Roma, 13 gen – L’Italia vive la deindustrializzazione e teme la perenne recessione. Gli ultimi dati Istat non lasciano immaginare niente di buono per il futuro.

Italia, la deindustrializzazione avanza (a piccoli passi)

Secondo quanto riporta l’Istat la produzione industriale in Italia è diminuita dello 0,3% a novembre, rispetto al mese precedente. Tutto il  trimestre settembre-novembre mostra un calo della produzione dell’1% rispetto a quello precedente. L’indice complessivo della produzione, nel novembre 2022, cala del 3,7%, mentre gli unici a crescere sono i beni strumentali, dell’1,8%. Calano l’energia (-16,2%), i beni di consumo (-2,6%), e quelli intermedi (-5,2%). L’Italia della deindustrializzazione procede, seppur a piccoli passi. E i primi ad essere preoccupati di una recessione sono proprio i consumatori.

“Paura della recessione”, dicono le associazioni dei consumatori

“Prosegue inarrestabile il calo della produzione”, dice Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando i dati. Poi aggiunge: “Serve un cambio nella politica economica del Governo. L’esecutivo ha ragione nel sostenere che bisogna puntare sulla crescita, perché solo se si crea ricchezza si può poi ridistribuire, ma per far ripartire la crescita bisogna ridare capacità di spesa alla famiglie. Solo se decollano i consumi, infatti, le imprese possono tornare a produrre a pieno regime, altrimenti non avranno ordinativi. I consumi rappresentano il 60% del Pil. Il fatto che secondo i dati di oggi a crollare maggiormente rispetto a ottobre, dopo l’energia, siano i beni di consumo, deve essere un campanello d’allarme per il Governo. Se i consumatori non acquistano, le imprese non producono. È elementare”.

Anche il Codacons lancia l’allarme, basandosi sui drammi prodotti dall’inflazione e dal caro bollette. Il presidente Carlo Rienzi così commenta: “Dopo il commercio anche l’industria continua a subire gli effetti negativi della crisi in atto nel nostro paese. L’inflazione alle stelle e l’emergenza energia, dopo aver colpito la fiducia di consumatori e imprese e le vendite al dettaglio, fanno sentire il loro peso anche sulla produzione industriale, rallentando per il terzo mese consecutivo il comparto”. Infine: “Crolla la produzione per i beni di consumo, che scendono del -2,6% su base annua, con punte del -3,5% per quelli durevoli. Un pessimo segnale per la nostra economia che dimostra ancora una volta come bollette e prezzi rappresentino una seria minaccia per il paese, affossando tutti gli indicatori economici”.

Alberto Celletti

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