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Roma, 24 ott – Il sessismo vige anche tra donne. Strano mondo, questo. Addirittura il corpo delle donne è divenuto inviolabile non solo per chi vorrebbe farci scorrere sopra delle carezze, ma anche per chi si limiterebbe a commentarne la copertura, ovvero il vestiario. Poi, vabè, qui tutto si ingigantisce e tutto è scandalo, poiché sono tempi, questi, in cui chiunque può avere il suo quarto d’ora di notorietà a patto che vi sia qualcosa per cui stracciarsi le vesti. Anche la più idiota. Ma tant’è. Vittima, questa volta, è stata una donna: la giornalista Giovanna Vitale che, su Repubblica, ha commentato Maria Elena Boschi alla Leopolda definendo i suoi stivali “a metà coscia”. A dirla tutta, quegli stivali erano appena sopra il ginocchio, ma chissenefrega delle questioni di moda. Fatto sta che l’ex direttore di Europa, Mario Lavia, ha acceso la miccia dell’indignazione morale chiedendosi se era proprio necessario parlare in quei termini dell’ex ministro e sottosegretario, ritenendo sessista la formula sopra citata.
Insomma la valanga del puritanesimo femminista sta procedendo ingrossandosi sempre più. Ed è come avevamo previsto tutti noi in tempi non sospetti. Ovvero non c’entra un tubo il rispetto per il gentil sesso e per le sue – spesso patetiche – rivendicazioni. Non c’entra niente la salvaguardia delle donne prede del maschio bianco violento e animalesco, tanto da definire violenza anche un semplice sguardo. Nessun nobile intento si cela dietro questo teatrino: qui si tratta solamente di alzare il maggior polverone possibile ogni volta che si palesa l’occasione. Si tratta di trovare posti di lavoro per menti disoccupate e ormai incapaci di elaborare un pensiero che vada oltre l’allarmismo ad orologeria, sempre contro le stesse persone e sempre nelle medesime circostanze. Sembriamo in Calabria, dove ci sono più guardie forestali che ranger in tutto il Canada: ecco, in Italia vi sono più pensieri idioti che menti capaci di partorirli, difatti si tratta di un mistero pazzesco. Le paghe devono essere dannatamente alte per spingere delle persone apparentemente normali a elaborare complicate congetture come quella riguardante la Boschi. Metà coscia è sessista perché fa riferimento a una parte del corpo quasi intima della suddetta signorina. E se la giornalista di Repubblica avesse parlato di coscia scoperta? Vi sarebbe probabilmente stato l’aggravante della nudità della parte quasi intima, un’onta inconcepibile per la dignità della donna in quanto tale, cioè un essere formato sia da una mente, sia da un corpo.
Difatti è quest’ultimo passaggio che spesso e volentieri sfugge. Il corpo di tutti noi viene messo in vetrina dal soggetto cui appartiene perché siamo intimamente vanitosi, vogliosi di essere guardati, desiderosi di essere apprezzati, perché sappiamo che anche l’occhio vuole la sua parte. Le donne vivono questo aspetto della vita in modo più marcato rispetto a noi uomini, difatti si agghindano come alberi di Natale con gioielli e accessori vari. Avvertono l’impellente necessità di dilapidare interi patrimoni in acquisti di vestiario così da non sfigurare ogni volta che escono di casa. Dunque non vogliono essere presentabili: loro vogliono essere apprezzate. Noi uomini siamo più semplici sotto questo punto di vista: a noi spetta il compito di valutare e di esprimere un giudizio su di loro. E sarebbe anche un peccato se, dopo tutta quella dannata preparazione, nessuno buttasse l’occhio su quella coscia o su quella scollatura. Poi, chi si trova a scriverne, inevitabilmente riporta il proprio parere nero su bianco. E tutto questo mi pare tautologico.
È il motivo per cui, se si può scegliere, si tende a ricercare un partner attraente che sappia riempire, oltre all’anima, anche i nostri occhi. Maschi e femmine, indistintamente. Ed è anche il motivo per cui, sebbene non ne debba derivare una derisione, le persone in sovrappeso vengon ritenute meno attraenti rispetto a quelle che si aggirano su cifre normali, giuste. Oggi, come tutti notiamo, invece vi sono molti che vorrebbero sdoganare il sovrappeso come altra forma di bellezza, relativizzando un concetto che, per quanto si presti ai più disparati gusti personali, non può che essere univoco. Una persona grassa smette di essere attraente poiché nasconde le proprie forme, risultando così impossibile da apprezzare. Per chi, invece, sa mantenersi in forma valorizzando il proprio corpo, come la signorina Boschi, interviene la polizia morale che condanna alla gogna chiunque faccia notare che quella coscia, quella spalla, quel culo e quella scollatura sono un’opera d’arte. Dunque da una parte siamo impossibilitati ad esprimere giudizi negativi su chi somiglia ad una betoniera, e dall’altra viene vietato l’apprezzamento su chi si mantiene in forma. Dovesse essere adottato definitivamente questo genere di approccio saremmo condannati a divenire tutti gay, perché per ora di certe accortezze gode solo il gentil sesso. Oppure, in alternativa, adottare il burqa, così da eliminare il problema alla radice. Faremmo così felici un sacco di persone. Perché i nobili concetti di integrazione e rispetto per le donne vanno sempre a braccetto.
Lorenzo Zuppini

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