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Roma, 29 gen – Bocciato lo ius soli, archiviati i diritti dei lavoratori italiani, persa la credibilità su tutti i fronti dello scibile umano, alla sinistra anti-italiana non resta che l’ennesimo sciopero della fame. In attesa delle solite adesioni eroiche fuori tempo massimo, dalla Boldrini a Saviano, e prima ovviamente che vengano rinnovate le solite promesse (mai mantenute) di andarsene dall’Italia “razzista”, sui social degli utenti social chic si è lentamente diffuso l’hashtag più correct del momento: #CiPassaLaFame.

E dire che a noi passa ogni volta che ci imbattiamo in questi deliri. Non è dato sapere comunque quante persone abbiano deciso di farlo sul serio questo sciopero, ma i promotori hanno proclamato una giornata senza mangiare per manifestare solidarietà agli immigrati che hanno perso la vita nel Mediterraneo e protestare contro la scelta del governo italiano di non far sbarcare i 47 a bordo della Sea Watch. Lanciata lo scorso 21 gennaio, per tutta la giornata di ieri 1.500 persone (numeri da capogiro) hanno aderito al digiuno, postando la prova delle prove sui social: foto di piatti e bicchieri vuoti.

D’altronde si sa, la rivoluzione non è un pranzo di gala. Quindi per l’occasione bastava saltare un pasto, condividendo un piatto vuoto. Per dirla con il Mascetti di Amici Miei: neanche cuochi, sottocuochi. Secondo i promotori dell’iniziativa il semi-digiuno si sarebbe però rivelato utilissimo “in ricordo di chi ha perso la vita nel Mediterraneo, col pensiero alle migliaia di uomini, donne e bambini ancora oggi bloccati nei lager in Libia, e in solidarietà con tutti i migranti già in Italia e in Europa, che vedono la loro ricerca di una vita migliore ostacolata da leggi ingiuste e controproducenti”. Siamo sicuri che l’armata dei 1.500 aderenti, per una mezza giornata, si sarà sentita più buona del solito.

Eugenio Palazzini

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