Roma, 6 ago – Il “divorzio breve” tra Alternativa ed Italexit è sintomatico dei motivi per cui, nella galassia infinita di partitini “antisistema”, non si potrà mai trovare un’Unità o quanto meno un principio federativo unitario. E vi sono due cause principali: vediamo quali.

Alternativa e Italexit, i futili motivi della separazione

La premessa è che si sta osservando, in modo del tutto analitico e non fazioso, la schiera infinita di partitini almeno a parole dissidenti del sistema, prima ancora che della politica, tutt’oggi dominante in Italia. Quindi poco interessa di parteggiare per l’una o l’altra parte, specialmente in questo contesto. Lo svolgimento non può che concentrarsi sulle “due cause” che impediscono la formazione di un fronte realmente unitario contro la politica suicida che domina l’Italia da almeno trent’anni.

La prima è di carattere storico, talmente ridondante ormai da essere diventata un vero e proprio blocco psicologico, che impedisce di agire nel presente in qualsiasi modo, perfino quello di stringere una banalissima alleanza politica: il “solito” antifascismo. Se si archiviasse una volta per tutte la storia non rinnegandola per forza, ad ogni costo, come bambini incapaci di intendere e di volere, sarebbe molto più facile agire nel presente. E sarebbe più facile che un’idiozia, come quella urlata da Alternativa, non possa essere dichiarata come motivo valido per sciogliere un’alleanza elettorale con un partito come Italexit, a prescindere da ogni riserva che possiamo muovere – legittimamente – all’una o all’altra formazione politica.

La seconda causa è al contrario di carattere attualissimo, ma è figlia della prima: la mancanza di una visione del Paese nel futuro. Il problema è che se si è bloccati mentalmente, è molto difficile partorire una visione comune. Perché c’è la tara – culturale, ma anche mentale – che impedisce di credere a qualsiasi obiettivo, di costruire qualsiasi visione comune di questa Nazione su praticamente ogni ambito: politico, economico, sociale, idealistico, energetico e perfino militare (nonostante, su quest’ultimo, non abbiamo praticamente voce in capitolo, essendo un Paese sconfitto da quasi 80 anni). Ebbene, i partitini soffrono di questo aspetto, sottolineato anche su queste pagine da autori come Matteo Brandi: concentrarsi su battaglie specifiche (no green pass, no Euro, no Draghi), quando invece si dovrebbe riuscire a elaborare un progetto che almeno in alcuni punti cardine porti alla lotta comune. E uno dei principali punti cardine che può essere trovato viene bloccato “mentalmente e culturalmente” perché non tutti lo intendono con la stessa passione e gli danno la medesima priorità: quel punto, è la Patria.

Il blocco storico e psicologico

Si tratta di un vero e proprio blocco psicologico, quello dello “stigma fascista”. Senz’altro, prima di tutto culturale e pedagogico. Una pedagogia del nulla, perché a prescindere dalle simpatie o antipatie storiche, l’antifascismo non è un’ideologia, come ormai concordano tutti i maggiori studiosi a livello accademico, per di più di estrazione liberale o non certamente simpatizzante con il Ventennio (penso a Galli Della Loggia ma anche allo stesso Emilio Gentile). Non lo è perché non genera una proposta, si propone soltanto di ricordare, a 80 anni di distanza, di essere ostile a un regime morto e sepolto. Pars destruens, ma nessuna pars costruens.

Ora, questo atteggiamento pedagogico del nulla, nel corso dei decenni, ha prodotto e radicalizzato il blocco psicologico citato poc’anzi, che si è aggravato nel corso degli anni. Sempre di più, verso sempre nuovi ambiti, mangiando ogni spazio mentale davanti a sé: trent’anni fa non era così grave, per dirla in parole spicciole. Esso ha progressivamente esteso le maglie dei suoi “blocchi”, soffocando sul nascere qualsiasi proposito serio di risorgimento della Patria, delle sue ambizioni quotidiane, sia estere che interne, dei suoi progetti. E se la Patria prova, anche solo per caso e magari in maniera confusa, a generare un movimento di dissidenza verso il disastro politico che negli ultimi trent’anni ci sta facendo precipitare verso ogni rovina, viene bloccata. Anzitutto mentalmente. Da cosa? Dal dogma antifascista che ritiene fascista qualsiasi cosa e che si ossessiona sulla storia passata e non sul presente. Ed ecco che anche un partitino come Alternativa decide – suo malgrado o meno poco ci interessa, è il risultato che conta – di fare di tutto per rimanere partitino, rompendo con un altro partitino come Italexit, perché forse, per sbaglio, ci potrebbero essere dei candidati “neofascisti”. La storia passata è importante, ma per essere recuperata con serenità e non vissuta come un’ossessione: altrimenti, nel presente, ci si comporta come degli scemotti. Pure piuttosto irrecuperabili.

Stelio Fergola

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1 commento

  1. Facciamola anche più semplice… guidano una macchina a pedali con freno a mano inserito. Se cagano sotto di tutto!

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