Milano, 14 dic – Bonus mamme sì, senza dubbio, a patto di essere immigrate. Anche se in Italia da poco. Il Tribunale di Milano, infatti, ha deciso che l’Inps dovrà estendere il “premio nascita” di 800 euro una tantum anche alle mamme immigrate senza permesso di soggiorno di lungo periodo, altrimenti c’è discriminazione. Il contributo è riservato solo a quelle donne che si trovino o si siano trovate a essere almeno al settimo mese di gravidanza tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2017.

L’Inps aveva anche decretato che ad averne diritto sarebbero state solo le donne italiane o le immigrate in possesso di permesso di soggiorno a lungo tempo. Ma una valanga di ricorsi ha fatto in modo che la previdenza italiana eroghi il bonus a tutte, senza distinzioni.


Una sentenza analoga si era avuta poche settimane orsono dal Tribunale di Bergamo che aveva dato ragione al ricorso di 24 mamme provenienti da Egitto, Marocco, Senegal, Pakistan, Ecuador, Bolivia, India, Burkina Faso, Tunisia, Albania, Costa d’Avorio e Nigeria, ma residenti in bergamasca che si erano viste negare il cosiddetto bonus bebè previsto dalla legge finanziaria dello scorso anno.

La Cgil è andata loro in soccorso e ha appoggiato la loro richiesta e i giudici lo scorso novembre hanno sentenziato che anche a loro spettavano gli 800 euro previsti per le italiane. Ieri a Milano la sentenza di Bergamo è stata bissata, in nome della parità di trattamento tra genitori italiani e stranieri. A muoversi in quest’ultimo caso non sono state le straniere ma Asgi, Apn e Fondazione Piccini, tutte associazioni che tutelano gli immigrati.

Non solo: le suddette organizzazioni stanno sensibilizzando e informando capillarmente tutte le donne straniere che stanno per avere un pupo o che l’abbiano avuto in quest’anno, e che siano in possesso di permesso di lavoro anche di breve periodo, a fare la domanda di contributo. Non sia mai che qualcuna venga esclusa…

Anna Pedri

 

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