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La “guerra delle origini”: la vera posta in gioco nel caso di San Donato

by Adriano Scianca
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Roma, 22 mar – Per ritenere stupide e pretestuose le polemiche sulla sottolineatura dell’origine senegalese dell’aspirante stragista di San Donato Milanese non serve avere opinioni particolarmente radicali sull’immigrazione, basta una conoscenza media della lingua italiana: la cittadinanza, infatti, non coincide con la nazionalità. Non esiste alcun argomento – nelle nostre leggi, e persino nel senso comune democratico – per ritenere che un senegalese che abbia acquisito la cittadinanza italiana cessi di essere un senegalese. Nessuno ha mai preteso che una carta d’identità cancelli un intero vissuto precedente. Di sicuro, poi, non è stato così per il signor Ousseynou Sy che, pur reso italiano burocraticamente, ha dimostrato di continuare a dare una certa importanza al suo essere africano, visto che in nome di tale identità ha tentato di arrostire 51 bambini.

Reazioni scomposte

Eppure, su Salvini e su chiunque abbia avuto l’ardire di sottolineare che la tentata strage è stata opera di un senegalese con cittadinanza italiana, c’è stata una pioggia di critiche, dai geni incompresi come Luca Bottura (quello per cui tentare di ardere vivi dei ragazzini è un problema di “code” stradali) ai secchioni di Open. Tutti più realisti del re: il senegalese che rivendica in modo plateale e fanatico la sua africanità e gli italiani che gli spiegano che no, lui non è senegalese, è un Mario Rossi qualsiasi. Tipico, del resto, di quella ideologia paternalistica che è l’antirazzismo, che ama lo straniero come figura idealizzata, neutralizzata, resa inoffensiva, stondata, non come persona reale, con tutte le contraddizioni del caso.

Una guerra di narrazioni

Ma la polemica, benché grottesca, conserva comunque un suo senso, perché su questo nodo di tematiche – l’origine, la nazionalità, l’identità e (possiamo dirlo?) il colore della pelle – è in corso una guerra. Una guerra di informazioni, di verità, di narrazioni. Una guerra combattuta con astuzie e colpi bassi da entrambe le parti. Inutile essere ipocriti: l’origine conta. Il colore conta. Sono cose che contano per tutti: per la destra e per la sinistra, per liberal e populisti, per globalisti e sovranisti. Quando arriva una notizia in una redazione, ci si chiede l’identità dei protagonisti. Se lo chiedono tutti, a Libero come a Repubblica. Tutti sono coscienti che su quel tema c’è una posta in gioco altissima. Sì, conta che Ousseynou Sy fosse senegalese. Così come conta che il giovane Rami (o era Samir?) fosse nordafricano.

Molte somiglianze e una differenza

Ognuno ha i suoi campioni e i suoi mostri, ognuno combatte la sua battaglia e tira l’acqua al suo mulino. Perché è di questo che stiamo tutti quanti parlando, negli ultimi anni: chi siamo noi? Dov’è il confine tra noi e loro? Quanto è allargabile il perimetro della nostra società? Chi resta dentro e chi resta fuori? Chi è integrabile e chi no? È possibile passare da loro a noi? La risposta a queste domande è ciò che ridefinisce il conflitto politico oggi. E allora basta con le prese in giro: quando l’Ansa dice che c’è stata una sparatoria in giro per il mondo, ci sarà chi ardentemente desidererà che il terrorista sia un “suprematista” e chi spererà che sia un barbuto fanatico dell’islam. E le narrazioni conseguenti, a seconda di quale sia la risposta giusta, saranno molto differenti. A sinistra amano immaginare che questi problemi se li pongano solo a destra, che siano solo i populisti a strumentalizzare la cronaca per creare divisioni, ma fanno lo stesso anche loro. Del resto il giornalismo è questo: selezionare, contestualizzare, narrare le notizie in un quadro generale elaborato arbitrariamente, a partire dai propri valori (la cosiddetta “linea editoriale”), altrimenti resterebbe solo un rullo di asettiche notizie. Tutti lo fanno, anche se alcuni non lo ammettono. Con una sola differenza: il “colpo di fortuna”, a sinistra, è quando si può sputare su se stessi. Quando il terrorista è cattolico, quando lo stupratore è bianco, quando il pazzo è italiano. E questa brama di autodenigrazione qualcosa vorrà pur dire.

Adriano Scianca

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5 comments

GianPaolo Presotto 22 Marzo 2019 - 6:38

Vuol dire caro Scianca nutrirsi di cibo putrefatto, di cadaveri, una naturale specializzazione nella quale i sinistroidi eccellono, da sempre, perché chi non sa camminare sulle proprie gambe necessita di protesi siano esse l’internazionale dei lavoratori, e ora i sedicenti immigranti, non è difficile immaginare che il risultato si tradurrà nel medesimo tracollo, con esiti magari differenti ma ugualmente esiziali, con una differenza però che mentre le follie del comunismo le hanno sopportate altri e diversi popoli (il nostro di comunismo era un bluff) le conseguenze delle migrazioni le subiremo tutti noi, e allora auguri.

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Louis Vermont 22 Marzo 2019 - 8:50

Sì certo, l’origine senegalese del tentato stragista non conta nulla per i media e le anime pie. Non importa sei sia “bianco” “bruno” “giallo”, come dicono loro. Pensarlo è roba da “razzisti”.
Poi per il ragazzetto Ramy, quello che ha chiamato i carabinieri, l’origine nordafricana conta eccome. Un ragazzino nordafricano che viene definito “italianissimo”, “italiano a tutti gli effetti”, dicono sempre loro. Non pensarlo italiano è roba da “razzisti”. Naturalamente. Per gli altri, coraggiossisimi ragazzi, l’origine bianca autoctona stranamente, magari per un’epidemia di cataratta, non conta di nuovo nulla.
La palma di questa supercazzola va – pensate un pò! – a Tgcom. Un bell’editoriale sulla prova di “civiltà” che i ragazzi allogeni hanno dato a noi “razzisti” capaci di offendere dal web. O magari capaci di cogliere il nesso tra immigrazione e identità africana con la motivazione proclamata dall’attentatore. L’origine nordafricana conta in questo caso per dimostrare che è “più italiano di noi”. Apro una parentesi, fatelo leggere l’editoriale di Tgcom ai destrosi ancora incantati da Berlusconi per misurare la loro stoltezza!. L’editoriale conclude in modo trionfio che i ragazzetti allogeni salveranno l’Italia dal terrorismo e – che stupore!- dal “razzismo”
Per Oussenyou Sy l’origine non conta, la conclusione dei media e delle anime pie e che si tratta di un marziano che ha agito per i diritti dei marziani.
L’origine e il colore della pelle non conta nulla.
Sì certo…. (Mi fermo qui per non vomitare!)

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Avantra 23 Marzo 2019 - 11:47

Ma quel tweet di Bottura è chiaramente sarcastico…

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Avantra 23 Marzo 2019 - 11:55

Ma il tweet di Bottura è chiaramente sarcastico…

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“Ripartiamo con lo ius soli”. Così la sinistra lavora alla sua estinzione - Skytg24news.it 25 Marzo 2019 - 4:34

[…] a compiere stragi per vendicare i propri connazionali africani? Perché il punto è questo: nazionalità e cittadinanza sono due cose ben distinte. Se gli verrà revocata la cittadinanza italiana (tecnicamente possibile), Ousseynou tornerà a […]

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