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centinaio legaRoma, 19 giu – Quando su queste colonne parliamo dell’esperienza salviniana come di un importante progetto sovranista abortito, ci sono spesso due tipi di reazioni piccate: quelle dei nostri lettori che hanno ancora in simpatia Salvini, e che ci accusano di cercare il pelo nell’uovo o di fare del fuoco amico su chi dice, molto spesso, le stesse cose che diciamo noi; e, dall’altra parte, quella di chi Salvini non l’ha mai potuto soffrire e che ci imputa di aver mostrato, qualche tempo fa, un’eccessiva fiducia verso un politico mediocre. È una dialettica che è nelle cose, e va bene così. Resta il fatto che, a parer nostro, una svolta nel percorso salviniano c’è stata. Il leader del Carroccio non era Peron prima e non è la Boldrini adesso. Ma che le potenzialità sovraniste del suo progetto siano state disinnescate è un dato di fatto. Altrove abbiamo già illustrato i contorni di questo tornante politico sciagurato. Oggi ci torniamo su parlando di alcune facezie, forse inessenziali ma comunque simboliche dell’aria che tira in Lega.

Gian Marco Centinaio, oltre a essere il presidente dei senatori della Lega, è anche il commissario di Noi con Salvini nel Lazio. Teoricamente, quindi, dovrebbe avere un ruolo cruciale nell’esportazione del messaggio salviniano al centrosud, cosa che implica non solo uno sforzo di radicamento capillare in territori extra-padani, ma anche la ricezione di quel messaggio post-padanista che ha il suo simbolo in Matteo Salvini che va sul Piave a ricordare il sacrificio dei nostri caduti durante la Grande Guerra e a ribadire che i confini dell’Italia sono sacri proprio perché bagnati da quel sangue. Ora, sul primo punto sorvoliamo: Noi con Salvini è una struttura vuota, non esiste, a Roma e al centrosud, a parte quattro riciclati senza alcun seguito, nessuno sa dove e chi siano. I risultati elettorali, del resto, sono ridicoli se paragonati al vasto consenso di cui godono le tesi salviniane in tutto il Paese. Questo per quel che riguarda il metodo. Sul merito, invece, basta dare un’occhiata alla bacheca facebook di Centinaio per capire che aria tira in Lega. Tanto per cominciare, nelle stesse ore in cui l’Italia batteva la Svezia agli Europei, il senatore ha messo come foto profilo la bandiera svedese. Un po’ poco per montarci un caso politico, d’accordo, ma certo l’atteggiamento è quello di uno snobismo anti-italiano che finora solo Travaglio aveva avuto il coraggio di esplicitare con tanta sfacciataggine. Ancora: a chi gli posta la bandiera italiana in bacheca, Centinaio risponde postando quella con il sole delle Alpi, dicendo che la sua bandiera è quella. E ancora, sommo delirio, ritornano i bizzarri progetti di ingegneria geografica che avevano caratterizzato la prima fase della Lega. Scrive l’esponente del Carroccio: “Il Regno Unito ha tre nazionali: Inghilterra, Galles, Irlanda del Nord, Scozia. 3 su 4 partecipano all’Europeo 2016… Il mio sogno? Vedere il derby tra noi e loro… Le nazionali del Regno Unito d’Italia”. E sotto due bandiere, quella italiana e quella “padana”. Il testo è confuso, ma sembra di capire che Centinaio sogni un derby tra Padania ed Etruria (così, a inizio anni ’90, sognavano di chiamare l’Italia del Centro, mentre per quella del Sud non si sforzarono di trovare nomi altrettanto altisonanti). E questo sarebbe l’esponente di punta del progetto sovranista nel Lazio, uno che pensa che il Lazio stia… in un’altra nazione.

Per quanto il senatore metta come immagine di copertina una sua foto con Salvini, sembra proprio che il messaggio da far passare sia quello di un ritorno al solito andazzo leghista dopo le “sbandate” del leader. Si torna all’usato sicuro, quindi: folclore anti-italiano e inciuci di palazzo col centrodestra. Tutto molto “italiano”, peraltro, almeno nel senso che alla parola danno questi signori qui.

Adriano Scianca

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8 Commenti

  1. La più grande opera di ingegneria geografica della storia fu la creazione dell’Italia – per altro iniziata male e finita peggio, ergo tutte le contraddizioni e mal funzionamenti dei giorni nostri – né più né meno artificiale della Padania.
    Se a questo aggiungiamo poi l’UE!…… L’Italia sta alle Regioni (Stati) come l’UE sta ai paesi che la compongono.
    Il Duce (dopo forse solo gli antichi romani) fu l’unico che ci stava riuscendo – toh, e Mike Bongiorno 😉
    O Fascismo o ritorno agli Stati sovrani. Le vie di mezzo non funzionano……
    Se quella in cui viviamo oggi è l’Italia da tifare, che sa sentirsi tale solo intorno al pallone, insieme alla politica vero oppio del popolo (per altro truccato, pieno di scandali, giocato da marmocchi strapagati radical-chic), corrotta, mafiosa, ecc ecc allora forza Svezia e forza Centinaio… e basta con sto calcio!!!!!

    p.s. Il Sud si chiamerebbe Ausonia

    • Non entro nel merito di ciò che scrivi, potrei anche condividere, ma il fatto che non ti firmi neanche con un pseudonimo è molto sgradevole e rende nullo il tuo messaggio: non avere nome significa non esistere.

    • Lo scrive lei, io sono Veneto e fiero di far parte dell’Italia.
      L’Italia riunificata nel 1861, dopo circa 1400 anni.
      La Padania? mai esistita, come la Palestina, e il Sahara Occidentale. Esisteva la Serenissima, che per effetto di un Doge criminale , Lodovico Giovanni Manin, ha cessato di esistere senza combattere le truppe francesi. Unico caso, Lo fece il Regno di Sardegna, lo Stato Pontificio, il Regno di Napoli.
      L’Italia doveva riunificarsi in una confederazione, ma dopo i primi assensi, Roma e Napoli si sfilarono. Io non vorrei far parte della ex Jugoslavia, perché questa era la fine se l’Italia non fosse esistita.
      W l’Italia

  2. Sull’aspetto politico penso che l’Italia deve necessariamente trovare la forza di stare unita. Chiaro che urge un decentramento di poteri, per riuscire a controllare meglio le varie zone geografiche. A Roma il potere centrale deve essere concentrato sulla difesa, sull’organizzazione degli interni, sull’istruzione, sulla sanità e sugli aspetti strettamente di carattere nazionale.
    Sull’aspetto calcistico sorrido perché comunque è tipicamente italiano tifare contro. Va di moda, non lo comprendo, ma vale per le domeniche e vale per la Nazionale ovviamente.
    Comunque è vero che è difficile comprendere Eder (o Motta) in Azzurro. Non basta cantare l’inno per essere Italiani.
    Infine su Salvini e sulla Lega, credo che se è vero che dice molte cose che possiamo condividere, è altrettanto vero che non si è mai slegato definitivamente da un passato ‘bossiano’ dove l’ampolla del Po è ancora una reliquia importante.

  3. Non è chiaro perché un “padanista” non potrebbe essere un “sovranista”. Semmai è il contrario: quando viene mollato l’identitarismo federale ed internazionale per uno sciovinismo da curva sud che può andar bene anche a Benigni (“La costituzione più bella del mondo”, “I sacri confini della patria”, “Prima gli italiani”, magari anche quando… gli immigrati sono loro!), ecco poi che rientrare nel mortifero ed avvelenato recinto della Destra europea ed occidentale diventa uno sbocco probabile..

  4. Arieccolo, i destronzi anti-risorgimentali, stranamente sulla stessa linea dei neodestri antitaliani, a loro volta stranamente simili ai sinistronzi del “questa europa non ci va bene”.

  5. Il progetto di un’Italia che torna lo stato di spezzatino pre-unitario è un delirio che ben evidenzia lo scollamento tra realtà e fantasia che anima l’elettorato leghista secessionista. E’ un qualcosa che non solo non ha alcun senso e non potrà apportare alcun bene agli abitanti dello Stivale, ma è inoltre qualcosa di totalmente campato in aria, che non è mai esistito e che mai esisterà. Qualcosa per cui nessuno ha mai versato una sola stilla di sangue. Lo stesso sangue che invece è scorso a fiumi invece nella nostra storia e per il nostro glorioso Tricolore.

    Quindi bene così e sciogliamo l’equivoco una volta per tutte. Con buona pace degli ex-Uomo Libero e tutta l’altra roba anti-italiana che per decenni ha ammorbato la “destra radicale”. Föra da i ball!

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