Roma, 9 giu – I laburisti sono in confusione: elezioni, Irlanda del Nord, Brexit? Macchè, ancora devono decidere se le donne hanno il pene… La polemica – surreale – divampa nel Regno Unito e la discussione degli ultimi giorni verte su un dilemma che non riesce proprio a mettere d’accordo i rappresentanti del partito laburista: le donne possono avere il pene oppure no?

Le pene dei laburisti

Il leader dei Labour, Sir Keir Starmer, che è stato più volte accusato di eludere le domande sull’argomento, ha dichiarato in un’intervista rilasciata a Lbc che la grande maggioranza” delle donne non ha un pene. Un’affermazione lapalissiania – biologicamente parlando – ma materia di dibattitto all’interno di un partito quando il sesso non è più sesso ma “genere”. Ma cos’ha detto Starmer di incriminante? In realtà nulla, leggiamo: per la stragrande maggioranza delle donne” si tratta “esclusivamente di biologia e ovviamente non hanno un pene. Lo sappiamo tutti e ovviamente hanno bisogno di spazi sicuri e lo sosterremo. Ma c’è una piccola minoranza di individui che sono nati in un genere con cui ora non si identificano ha spiegato. Alcuni poi, ha sottolineato, attraversano un processo, altri no, e questo è traumatico per loro, e li rispetto e li sostengo. “Per il 99,99% delle donne” ha rimarcato Sir Keir Starmer, ètutta biologia, dobbiamo sostenere i loro spazi sicuri, ma non denigriamo o manchiamo di sostenere il piccolo gruppo di persone che lottano con la loro identità di genere“.

Lo psicodramma british

Uno psicodramma che non è humor inglese ma grottesca realtà. Il dibattito – tutto a sinistra e come sempre lontano dalla realtà –  vede da una parte le femministe “gender critical”, convinte del fatto che la realtà biologica sia predominante sul genere – come la già ostracizzata J.K. Rowling e la docente Kathleen Stock – e le associazioni transgender ed Lgbtq, che sostengono invece che il genere sia un costrutto sociale e che ognuno possa “autoidentificarsi” come meglio crede. C’è un termine specifico che nel dibattito pubblico e sui social viene accostato alla Rowling: si tratta di “Terf” che, come spiega il Financial Times, sta per “femminista radicale trans-escludente”, un’etichetta affibbiata dalle associazioni transgender come insulto contro qualsiasi donna che non si piega alla follia di un’ideologia che nega la realtà biologica. Si apre quindi un divario tra chi da donna rivendica comunque il sesso come dato biologico incontrovertibile e chi rifiuta ogni categoria. Un dibattito che meriterebbe di essere analizzato al microscopio, almeno per starne fuori ma analizzarne gli effetti.

Sergio Filacchioni

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