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Roma, 10 lug – L’empatia è una cosa da donne? La risposta del pensiero dominante è ovviamente che si tratta di un pregiudizio di genere, che è solo la nostra cultura “eteropatriarcale” che vuole relegare le donne al ruolo di “persone sensibili” affinché siano dominate dai maschi etc. Ora a scienza ci dice che, al contrario, si tratta di meccanismi che hanno a che fare con la genetica. Un team di ricerca anglo-francese coordinato da neuroscienziati dell’Università di Cambridge ha dimostrato che la capacità di saper leggere le emozioni negli occhi di un’altra persona è infatti influenzato dai nostri geni. Nello specifico, gli studiosi coordinati dal dottor Varun Warrier hanno scoperto che le variazioni genetiche coinvolte in questa particolare sensibilità sono localizzate nel cromosoma 3. Ma questo solo nelle donne. Nel tratto del cromosoma individuato si trova il gene LRRN1 (Leucine Rich Neuronal 1), che studi passati avevano già associato all’empatia cognitiva.



Gli studiosi hanno inoltre scoperto che le persone più abili nel determinare le emozioni altrui emozioni attraverso gli occhi hanno uno striato più grande, ovvero quella parte del cervello – nello specifico del telencefalo – che è coinvolta nei processi cognitivi, dove ad esempio si localizzano anche gli stimoli relativi alla ricompensa. Proprio nello striato risulta essere particolarmente attivo il gene LRR1. Si sapeva già che le donne avevano risultati migliori degli uomini nel test “Reading the mind in the eyes”, che quantifica la capacità di leggere le emozioni attraverso gli occhi e che è stato messo a punto dalla stessa equipe. Ora scopriamo che questa variante genetica gioca un ruolo fondamentale nella capacità di percepire gli stati d’animo da parte delle donne. Per quanto riguarda gli uomini, invece, non è stato individuato alcun tipo di correlazione.

Black Brain

Gli studiosi hanno analizzato i dati di circa 90mila partecipanti (44.574 donne e 43.482 uomini), la maggior parte dei quali clienti della società 23andMe, che si occupa di genetica. “Questo è stato il più grande studio al mondo con questo test di empatia cognitiva. È stato anche il primo studio che ha tentato di correlare i risultati ottenuti con il test e le variazioni nel genoma umano. È un importante passo avanti per il campo delle neuroscienze sociali e aggiunge un altro tassello al puzzle a ciò che può causare variazioni nell’empatia cognitiva”, ha sottolineato l’autore principale della ricerca.

Giorgio Nigra

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