Il Primato Nazionale mensile in edicola

codice rocco legittima difesaRoma, 6 mag – La legge sulla legittima difesa? Un pastrocchio, sia politico che lessicale. Ma anche dal punto di vista tecnico, dal lato dunque più strettamente giuridico, la situazione non è che sia tanto migliore. Ne è convinto il costituzionalista Giuseppe Sarno, che provocatoriamente (ma non troppo) arriva quasi a chiedere il ripristino del caro vecchio Codice Rocco, il corpus normativo penale varato nel 1930.

In un intervento ospitato dalle colonne di quell’imbuto dei radical chic italiani che è l’Huffington Post, Sarno spiega che “Il Codice penale Rocco in materia di legittima difesa che, per chi non lo ricorda, era ministro fascista recitava: Perché la giustificazione del fatto delittuoso possa essere considerata legittima, l’autore deve esserci stato costretto (e dunque non averne avuto altra possibilità che quella) per difendere un diritto proprio o altrui, da un pericolo che si sta manifestando nel preciso momento in cui il fatto che si vuol giustificare viene compiuto e sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa che si vuol evitare“. A novant’anni di distanza, invece, prosegue Sarno, “grazie al pasticcio combinato ieri alla Camera dei Deputati, in relazione alla riforma della legittima difesa, siamo arrivati al punto per cui l’Italia si è trasformata in un immenso far west, ma solo di notte, mentre prima non c’era distinzione fra il giorno e la notte”.

“Da giurista mi pongo una domanda: la formulazione del codice Rocco non era forse ben più avanzata e includente di tutta la possibile casistica, rispetto alla modifica del 2006 e – assolutamente – del brutto pasticciaccio combinato ieri?”, osserva Sarno, secondo cui “la riforma di ieri è solo propaganda che riduce l’azione legislativa in un Parlamento svuotato, che risponde soltanto alle esigenze elettoralistiche”.

Non poteva tuttavia mancare il colpo in punta di fioretto in salsa moralista: “Siamo ridotti male – conclude – se siamo costretti ad avere nostalgia di leggi fasciste”. Come se la capacità di scrivere leggi chiare, precise, lineari – come ogni elaborazione normativa dovrebbe essere – e, soprattutto, con un preciso retroterra etico e culturale, fosse una colpa.

Nicola Mattei

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta