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La Polonia e le forniture militari della Corea del Sud: a che punto siamo?

by Flavio Bartolucci
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Polonia forniture Corea del Sud

Roma, 6 giu – Nell’estate del 2022 aveva fatto notizia la ricca commessa per la difesa che la Polonia aveva assegnato alla Corea del Sud: caccia, carri armati, semoventi e sistemi missilistici. Motivazione principale dietro la scelta della Corea del Sud come partner per la difesa polacca le tempistiche per suddette forniture militari. All’epoca il ministro della difesa Błaszczak aveva dichiarato “Altri produttori di attrezzature non sarebbero stati in grado di fornire armamenti di tale qualità con così poco preavviso e con una collaborazione così ampia con l’industria della difesa polacca”. Una scelta motivata ma che era andata a danno dei potenziali fornitori europei, quella che sarebbe dovuta essere la scelta più logica per chi sostiene l’integrazione della difesa europea.

Polonia e Corea del Sud, due anni dopo

A poco meno di due anni dalla firma a che punto è la commessa? Non tutto è andato liscio come l’urgenza di Błaszczak sembrava presagire. Prima il cambio di governo a fine 2023 con il passaggio di consegne dall’euroscettico Morawiecki al campione dell’europeismo Donald Tusk (Tusk è stato presidente del Consiglio europeo dal 2014 al 2019) sembrava aver fatto tirare il freno a mano su alcune delle forniture come l’ambizioso programma per 980 carri armati K2 Black Panther con l’apertura di linee di produzione in Polonia a partire dal 2026.

Ma nonostante la freddezza iniziale del nuovo governo la Polonia ha comunque ricevuto i primi lotti per circa cinquanta carri Black Panther, schierando già il primo battaglione di K2. Quindi almeno la prima parte della fornitura di circa 150 K2 prodotti in Corea del Sud avrà certamente seguito.

In merito ai restanti mezzi che saranno assemblati in Polonia, il programma polacco-coreano potrebbe essere favorito anche dall’interesse di altre forze armate europee per i carri armati coreani. Innanzitutto quello della Romania, per un possibile ordine di 300 mezzi. Carri che potrebbero uscire dalla futura linea di assemblaggio polacca agevolando così sicuramente i piani di Seul e Varsavia. E nel frattempo anche la Slovacchia sta valutando l’opzione sudcoreana per 100 mezzi, anche se per adesso è ancora una fase preliminare e rimangono in pista sia gli Abrams che i Leopard.

Bene per Hyundai Rotem che realizza i K2 Black Panther, ma sicuramente dal punto di vista “europeo” la questione del Main Battle Tank sudcoreano è un doppio smacco. Sia sul piano economico-industriale, e sia sul piano “prettamente militare” per il proliferare di mezzi diversi: la mancata standardizzazione che nel caso di un “vero conflitto” possono diventare un inferno logistico-manutentivo.

I caccia coreani

L’introduzione dei caccia KAI FA-50 in Polonia è invece stata più problematica. I primi 12 velivoli allestiti secondo lo standard FA-50 sudcoreano sono arrivati in Polonia entro il 2023. Ma poi i mezzi sono rimasti a terra per circa tre mesi in mancanza di alcune certificazioni.

Un fermo tecnico puramente burocratico, mancavano le certificazioni per gli elementi pirotecnici dei seggiolini eiettabili, ma la notizia del fermo sui giornali polacchi ha dato vita a diverse polemiche. Addirittura, come riportato dal portale di notizie Onet e poi rilanciato dal giornale economico Dziennik, il generale Wieslaw Kukuła, Capo di Stato Maggiore delle Forze armate polacche ha dichiarato come il contratto degli FA-50 presentasse lacune, se non vere e proprie negligenze ed errori.

Tra le problematiche segnalate anche la mancanza di un simulatore di volo, disponibile solo dal 2025, e la manutenzione garantita solo per i primi due anni. Mancanze ascritte alla “bulimia” di acquisti di sistemi d’arma da parte del precedente ministro della difesa. Per il momento non si parla ancora di rinegoziazione del contratto che prevede altri 36 velivoli realizzati con il nuovo standard polacco denominato FA-50PL. Comunque, come riportano i giornali polacchi, al momento con i KAI FA-50 ci sono più problemi che vantaggi.

Una vicenda quella degli FA-50 che pone ulteriori riflessioni. Sia il fatto che l’ordine degli FA-50 è stato a danno dell’industria italiana, visto che l’alternativa era una variante d’attacco degli addestratori M-346 che la Polonia già utilizza. E invece, come dimostra anche l’interesse di Romania e Slovacchia per i carri K2, il l’Europa unita che nelle intenzioni degli europeisti dovrebbe giocare alla pari con USA e Cina, si rivolge alla piccola Corea del Sud, 52 milioni di abitanti.

Sia l’elemento della bulimia di spese militari a cui sembrerebbe essere andato incontro il ministro Błaszczak secondo le opposizioni. Bulimia perché dietro ad ogni sistema d’arma c’è addestramento, manutenzione, ricambi, con i relativi costi e le relative tempistiche. Dimenticare questi elementi in fase di acquisizione di un sistema d’arma potrà far aumentare la spesa militare in relazione al PIL, ma certamente non renderà le forze armate più pronte e meglio armate.

Flavio Bartolucci

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