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Roma, 12 giu – Vi ricordate una certa guerra combattuta per estirpare il razzismo dal mondo conclusasi nel 1945? Ebbene, più di 20 anni dopo, il principale vincitore di quel conflitto ancora stava facendo i conti con il suo, di razzismo. Basti pensare che il 12 giugno 1967, ovvero esattamente 50 anni fa, la Corte Suprema degli Stati Uniti dichiarava incostituzionale il Racial Integrity Act del 1924, che vietava i matrimoni interrazziali in alcuni Stati. Il Racial Integrity Act richiedeva che ogni persona fosse classificata razzialmente alla nascita, secondo una divisione binaria che distingueva solo bianchi e persone di colore, nella cui categoria finivano anche i Pellerossa. La legge ampliava inoltre l’ambito del divieto di matrimonio interrazziale in Virginia.



Proprio qui ci sarà il caso che farà andare in pensione la legge. Si tratta dell’unione tra Mildred Jeter, nera, e Richard, che di cognome faceva, incredibilmente, Loving, ed era bianco. I due si erano sposati nel 1958, a Washington, dove era possibile farlo, per poi tornarea vivere in Virginia, dove però furono arrestati. Richard e Mildred si dichiararono colpevoli e il loro caso finì alla Corte Suprema degli Stati Uniti dove vinsero, nel 1967. La sentenza del giudice Earl Warren stabilì che “il matrimonio è uno dei ‘diritti civili fondamentali dell’uomo’, fondamentale per la nostra stessa esistenza e sopravvivenza. Negare questa libertà fondamentale su una base così insopportabile come le classificazioni razziali incarnate in questi statuti, classificazioni così direttamente contrarie al principio di uguaglianza sancito dal quattordicesimo emendamento, significa sicuramente privare tutti i cittadini di libertà senza una procedura conforme alla legge”.

Ora, qualsiasi cosa si possa pensare di questa sentenza, ciò che stupisce sono le tempistiche con cui la “più grande democrazia del mondo” ha fatto i conti col razzismo. Solo due anni prima, del resto, ovvero nel 1965, gli Usa avevano abolito la segregazione razziale (sancita dalle famose leggi Jim Crow). Non solo: in Alabama, l’articolo della Costituzione che prevede scuole separate per bianchi e neri è tuttora in vigore (sia pur non applicato dal 1960) e un tentativo di abrogarlo tramite referendum è fallito il 6 novembre del 2012, quando il 60,67% dei cittadini ha respinto la modifica. Del resto il XIII emendamento alla Costituzione federale, quello che abolisce la schiavitù, è stato ratificato dal Delaware nel 1901, dal Kentucky nel 1976 e dal Mississippi nel 1995, con in più la sorpresa che quest’ultima decisione non è mai stata ufficializzata sino ai primi mesi del 2013. Ma, come sempre nella storia, c’è chi può e chi non può.

Adriano Scianca

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1 commento

  1. Il matrimonio è certamente un diritto inalienabile dell’uomo. Ma negli Usa, come nei paesi in cui convivono – spesso difficilmente – razze differenti, si considerava di interesse pubblico primario che la popolazione non fosse alterata nella sua composizione etnica cosa alla quale portano inevitabilmente i matrimoni ed i rapporti inerrazziali. In una società multirazziale come quella americana il mantenimento della proporzione tra gruppi razziali era considerata di fondamentale importanza per l’armonia e la pace sociale oltre che per gli equilibri dettati dallo status quo. Quella legislazione mirava a far sì che una razza non venisse fagocitata da quella con i caratteri dominanti fino alla sua irrilevanza numerica o alla sua estinzione. Questo il senso – conservativo della situazione esistente – di quella legislazione che reputava legittimi i divieti come sono legittimi, per motivi diversi, i divieti di rapporti e di matrimonio tra consanguinei. Si è deciso che l’interesse della persona prevalesse su quello della comunità confidando sul fatto che nel lungo periodo l’interesse pubblico al mantenimento delle proporzioni etniche sarebbe cambiato. Solo la storia ci dirà se la sparizione della razza bianca, inevitabile nel lungo periodo in presenza di incroci razziali sempre più frequenti , sia o meno positiva

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