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Roma, 11 apr – Ho sentito dire da qualche parte che un dittatore ha commesso dei crimini, devo provvedere immediatamente a compiere un gesto rivoluzionario per contrastarlo. Devo pur farmi venire un’idea, per smentire quel pazzo di Miguel de Unamuno che bollò le idee espresse tanto per esprimerle come “la più odiosa di tutte le tirannie”. Collassati i bei tempi di Woodstock, naufragata l’era del pacifismo di piazza, tutti giù per terra i girotondini, non ci resta che buttarsi nella parodia del cinghiale bianco. Posto che di conoscenza in questo caso non c’è traccia. Cosa c’è allora di più dirompente di un selfie? E’ presto detto: fotografarsi coprendosi naso e bocca con la mano. “Un gesto simbolico utile per diffondere la consapevolezza di questo crimine. Invito tutti a fotografarsi così contro l’uso dei gas come arma mortale”, ha scritto Roberto Saviano su Facebook lanciando questa campagna social contro Assad in preda al qualunquismo fazioso (scordatevi l’ossimoro).
A cosa dovrebbe dunque servire questo gesto contra gesta belliche? A renderci tutti consapevoli dell’uso di armi chimiche in Siria da parte del brutale presidente di una Repubblica araba, laica e socialista. Pardon, provvediamo a rimuovere “araba, laica e socialista”, non sia mai che si attivi un cortocircuito nei microchip dei radical chic di turno. Un appello accorato al potere dei più buoni, nel giorno in cui da Repubblica ai militanti della misticanza (Gaber ci perdoni) si sono uniti tutti in coro per gridare all’orrore, nell’horror vacui di perdere un’occasione per tacere. La sicumera intellettò ha bruciato così le tappe del tempo perduto a contemplare la recherche della verità, e in un vortice di globali certezze bipartisan sono arrivate le minacce hollywoodiane di Trump, roba che neanche Marsellus Wallace. Là dove non riuscì Saddam è riuscito Assad, oggi basta la sirena di un’ampolla chimica per unire i no war ai berretti verdi.
Peccato che lo squadrone delle bocche cucite e dei nasi tappati non sappia neppure scriverlo il nome di questo maledettissimo tiranno (Dionigi di Siracusa abbia pietà di noi). “Hassan sta massacrando bambini donne migliaia di civili con armi chimiche”, ha tuonato la senatrice libera e uguale Loredana De Petris. Fermi tutti, non è Hassan, è “Hassad che sta usando armi chimiche sui civili, e soprattutto sui bambini”, ha precisato Luciana Littizzetto. Niente da fare, neanche la Jolanda furiosa sa di cosa parla, ma soprattutto di cosa scrive.
Augurandoci che torni presto l’era del cinghiale bianco, quello vero, ci attendiamo a questo punto un raid contro Assange, oppure tutti a minare la diga di Assuan (allora si che servirà tapparsi naso e bocca). In questa generale assuefazione all’assioma mediatico sono al vaglio diversi piani assiali. Non è escluso neppure un assalto al distretto di Hassan in India, da scongiurare se non altro per eventuali danni alla mirabile statua giainista di Gomateshwara. Come dite? Stiamo esagerando. Può darsi, in effetti basterebbe rispolverare l’icona per eccellenza del benpensantismo, quel Benigni che almeno qualche volta ci azzeccava. E allora si, di fronte a Saviano & sodali, non ci resterebbe che piangere.
Eugenio Palazzini

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5 Commenti

  1. I moderni maestri del Pensiero (leggero, che di suo è cosa interessante) sono dei cialtroni e non crediate che non lo sappiano. La Littizzetto è pure bruttarella.

  2. Non sanno nemmeno come si chiama, dosinformatori a gettone e infami a tempo pieno. Solo a un idiota può ascoltare questa gente, veramente è ora di basta a questa merda.

  3. Dai gessetti ai selfie, il tutto sempre condito da analfabetismo rosso.
    Quella è senatrice e anche capogruppo.

  4. Non si vergognano a mostrare il culo?
    Questi poveri mentecatti non sanno nemmeno che l’eroe Bashar el Assad sta difendendo il suo popolo contro gli stessi gruppi di avanzi di galera conosciuti in occidente come gli autori delle stragi contro il settimanale satirico Charlie Hebdo e contro i ragazzi riuniti al Bataclàn per assistere ad un concerto rock. Stragi per cui si sperticarono in commenti smielati a favore delle vittime e in selfie con magliette riportanti lo slogan “je suis Charlie”.
    Voi direte, “e il gas dove lo mettiamo?” Fossi nel presidente siriano glielo metterei nell’ano ad ogni terrorista, per poi rispedirlo ai servizi segreti occidentali, israeliani e sauditi che li hanno addestrati avendo cura di rifocillarli con un bel piatto di pasta e fagioli!

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