Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 31 mag – La levata di scudi della sinistra in favore di Gad Lerner sta assumendo contorni e toni sempre più grotteschi. Il pomo della discordia è l’ormai famigerata diretta social di Salvini, in cui il leader della Lega ha espresso perplessità sulla scelta della Rai di affidare un programma al noto conduttore radical chic. Da Zingaretti a Formigli, tutto il fronte globalista è insorto contro le parole del vicepremier leghista, dipinto come un novello Berlusconi dei tempi dell’«editto bulgaro», o peggio come un tiranno che reprime il dissenso attraverso la censura. Peccato solo che questo bel quadretto oleografico non rifletta minimamente i reali contorni della vicenda.

Lerner il censore (non censurato)

Partiamo dall’identikit dell’imputato: Gad Lerner non è solo un giornalista notoriamente di sinistra (il che ci può stare), ma è soprattutto un agit-prop. Saranno i suoi trascorsi in Lotta continua, sarà la sua formazione marxista-leninista, fatto sta che Lerner non fa informazione, ma propaganda (in particolare antisovranista). Peggio: Lerner è uno che non si fa remore a stilare una «lista di proscrizione» (parole sue!) in cui sono contenuti nomi di giornalisti a lui sgraditi, come Belpietro e Giordano, definiti da Gad nientemeno che «i nuovi difensori della razza». Insomma, qui non stiamo parlando di un profilo «equilibrato» e perciò adatto al servizio pubblico.

Una Rai «sovietizzata»

La strenua difesa di Lerner da parte della sinistra appare dunque come una mera difesa di categoria (e di fazione). Una difesa che non ha neanche seri argomenti da far valere in favore del pluralismo: con Fazio, la Berlinguer e i monologhi di Saviano (mai una volta con contraddittorio), non si può proprio dire che in Rai la sinistra non sia rappresentata. Anzi: è bastato un solo programma come Povera patria perché lorsignori gridassero alla «Rai sovranista». Un’impudenza che scivola facilmente nel ridicolo, se pensiamo anche al fatto che l’amministratore delegato della Rai, Fabrizio Salini, è tutt’altro che destrorso. Il punto è che alla sinistra – intellettuale o semicolta che sia – non è mai fregato nulla del pluralismo. In quanto polo di potere, ha sempre pensato solo ed esclusivamente a mantenere il suo dominio nel mondo dell’informazione. Il che ci può anche stare, non siamo degli ingenui. Ma evitassero almeno di prenderci per i fondelli con queste patetiche lagne. Perché non siamo ingenui, ma neanche fessi.

Valerio Benedetti  

1 commento

Commenta