Roma, 22 ott – L’Inps che nasceva istituto di sostegno pubblico (post pensione o di altro genere) oggi, pur di tagliare spese, non ha niente di meglio da fare che prendersela con l’invalidità. Già, perché, come si legge con toni critici perfino in un giornale non esattamente “sociale” come Open, dal 14 ottobre “l’Istituto nazionale di previdenza sociale non erogherà più i 287,09 euro al mese per 13 mensilità a chi ha una percentuale di invalidità compresa tra il 74 e il 99 per cento e nel frattempo lavora (con uno stipendio massimo di 400 euro al mese).”



Inps e invalidità

Il cosiddetto “lavoretto”, dunque, giustifica l’Inps a tagliare una pensione di invalidità, come cita anche il documento ufficiale. Va detto che la stessa notizia, riportata da Repubblica, parla di “invalidità non grave tra il 74 e il 99 per cento”, elemento omesso da Open. Ma resta indubbio che “secondo l’Inps un invalido può vivere tranquillamente con un ‘lavoretto’, con cui a malapena riesce a pagare l’affitto di una casa (o di una stanza, nelle grandi città italiane).”

Insomma, con 400 euro non riesce ad arrivare a fine mese neanche una persona sana, figuriamoci un disabile. Ma l’importante, nel magnifico mondo del liberismo sfrenato, è soltanto una cosa: tagliare il peso sulla spesa pubblica, senza limiti, di qualsiasi natura esso sia.

Uno Stato sociale in disgregazione

L’Inps ora “protagonista” con il taglio agli assegni di invalidità ci aveva già regalato una bella perla questa estate, quando riguardo i disagi dovuti al Covid, aveva comunicato che “ i giorni trascorsi in quarantena non verranno più considerati di malattia. Pertanto, essendo l’isolamento della durata di 2 settimane, i lavoratori rischiano di perdere metà dello stipendio mensile.”

L’Inps è però solo uno dei tasselli di uno Stato sociale da decenni in via di disgregazione. Progressivo indebolimento del sistema pensionistico, del settore pubblico e del lavoro relativamente più “sicuro” che esso continua a garantire ancora oggi (indipendentemente dai limiti che nessuno discute).

Progressivo, lento e inesorabile indebolimento della Sanità pubblica, che dal 2023 subirà ulteriori decurtazioni per 300 milioni anno, come è leggibile già sul Sole 24 Ore e come già sapevamo da tempo.

Stelio Fergola

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