Roma, 2 set – Il primo trapianto di utero avvenuto in Italia genera il suo primo figlio: avviene a Catania, come riporta l’Ansa, e segna la storia della medicina nel nostro Paese.

Primo trapianto di utero in Italia (e primo nato)

L’ospedale è il Cannizzaro di Catania. Alessandra, la bimba, è di una donna che ha ricevuto il primo trapianto di utero in Italia. Si racconta quasi in modo semplice, in realtà è qualcosa di enorme. Certo, non un primato assoluto, visto che si tratta del sesto caso al mondo di gravidanza portata a termine con successo dopo un trapianto di utero. Ovviamente, da donatrice deceduta. Ma in ogni caso, il valore assoluto della scoperta resta alto, se non altro per le conferme di fattibilità.

E la madre in realtà era nata con una grave malformazione, visto che non possedeva l’utero a causa di una rara patologia, chiamata “sindrome di Rokitansky”. Nell’agosto del 2020 era stato effettuato il trapianto, presso il Centro trapianti dell’Azienda ospedaliero universitaria Policlinico di Catania. A compierlo, un’equipe multidisciplinare: ne hanno fatto parte i professori Paolo Scollo, Giuseppe Scibilia, Massimiliano Veroux e Pierfrancesco Veroux.

Poi, è stato avviato un intenso monitoraggio sulla donna e sulla reazione del suo fisico. Successivamente la donna ha partorito alla 34esima settimana una bambina di 1.725 grammi, alla quale lei e il padre hanno voluto dare il nome della donatrice dell’utero.

“Trapianto complesso”

Pierfrancesco Veroux ha così commentato l’intervento: “Si è trattato di un trapianto estremamente complesso che ha presentato sin dall’inizio le difficoltà tecniche che ne limitano l’uso estensivo nel mondo. In questo caso l’utero, sin dal declampaggio dei vasi, ha mostrato una grande vitalità che ha poi permesso grazie a una perfusione ottimale di ‘vivere’ nella paziente e di portare a termine una gravidanza quanto mai attesa. Il Centro trapianti da me diretto ha seguito in questi due anni con cadenza settimanale la futura mamma al fine di monitorare le condizioni cliniche e modulare la terapia immunosoppressiva, soprattutto nella delicata fase finale condizionata dal Covid. L’utero trapiantato, al momento della nascita della ‘nostra’ piccola Alessandra, ha confermato la piena funzionalità, facendo ben sperare per il futuro”.

Massimo Cardillo, direttore del centro nazionale trapianti ha aggiunto: “La nascita di questa bambina è un risultato straordinario, questa sperimentazione è ancora agli inizi, soprattutto per quanto riguarda gli interventi a partire da donatrici decedute, che sono solo il 20% dei già pochi trapianti di utero finora realizzati nel mondo. Una gravidanza con esito positivo a soli due anni dal primo trapianto è dal punto di vista scientifico un successo per la Rete trapiantologica italiana”.

Alberto Celletti

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