Roma, 28 ott – Il Passaporto X, letto così, sembra quasi un documento da film di spionaggio. Invece è l’ultima genialata proveniente da quel pozzo senza fondo di rivoluzioni di cartone che è l’universo Lgbt. Ma andiamo con ordine.



Passaporto X, solo per veri “non binari”

Gay.it, ovviamente, festeggia la brillantissima conquista sociale del Passaporto X, avvenuta – guarda un po’ – negli avanzatissimi Stati Uniti d’America. L’attacco dell’articolo che tratta l’argomento sembra descrivere, più o meno, la sbarco sulla Luna:

“All’indomani della Giornata della consapevolezza intersessuale arriva un passo storico dagli Stati Uniti per le persone di genere non binario. È stato infatti rilasciato ufficialmente il primo passaporto che reca una X alla voce “genere”. Una X che cambierà la vita di molte persone: addio alla sola scelta “uomo” o “donna” che abbiamo visto finora.”

Una “scelta uomo e donna” evidentemente lesiva di diritti inviolabili dell’essere umano, probabilmente paragonabili alla stessa necessità di respirare, a giudicare dal fatto che l’articolo prosegue denunciando che “Da anni chi è intersessuale, non-binary o genderfluid chiede a gran voce che i documenti ufficiali o i form che compiliamo abitualmente online siano più inclusivi e abbandonino l’antica separazione di generi ormai superata.” Come a dire, sono problemi seri, e non abbiamo dubbi sul fatto che il Passaporto X li risolva, permettendo a tantissimi genderfluid di dormire, finalmente, più sereni.

D’altronde, Il Fatto Quotidiano riporta la definizione data dalla comunità Lgbtqi sul Passaporto X, definito senza mezzi termini “una pietra miliare”. Di cosa, è piuttosto difficile intenderlo.

Dana, il primo (la prima?) intersessuale con passaporto

Precisiamolo: chi sia l’eroe intersessuale ancora non è certo, visto che il Dipartimento di Stato non lo ha reso noto. Ma voci incontrollate delle pionieristiche avventure intersessuali parlano di tale Dana Zzzyym “impegnata in una battaglia legale proprio contro il dipartimento dopo che le era stata negata proprio la lettera X per “intersex” che aveva aggiunto a mano sopra i box “M” e “F”.” Una battaglia che il Passaporto X ha condotto all’agognata vittoria. E, finalmente, la richiesta di Dana è stata accolta. Non a caso Jessica Stern, inviata diplomatica speciale degli Usa per le questioni Lgbt, esulta, perché la burocrazia si è allineata alla “realtà vissuta e all’esistenza di uno spettro più ampio di caratteristiche sessuali e umane rispetto a quanto riflesso dalle due precedente designazioni”.

E prosegue: “Vediamo questo come un modo per affermare ed elevare i diritti umani delle persone trans e intersessuali e di genere non conforme e non binarie ovunque”. Ma non ci si ferma qui. La speranza della Stern è che il mondo segua la rivoluzione del progresso del Passaporto X, dopo gli Stati Uniti, la Nuova Zelanda, il Canada e il Nepal.

Stelio Fergola

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