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antirazzismo terrore letterarioEsistono patetiche figure di ‘liberali’ che non solo non hanno nulla da dire sul moltiplicarsi dei reati di opinione, ma, per ‘ovvie’ ragioni di presentabilità, recitano incessantemente il mantra ‘antirazzista’ o evocano di continuo il più famoso revenant della storia.

E poi c’è una casa editrice marchigiana, la Liberilibri, cui si devono veri e propri gioielli come la Disquisizione sul governo di John C. Calhoun e una bellissima collana intitolata “il Monitore Costituzionale” (davvero ben fatti i due volumi dedicati allo Statuto Albertino del 1848 e al Progetto di Costituzione della Repubblica Napoletana risalente al 1799), che non ha paura di pubblicare il libro di Richard Millet, L’antirazzismo come terrore letterario, facendolo, per di più, precedere da un’altrettanto coraggiosa introduzione di Renato Cristin, che invece di assumersi il compito, come spesso accade, di ‘disinnescare’ il testo presentato, ne ‘squaderna’ tutte le qualità senza infingimenti di sorta, ma anzi con una lodevole empatia di fondo.

Ecco, a grandi linee naturalmente, ciò di cui parla Millet: innanzitutto del progressivo impoverimento, meglio ancora, imbarbarimento, della lingua, specie la letteraria, dovuto, da qui la sua fama di ‘peccatore’ da colpire con pubblico stigma, all’immigrazione di massa. Poi dell’antirazzismo come ideologia inventata per colpire ogni dissidenza. Dell’Europa che “sta morendo per incapacità di restare se stessa di fronte a un’immigrazione incalcolabile, incompatibile, generalmente ostile e infine distruttiva” (p. 9). E di tanto altro ancora.

Ma Millet ha anche il merito, indiscutibile, di aver coniato una delle più tristemente vere definizioni del nostro tempo, quella di totalitarismo angelico. Un controllo ossessivo e opprimente, esercitato da mass-media, potere giudiziario, ‘indignati’ di ogni latitudine, élites accademico-culturali, politici proni, e così via, che, nel nome di principi ‘angelici’ (tolleranza, ‘diritti umani’ e tutto l’armamentario ideologico di accompagnamento), di fatto reprime le opinioni difformi, impone il livellamento e l’omologazione, abbassa e deprime ogni creatività non in regola con le idee dominanti.

Per tutto questo, un piccolo consiglio: leggete Millet. Ne vale la pena.

Giovanni Damiano