Roma, 4 set – “Integrazione impossibile”. È il giudizio del Provveditorato su Pietrabruna, paesino in Liguria, dove il livello degli stranieri è diventato così elevato da aver condotto l’unica classe delle elementari del Paese ad avere sei allunni stranieri su sette, nell’unica classe elementare.

“Integrazione impossibile”: la classe con troppi stranieri

L’unica classe delle elementari di Pietrabruna, in Liguria, è composta da sei stranieri e un solo italiano. Sarebbe composta, per meglio dire, perché gli organi scolastici la decidono dura, ma inevitabile: sospensione. “È alquanto impossibile che possano integrarsi”, dicono dal Provveditorato, successivamente all’arrivo di due famiglie di profughi ucraini con tre bambini di 6 e 7 anni. Il sindaco del Paese, Massimo Rosso, aveva visto al contrario con favore la questione, allo scopo di far ripartire la scuola. L’istituzione, però, non l’ha pensata allo stesso modo: la scuola medesima rimarrà sospesa per assenza di alunni sufficienti.

Il sindaco non ci sta

Rosso, le cui dichiarazioni sono riportate da Tgcom24, non ci sta: “Ho scritto al provveditore, informando che avremmo avuto questi tre bambini, che arrivano da una zona di guerra. Ho anche fatto presente, che iscriverli a San Lorenzo al mare, in una classe di venti alunni, avrebbe potuto comportare un ulteriore stress per chi ha già dovuto subire il trauma della guerra. Non ho mai ricevuto risposta scritta a questa lettera, ma in compenso la dirigente scolastica mi ha comunicato per telefono, che la scuola sarebbe rimasta chiusa, perché l’integrazione tra tre ragazzini del Maghreb, altrettanti bambini ucraini e un italiano era alquanto impossibile”.

E infine, le ultime dichiarazioni che provano a contestare la “integrazione impossibile” manifestata dal Provveditorato: “L’anno prima abbiamo aperto lo stesso con sette alunni anche se la norme dice che devono essere ‘almeno otto’. Inoltre, non credo che l’integrazione possa avvenire meglio in una classe con un insegnante ogni venti alunni, rispetto alla nostra in cui la proporzione è di uno a sette. Le due famiglie ucraine non hanno reddito, quindi, se i bambini dovessero studiare in un altro Comune, dovremmo pagare i buoni pasto, ma non ci sono i soldi a bilancio. Fossero rimasti a Pietrabruna, avrebbero potuto rincasare per pranzo, visto che abitano a venti metri dalla scuola”.

Alberto Celletti

 

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

  1. Situazione pazzesca che non si sarebbe dovuta nemmeno “creare”. P.es, soprattutto relativamente agli ucraini, perché non stabilire, una colonia omogenea, costruttiva, educativa, in attesa di tempi per loro migliori?
    Spargere un po’ di qua, un po’ di là, diluire, sminuire, scaricare, manco fosse concime da testare…

Commenta