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Roma, 9 lug – Ormai è ufficiale: all’azione diplomatica intrapresa dal governo italiano in seno alla Ue sulla ormai insostenibile situazione degli immigrati che approdano in massa sulle coste italiane è stato risposto “niet”, come ai tempi dell’Urss. Francia e Spagna, prima ancora anche solo di esaminare il documento che l’Italia presenterà fra pochi giorni al vertice di Tallinn (Estonia) hanno annunciato che i loro porti non sono aperti all’approdo di navi che trasportano profughi, né naufraghi, né migranti economici, né richiedenti asilo: nulla di nulla. Sembra invece che alla Ue stiano valutando la concessione all’Italia di un “aiuto economico”, si parla di 35 milioni di euro a fronte dei 4.700 milioni che i contribuenti italiani spendono ogni anno per alloggiare, assistere e nutrire il popolo dei barconi. E’ una mancia ridicola e offensiva dopo che l’Europa ha finora disatteso tutti gli accordi di ricollocazione, e con le navi Ong straniere e le navi militari dei paesi Ue che continuano a fare i traghetti dalle coste libiche alle coste italiane.

La vicenda è nota a tutti: in Italia (e negli altri paesi Ue) si dovrebbe giungere legalmente facendo domanda di visto ai rispettivi consolati e ambasciate, poi aspettare la chiamata. Invece da tutta l’Africa, dal Medio Oriente e dall’Oriente masse di persone si affidano a organizzazioni criminali che li fanno convergere in un unico punto della costa libica, li mettono in mare su gommoni che costano 3/400 euro acquistati in Cina, con le navi Ong fanno da traghetto. Poiché fra questi i veri “profughi (da Iraq, Siria e Eritrea) sono fra il 5% e il 10% si tratta di un tentativo di arrivare in Italia e in Europa illegalmente. Ma a fronte dell’ennesimo rifiuto Ue di condividere questa situazione (se non a chiacchiere e dopo aver messo il filo spinato ai confini delle Alpi), con il rifiuto anche di “discutere” le ragioni dell’Italia, trasformata in un immenso campo profughi, ci sentiamo di formulare le nostre proposte, perfettamente attuabili se il governo prendesse, come dice, una posizione decisa per mettere la Ue di fronte alle sue responsabilità.

Riaprire Radio Bari: le “Onde Fasciste”. Dal 1934 al 1943 Radio Bari trasmise in lingua araba verso il Medio Oriente e l’Africa per portare a quelle popolazioni l’informazione dell’Italia. Ora si tratterebbe di una radio multilingue che li informi di una cosa che evidentemente non sanno: una nave è “territorio” dello Stato di bandiera e porta con sé il rappresentante giuridico di quello Stato, il Capitano in mare che assomma le funzioni di Ufficiale di stato civile, Ufficiale di Polizia Giudiziaria e di notaio. Questo proprio per le leggi internazionali sul diritto del mare. Qualsiasi profugo salendo su una nave, militare o Ong che sia, “è già” in territorio tedesco, francese o spagnolo etc, ed ha il “diritto” di fare domanda di asilo allo Stato di bandiera della nave ricevendo regolare ricevuta. Basta informarli di questo “Diritto”.

Per cui le navi, Ong o militari che siano, si bloccano al limite delle nostre acque territoriali, si informano le persone a bordo che “devono” ormai chiedere asilo al comandante della nave, si riforniscono di acqua, viveri, assistenza medica se occorre, e poi “go home” verso la Germania, la Francia o dovunque secondo la bandiera. All’Italia resta l’azione delle due uniche navi Ong battenti bandiera italiana, mentre le navi straniere fuggiranno letteralmente. Perché non è ammissibile vedere la nave Rio Segura della “Guardia Civil” spagnola, che prende “i naufraghi” nello Stretto di Giblterra e li porta a Salerno.

A questo punto qualcuno delle autorevoli “barbe finte” straniere (SDECE, Mi6, BND, etc) correrà dagli scafisti in Libia a raccomandargli di buttare a mare 4/500 persone riprendendoli mentre affogano e mettere i video su youtube per poi organizzarci la “bufera mediatica” contro l’Italia. E l’Italia risponderà che sono proprio loro ad averli lasciati affogare ritirando le navi, sia Ong che militari, per non vederseli a richiedere asilo politico sulla nave e doverseli portare a casa loro. Del resto il precedente giuridico per agire in questo modo è proprio di noi italiani nel 1979. I più giovani non lo ricordano ma c’erano i “Boat People”, vietnamiti per lo più di origine cinese che tentavano di fuggire dopo la vittoria comunista e si avventuravano in mare su imbarcazioni fatiscenti e preda dei pirati nel Golfo del Tonkino. Nessuno li salvava, le navi mercantili tiravano dritte, quelle militari degli “Alleati” si erano eclissate, e questi morivano a decine di migliaia (si parla di circa mezzo milione di persone)

Così “l’italietta” di propria iniziativa e fra l’arcigna disapprovazione degli “Alleati” inviò dall’altra parte del mondo una squadra navale, e questa era la formula che si recitava quando si avvistava una imbarcazione, quelli si che erano “profughi”: «Le navi vicine a voi sono della Marina Militare dell’Italia e sono venute per aiutarvi. Se volete, potete imbarcarvi sulle navi italiane come rifugiati politici ed essere trasportati in Italia. Attenzione, le navi vi porteranno in Italia, ma non possono portarvi in altre nazioni e non possono rimorchiare le vostre barche. Se non volete imbarcarvi sulle navi italiane potete ricevere subito cibo, acqua e infine assistenza e medici. Dite cosa volete fare e di cosa avete bisogno». E non è che all’epoca questa missione trovò approvazione nel “popolo di sinistra”, al contrario fu bollata come “propaganda capitalista”. Eravamo in piena stagione del terrorismo, i gruppettari parlavano del loro “bisogno di Comunismo” e quelli, orrore, scappavano proprio dal Comunismo. E nemmeno c’era da spartirsi la torta dei 4.700 milioni di adesso fra le Onlus che poi è il vero motivo dello “entusiasmo”, l’accoglienza e delle Marce del Bananeto. Applichiamo il diritto del mare e costringiamo i “fratelli europei” a smettere sia di fare i furbi sia di disprezzarci.

Luigi Di Stefano

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