Roma, 7 lug – Gli Alpini sono un simbolo della Patria e della Nazione. Peggio ancora, un simbolo di trionfo, visto che richiamano storicamente a un passato ormai remoto in cui l’Italia, con la Vittoria nella Grande Guerra, completava il suo processo unitario e poneva fine all’epopea risorgimentale. Tutto questo, da parte di chi l’Italia stessa la vuole morta, non può essere accettato. E potremo attenderci molto altro in futuro.

Alpini, un simbolo da abbattere

Già nel 2018 a Trento, come riportava anche Il Fatto Quotidiano, il raduno degli Alpini fu al centro di feroci contestazioni e boicottaggi da parte dei soliti noti, tutti nell’orbita culturale del dilagante pensiero unico di sinistra. E non è un caso che, dopo le presunte (ma a questo punto potremmo azzardare quasi un “inventate”) molestie di Rimini, qualcuno il mese scorso abbia richiamato proprio all’adunata di quattro anni fa lamentando situazioni simili.

La verità è che la cultura mainstream, da anni ostile a qualsiasi cosa richiami la Patria, è alla forsennata ricerca di nuovi pretesti per attaccare il corpo militare forse più rappresentativo della sua storia. Lo dimostra anche l’insistenza sulla “questione molestie”, che non sembra esaurirsi nemmeno dopo il flop successivo al raduno di maggio. È infatti di queste ore la notizia secondo la quale Non una di meno sarebbe nuovamente alla carica, pronta a presentare altre 170 denunce. La domanda che dovremmo porci è la seguente: ma se, per sbaglio, anche soltanto una di queste dovesse rivelarsi veritiera, cosa potremmo aspettarci dall’esercito mediatico e culturale – quello si, veramente spaventoso – di cui dispone da decenni il pensiero anti-nazionale? Una pecora nera è sempre possibile, in qualsiasi gruppo umano o sociale, ma di certo non inficia ciò che questo gruppo ha generato nella storia di una comunità come la nostra in passato, e che continua a produrre nel presente, in tempo di pace, in termini di solidarietà sociale e di aiuto nelle aree martoriate dalle catastrofi naturali (sono noti gli interventi degli Alpini nel contesto di alluvioni e terremoti che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi decenni).

Se le denunce fasulle o largamente esasperate hanno prodotto un simile putiferio, cosa potrebbe accadere se si riuscisse finalmente a trovare – ad esempio – anche un solo alpino omicida, stupratore o qualsiasi altro aggettivo richiami ad ogni forma possibile di malvagità che ci possa venire in mente? I cannoni dell’egemonia anti-italiana, in quel caso, non avrebbero pietà. Per perseguire il solito, bieco, scopo: infangare un corpo militare che è un simbolo di vita per la nostra Nazione.

Attacchi che durano da anni

Anche la Folgore è, da decenni, sotto attacco. Ogni tragedia, ogni caso che provochi qualsivoglia incidente, viene strumentalizzato con una precisione chirurgica. Sul caso di Emanuele Scieri, allievo del corpo paracadusti deceduto nell’ormai remoto 1999, i media e i giudici del pensiero unico marciano ancora oggi. Puntando sul nonnismo e su ogni possibilità di definire, al di là delle responsabilità dei commilitoni, il gruppo militare in modo denigratorio. Da anni la Folgore è accusata di essere un corpo “fascista”, al solo scopo di porla in cattiva luce (il che è già di per sé demenziale, vista l’ “accusa” ridicola, ma apriremmo una parentesi infinita che, in questa sede, tralasciamo). La Folgore, per qualcuno, “fabbrica fascisti”, come pubblicava Linkiesta a riguardo, quando nel 2013 un saggio ne denunciava i presunti richiami ideologici (e, quando mai no, violenti). L’anno dopo, per il canto dell’inno “Non ci conoscete”, altro caos mediatico. Altro tentativo – inutile e stupido – di scatenare l’ennesimo putiferio.

La Folgore, come gli Alpini, è un altro simbolo nel mirino dei cecchini anti-italiani. Che continueranno ad insistere e a cercare con precisione certosina ogni caso che possa portare a scandali, delegittimazioni, ma anche soltanto ad antipatie nell’opinione pubblica. Perché questi signori, da almeno trent’anni, si concentrano su questo: allontanare i simboli della Patria dalla gente. Peggio ancora, di renderli criminali ai loro occhi.

Stelio Fergola

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