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Il lavoro nella Milano di Beppe Sala: un mito che nasconde crisi e licenziamenti

by Fabio Pasini
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Milano, 22 mar – A Milano c’è benessere, a Milano c’è lavoro. Ci sono certezze che non vanno intaccate e allora si producono pure rassicuranti classifiche sulla qualità della vita, insieme alle tante rosee valutazioni fatte, peraltro, da chi in effetti “se la passa bene”. Poi, però, c’è la realtà, quella che non si vuole vedere né, tantomeno, divulgare. “Non disturbate il manovratore”, che, nel caso della metropoli lombarda, è un ricco signore col cuore a sinistra e il portafoglio dappertutto. Uno che, prima di vestire i panni di primo cittadino tra i più rossi d’Italia, si è costruito una luccicante carriera da top manager (da Pirelli a Tim, dalle banche d’affari a Expo 2015) e che, oggi, pensa, oltre che a un’incessante azione immigrazionista, a far apparire la città più glamour, più esteticamente attraente. Il tutto, come abbiamo già avuto modo di raccontare, facendo cassa ai danni dei milanesi attraverso raffiche di multe e aumenti tariffari.

Il caso di Galimberti

Apparenza prima di tutto, appunto. Perché la vita reale per un numero assai crescente di persone è sempre più grama all’ombra della Madonnina. Ed è proprio il marchio di fabbrica del gigante ambrosiano a cadere miseramente: il lavoro. Il quadro, solo per quanto riguarda questo inizio d’anno, è sconfortante. E mentre qualcuno gioisce per le prepotenti penetrazioni di multinazionali come Starbucks, che hanno aperto nuove vetrine in centro, ci sono migliaia di lavoratori che, insieme alle loro famiglie, hanno ben poco di che sorridere. Citiamo il caso di Galimberti (partner di Euronics), storica catena di negozi legati all’elettronica, che va verso il fallimento, dopo che il Tribunale non ha approvato il concordato preventivo presentato dalla società. Se, come prevedibile, la prossima udienza non vedrà novità, tanto clamorose quanto improbabili, si chiude. Duecentocinquanta lavoratori tutti a casa.

Migliaia di disoccupati

Chi proprio se ne va è la multinazionale giapponese Fujitsu, la principale società nipponica di Ict (Information and Communication Technology), che ha annunciato la chiusura delle proprie sedi di Milano e Roma, con almeno un centinaio di lavoratori che finiranno in mezzo a una strada solo nel capoluogo lombardo. Guai in vista pure per i dipendenti di un altro grande colosso, Vodafone, che ha comunicato ai sindacati un piano nazionale che prevede 1.130 esuberi (che diventano 1.600 con le posizioni part-time). Una bella botta se si considera che in Italia i dipendenti della compagnia sono circa 7.000, di cui ben 2.300 a Milano. Se si cambia settore, passando a un altro, peraltro altrettanto significativo per la vocazione della città, la musica non cambia. Pessime notizie, infatti, arrivano anche dalla moda. Calvin Klein, notissimo marchio americano, ha annunciato il licenziamento di tutti gli 84 dipendenti della sede di viale Umbria. Si tratta di una scelta, dice la società statunitense, votata al “rilancio dell’azienda”. 

Questa è la situazione, signori. La Milano del lavoro, del benessere  e del divertimento, che naturalmente ha il dovere di essere “accogliente”, ha invece il volto di tanti italiani e delle rispettive famiglie che guardano al futuro con angoscia, senza che la cosa scalfisca le certezze di Sala e compagni.

Fabio Pasini

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