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La sinistra, come atteggiamento mentale

by Melania Acerbi
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sinistra dominio etico

Roma, 27 feb – Nell’immaginario comune la sinistra si occupa dei bisogni della povera e brava gente, dei lavoratori e dei loro problemi, dei più deboli e dei socialmente svantaggiati, delle minoranze e degli emarginati; la sinistra è, dal punto di vista educativo, portatrice della buona novella e capace di intenerire anche i più duri di cuore, con i suoi sempreverdi messaggi “contro l’odio” e “contro la violenza e l’intolleranza”; la sinistra è paladina di giustizia perché livellatrice, perché appiattisce ogni differenza in nome dell’uguaglianza sociale, civile ed economica.

Sinistra e monopolio dell’etica

La sinistra detiene la superiorità morale: essa si fa carico dei più, delle masse e del popolo senza voce. La sinistra non dà importanza al colore della pelle, alla provenienza, all’appartenenza culturale, ai confini; la sinistra non discrimina ed è solidale. La sinistra è democratica e ama tutti, indistintamente. Ancora, la sinistra è verità: la storia affidabile è quella raccontata dalla sinistra, perché la sinistra indaga senza interessi, non è tendenziosa e non è bugiarda. La sinistra agisce, infatti, per il bene comune, anzi, per il bene assoluto. In altre parole, se Gesù Cristo vivesse nel nostro secolo canterebbe “Bella Ciao” e andrebbe a braccetto con Mimmo Lucano. Eppure, la sinistra è atea, senza Dio. Non ammette alcuna pratica religiosa, se non il culto di se stessa: solo la sua è parola sacra, verbo divino che crea e distrugge, che salva o punisce, che accoglie o scomunica.

Attingendo di nuovo dal calderone dell’immaginario comune (verrebbe quasi da dire “comunista”) scopriamo, senza alcuno stupore, che a destra operano, di contro, i cattivi: gli avidi, i razzisti, i violenti, i menefreghisti, i padroni, i ricchi egoisti, i fanatici, i crudeli e i pazzi o, in una parola, i fascisti.

I “cattivi”

I regimi di stampo fascista, soprattutto i due più noti, sono, ormai per tradizione, sinonimo di male assoluto: nominarli senza esprimere totale disgusto, infatti, equivale a commettere un peccato mortale, neanche fossimo tra i banchi di Hogwarts a sussurrare il nome proibito di Lord Voldemort. Nessuno si stanca mai di ricordare quanto terribili siano stati i crimini commessi sotto i suddetti regimi, quanto il sangue innocente versato, quante le vite ingiustamente stroncate. Se vi furono aspetti positivi, questi non hanno che da rimanere nel silenzio, perché non c’è spazio che resta per un appunto, per una glossa, per una anche solamente accennata nota di merito: v’è solo da condannare in toto tutto e tutti, gli uomini e le idee, la corrente culturale che ne scaturì e i suoi esponenti, filosofi e artisti, lavandaie e balie, istruiti e ignoranti.

Al contrario, seppur sia più che noto che anche i vari Stalin e Pol-Pot non abbiano risparmiato nessun dissidente o presunto tale, causando così la morte di milioni di persone, i regimi comunisti godono di una sorta di green pass della memoria: colpevoli certi uomini, ma valida l’ideologia. Come si suol dire, “la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”, dove le “buone intenzioni”, in questo caso, rientrano a pieno titolo nella di per sé giusta causa comunista.

Eppure, purghe, gulag, lagos sono realtà più che conosciute e, in certi casi, tuttora esistenti. Perché, allora, non è prassi comune mostrare pubblicamente avversione anche nei confronti di tutto ciò che ricorda i violentissimi regimi comunisti, passati o presenti che siano? La risposta appare chiara: l’egemonia culturale che ha forgiato nel tempo l’opinione popolare viene da sinistra. La Costituzione stessa, tanto elogiata dagli italiani (che, spesso, nemmeno conoscono), ha un retrogusto squisitamente comunista. Non v’è altra spiegazione se non quella che vede il comunismo come vincitore, benché in sordina, della seconda guerra mondiale: se non dal punto di vista dichiaratamente politico o economico, in Occidente il comunismo ha vinto sul piano culturale. Esso ha, in primo luogo, invaso i testi scolastici e, da lì, plagiato le menti, ottenendo, infine, eccellenti risultati. L’egemonia culturale della sinistra si è spalmata su tutta l’Europa e sull’Italia più che altrove. La nostra terra appare oggi, infatti, tappezzata da una vecchia moquette imputridita, una distesa di frutti marci dove sguazzano, tra i liquami, gli indisturbabili progressisti, i figli e i nipoti del sessantotto o, in altre parole, i comunisti di terza generazione.

Il dominio culturale

La vittoria culturale della sinistra è ben visibile non solo e non tanto tra coloro che sostengono certe “battaglie di civiltà” portate avanti in maniera oltraggiosamente ridicola e artificiosa: essa spicca ancor più tra i dissidenti o che tali si definiscono. Per fare un esempio, basti vedere gli slogan usati dagli italiani che si oppongono all’attuale sistema “tecnocratico”: “Basta dittatura nazi-fascista!”, “I veri fascisti siete voi!” e via discorrendo. Ebbene, la battaglia è, in questo senso, sacrosanta. Attenzione, però, ai riferimenti storici, altrimenti si rischia di prestarsi al loro gioco. Tutto il carrozzone di misure coercitive, di obblighi, di regolamenti fuori da ogni buona logica, di restrizioni liberticide, di propaganda insistente, di disinformazione e di controlli a tappeto, dovrebbe ricordarci i peggiori regimi comunisti in quanto a tecniche e strumenti (primo tra tutti quello cinese) e il più assurdo progressismo liberal-democratico in quanto a esprit de lois. A prescindere da come la si guardi, la realtà è che si ha a che fare con differenti manifestazioni dello stesso atteggiamento mentale, tipicamente di sinistra. Se il primo ti minaccia con un fucile puntato alla tempia, il secondo ti dà una pistola e ti dice di spararti da solo: a noi la scelta, perché queste sembrano essere le uniche alternative concesse.

In ogni modo, non si tratta, qui, di metter su una gara, una competizione per decidere quale, tra i totalitarismi del presente e del passato, sia o sia stato migliore o peggiore dell’altro: apologie e adversus paganos lasciamoli ai padri della Chiesa. Quel che conta adesso è, semmai, possedere la capacità di riconoscere il nemico.

Melania Acerbi

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1 commento

Manlio Amelio 27 Febbraio 2022 - 2:47

“Non più Vivi e Non ancora Morti”

Bèh! Dai è inutili far finta di guardarsi intorno, di tergiversare, il male si sa dove proviene!… Se poi intanto, in tanti decidono di fare i partigiani di sti falsi esportatori di democrazie, di sub-cultura-spazzatura, come per es. i due cronisti sinistrorsi… mi riferisco a questo articolo:
( https://www.ilprimatonazionale.it//cronaca/ucraine-cameriere-badanti-amanti-disprezzo-radical-chic-annunziata-225250/)

allora l’idea diciamo del “Sozil-Dank”, di finto-perbenismo-comunista dei piccoli insignificanti borghesucoli di sinistra non si arresterà mai…

Come sempre potrei far parlare il più grandi di tutti… quello che ha scritto il peggio del peggio sui piccoli Borghesi masso-giudeo-comunisti… LUI… “LUIS” F. Celine… ma ci vorrebbero papiri e papiri…

Col l’unico fine e col solo intento provocatorio, oggi cambio autore, e vi lascio due perle, di ascetismo di Léon Bloy: le donne devono essere o sante o puttane, poiché mentre le sante possono essere costrette dalle circostanze a scendere al livello delle puttane, le puttane possono sempre diventare sante, la donna onesta della società borghese non ha alcuna possibilità di salvezza… fonte: (Archivio Arendt, Volume 1)

«Io sono soprattutto un uomo di guerra, ma il mio furore si rivolgerà soltanto contro i potenti, gli ipocriti, i seduttori di anime, gli avari e sono straziato dalla pietà per gli oppressi e i sofferenti.»

(Léon Bloy)

https://telegra.ph/Non-pi%C3%B9-Vivi-e-Non-ancora-Morti-02-27

By Manlio Amelio

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