno arrestato ieri in esecuzione di un provvedimento di sospensione del beneficio dei domiciliari che lo straniero stava scontando da cinque mesi nella casa della donna con la quale conviveva, insieme alla figlia di sei anni e un’altra figlia (maggiorenne) della convivente. Mesi d’inferno, di convivenza conflittuale peggiorata dal perenne stato di ubriachezza dell’uomo che spesso sfociava in litigi e aggressioni. Un’escalation culminata alcuni giorni fa, quando per l’ennesima volta i carabinieri — su segnalazione dei vicini di casa — hanno fatto irruzione nell’appartamento della coppia, trovando lo straniero pesantemente alterato dall’alcol, mentre brandiva un coltello minacciando di farsi del male.

Una volta dissipati i fumi della bevuta, l’uomo aveva poi supplicato i militari dell’Arma di riportarlo in cella perché non sopportava più la donna: «Meglio in carcere, riportatemi lì, per favore». Per evitare che la situazione degenerasse in tragedia i carabinieri hanno sottoposto al Tribunale di sorveglianza la proposta di sospensione dei domiciliari. Con estrema soddisfazione di tutte le parti in causa.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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