Roma, 20 ott – Mentre in Italia si sproloquiava sull’inesistente razzismo contro Paola Egonu, tra post di solidarietà dei politici e pubblica vicinanza espressa da Mario Draghi alla giocatrice in una telefonata, a Parigi, veniva ritrovato il corpo sgozzato della 12enne Lola Daviet, stuprata, torturata e uccisa da una senzatetto algerina, irregolare in Francia con foglio di espulsione. Questa drammatica vicenda ha riportato alla memoria le altre giovani vittime degli immigrati arrivati in Europa, spesso da profughi. Il fallimento della gestione dell’immigrazione e l’utopia della cosiddetta società multiculturale sono i mandanti morali degli omicidi delle giovani europee.

Pamela, Desirée e Ashley hanno pagato con la vita il buonismo della politica italiana

Dopo il ritrovamento del corpo mutilato di Lola in un baule a Parigi, la memoria è corsa subito alla giovane Pamela Mastropietro, la 19enne romana uccisa a Macerata nel gennaio del 2018 per mano di Innocent Oseghale, clandestino nigeriano con precedenti per spaccio di droga. I dettagli che emersero durante le indagini erano raccapriccianti: Pamela fu trattenuta con la forza a casa del pusher, drogata con una dose di eroina, stuprata, accoltellata e poi smembrata per facilitare l’occultamento del corpo in due valigie. Oseghale è stato condannato alla pena dell’ergastolo

“Non si trattò solo della cinica e malevola volontà di non salvare la giovane dall’intossicazione di cui loro stessi erano stati autori e di impedire le indagini delle violenze da lei subite, ma in forma più estesa, di conservare la propria ‘casa’ e le proprie fonti di ‘reddito’, oltre ad un tranquillo e sostanzialmente indisturbato luogo di consumo degli stupefacenti, che rendeva eccezionale e noto quel rifugio”, così hanno scritto i giudici della Prima Corte d’assise nelle motivazioni della sentenza per l’omicidio di Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina uccisa da un mix di droga e farmaci nell’ottobre 2018 in uno stabile occupato da immigrati nel quartiere San Lorenzo a Roma. Per quell’orribile omicidio, sono stati condannati all’ergastolo i senegalesi Mamadou Gara e Yussef Salia, a 27 anni di reclusione il nigeriano Alinno Chima e a 24 anni e sei mesi il senegalese Brian Minthe. I quattro erano tutti clandestini in Italia e dediti allo spaccio di droga.

Nel gennaio del 2016, dopo una lite, Cheik Diaw, senegalese clandestino, uccise a Firenze la 35enne americana Ashley Olsen per strangolamento. Il corpo della donna fu poi rinvenuto dopo tre giorni dal fidanzato e dalla proprietaria della casa. All’epoca, il senegalese si divideva tra l’attività di spacciatore di droga e promoter, sempre vestito alla moda, nei alcuni locali della movida notturna fiorentina. Nel febbraio del 2019, la Cassazione ha confermato la pena a 30 anni di reclusione per Cheik Diaw.

I mandanti morali degli omicidi di Pamela, Desirée e Ashley sono gli stessi: il buonismo della gestione dell’immigrazione e il degrado dilagante sul territorio italiano.

Donne italiane vittime della furia cieca degli immigrati

Uccisa per aver rifiutato le avance del suo carnefice: così è morta la 45enne Carmen De Giorgi accoltellata alla schiena dal marocchino Mehdi Hounaifi nell’ottobre 2021 in un bar a Luserna San Giovanni, nel Pinerolese. L’immigrato, che non conosce la lingua italiana, ha reso in tribunale dichiarazioni spontanee attraverso un interprete, chiedendo perdono e aggiungendo di non sapere cosa sia successo. Ha aggiunto che quel giorno si sentiva strano. Il 12 ottobre scorso, è stata disposta una perizia psichiatrica per Hounaifi.

Nell’agosto del 2015, l’ivoriano già pregiudicato Mamadou Kamara, 18enne ospite del centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo, fece irruzione nella villa di Palagonia di una coppia di anziani, i coniugi Solano, uccidendo entrambi a suon di botte. Prima di essere uccisa Mercedes Ibanez, fu violentata dall’ivoriano e poi fu gettata dal balcone. Il gip di Caltagirone, Ivana Cardillo, nell’ordinanza di arresto, scrisse: “Atteggiamento primordiale”. Nel luglio scorso, Mamadou Kamara fu condannato con sentenza definitiva all’ergastolo.

La piccola Leonie stuprata e uccisa da un profugo afghano

Nel giugno del 2021, il corpo della 13enne viennese Leonie Walner fu ritrovato avvolto in un tappeto a Wiener Neustadt, una cittadina a 55 miglia dalla capitale austriaca. Le indagini che seguirono inchiodarono Rasuili Zubaidullah, un profugo afghano di 23 anni, che aveva attirato la piccola Leonie nella sua abitazione dove fu drogata, violentata e strangolata a morte. Subito dopo il ritrovamento del corpo, furono fermati i complici di Zubaidullah, un 16enne, un 18enne e un 23enne, tutti afghani. Una settimana dopo l’omicidio, Rasuili Zubaidullah, invece, si diede alla fuga, attraversando il canale della Manica a bordo di un barcone di immigrati. Giunto nel Regno Unito, aveva fornito false generalità, facendo richiesta di asilo. Nel gennaio del 2022, dopo essere stato arrestato dalle autorità britanniche, il giudice ha ordinato l’estradizione in Austria di Zubaidullah, poi appellata dall’avvocato dell’afghano.

La strage delle ragazze in Germania

Nell’ottobre del 2016, a Friburgo, fu ritrovato il corpo senza vita della studentessa 19enne Maria Landenburger, figlia di un funzionario dell’Unione europea e volontaria in un centro accoglienza immigrati. Mentre rincasava da una festa, Maria fu trascinata tra i cespugli, violentata e poi lasciata morire annegata nel fiume Dreisam da Hussein Khavari, un rifugiato afghano di 22 anni, il quale confessò poi il delitto. Arrivato in Germania come falso 17enne nel novembre del 2015, Khavari aveva già tentato di derubare e uccidere una ragazza nel 2013 in Grecia, dove fu condannato a dieci anni di reclusione ma venne rilasciato con la condizionale nell’ottobre 2015. All’epoca, le autorità tedesche non sapevano nulla della storia criminale dell’afghano perché la Grecia non lo aveva inserito nella lista dei ricercati internazionali. Fu quantomeno curiosa la scelta della famiglia Landenburger di indire una colletta per i profughi in occasione del funerale di Maria.

Nel giugno del 2021, un immigrato somalo di 24 anni, Abdirahman Jibril, uccise tre donne aggredendole con un coltello a Würzburg, in Baviera. Sbarcato in Italia nel 2015 come richiedente asilo, Abdirahman Jibril si trasferì in Germania qualche mese dopo, ottenendo la protezione sussidiaria in Sassonia. Nel 2019, fu poi trasferito a Würzburg in un centro di accoglienza per senzatetto e, nel 2021, fu condotto in un ospedale psichiatrico a causa di episodi di violenza. Venne dimesso il giorno seguente perché i medici non riscontrarono malattie mentali. Ritenuto da altri immigrati vicino all’organizzazione jihadista al-Shabaab, prima della strage, Jibril accoltellò un dipendente del centro accoglienza che lo ospitava e un altro richiedente asilo. Abdirahman Jibril fece irruzione in un centro commerciale e ferì gravemente sette persone, uccidendo tre donne: Steffi W., 24enne che stava acquistando l’abito da damigella per il matrimonio della sua migliore amica,  Christiane H., insegnante di 49 anni che fece scudo con il suo corpo per la salvare la vita alla figlia di 11 anni, e Johanna H., pensionata 82enne che cercò di proteggere un bimbo.

Nel luglio del 2016, Jolanta K, donna incinta di origine polacca, già madre di quattro figli, è stata uccisa a colpa di machete da Mohamad, un profugo siriano di 21 anni nella città di Reutlingen. Secondo la ricostruzione delle autorità tedesche, entrambi lavoravano in un negozio di kebab e da tempo il siriano molestava la donna polacca. “Mohamad è drogato. Mi insulta continuamente. Ho paura di lui. Non so se mi farà del male”, aveva detto Jolanta a un’amica pochi giorni prima dell’omicidio.

Nel maggio del 2018, la 14enne Susanna Maria Feldmann è stata violentata e uccisa da Ali Bashar Ahmad Zebari, un richiedente asilo di 21 anni del Kurdistan iracheno, a Wiesbaden, Germania. Il corpo della piccola Susanna fu rinvenuto sepolto vicino a una ferrovia, dopo la segnalazione di un immigrato di 13anni che viveva nello stesso centro di accoglienza per rifugiati di Zebari. La domanda di quest’ultimo di asilo di quest’ultimo era stata respinta nel 2016, ma era rimasto in Germania in attesa ricorso. Già noto alle Forze dell’ordine, Zebari figuava tra i sospettati di un’aggressione sessuale ai danni di una bambina di 11 anni che viveva nello stesso centro di accoglienza per rifugiati. Utilizzando falsi documenti, Ali Bashar Ahmad Zebari e la sua famiglia fuggirono nel nord dell’Iraq pochi giorni dopo l’omicidio di Susanna. L’assassino fu poi estradato in Germania qualche mese dopo. Nelle indagini emerse che Bashar Ahmad Zebari, arrivato in Germania nel 2015 senza documenti, aveva mentito sulla sua età per ottenere lo status di rifugiato minorenne.

Le giovani vittime dell’immigrazione di massa in Svezia

Alla fine del novembre 2019, due settimane dopo la sua scomparsa, a Uddevalla, in Svezia, la testa della 17enne Wilma Andersson fu ritrovata in una valigia nella camera del suo ex fidanzato, Tishko Ahmed Shabaz, 23enne iracheno arrivato nel Paese con il padre nel 2006. I pubblici ministeri affermarono che Shabaz uccise la giovane Wilma dopo averla sottoposta a “violenze ripetute“, quando lei si recò nell’appartamento per prendere alcuni oggetti dopo la fine della relazione. Il corpo della 17enne non venne mai ritrovato sebbene le ricerche non si siano mai fermate. Tishko Ahmed Shabaz si è sempre dichiarato innocente. Nell’ottobre del 2020, dopo la sentenza dei giudici di primo grado che avevano deciso per l’ergastolo, la Corte di appello ridusse la pena nei confronti di Shabaz a 18 anni di reclusione, scrivendo nella sentenza che “le circostanze non sono state così particolarmente gravi da giustificare l’ergastolo”.

Nel gennaio del 2016, la 22enne Alexandra Mezher fu accoltellata a morte da un ospite del centro di accoglienza per minori immigrati non accompagnati dove lavorava, il somalo Youssaf Khaliif Nuur. Il richiedente asilo si fingeva 15enne ma poi venne riconosciuto come già maggiorenne, circa 21anni, dalla Sweden’s Migration Agency dopo le verifiche seguite all’omicidio della Mezher. Nell’agosto del 2016, Youssaf Khaliif Nuur fu ritenuto responsabile della morte Alexandra e del tentato omicidio di un altro immigrato residente nel centro di accoglienza, ma non imputabile per il suo stato mentale. Quindi, il somalo fu inviato in una struttura psichiatrica per poi essere espulso dalla Svezia con il divieto di reingresso per dieci anni

Nicoletta uccisa in Grecia da un clandestino con quattro identità

Nell’agosto scorso, la 17enne Nicoletta è stata uccisa nella sua abitazione di Peristeri, in Grecia, da un clandestino pakistano di circa 22 anni che possedeva quattro diverse identità: Munasif Ashan, Hasan Hasan, Shamin Akhtar e Munasif Ashan. La sentenza di morte è stata emessa quando Nicoletta aveva deciso di lasciare il pakistano. Dall’esame autoptico, è emerso che la giovane aveva lottato con tutta la forza prima di essere uccisa tramite soffocamento. Il pakistano ha poi tentato di far perdere le sue tracce ma è stato arrestato al confine con la Macedonia del Nord mentre cercava di raggiungere l’Europa centrale con altri immigrati clandestini. In Grecia, l’assassino viveva di espedienti come il contrabbando di sigarette.

Non solo Lola: quelle giovani vite stroncate in Francia

Il 26 settembre del 2020, la 18enne Victorine Dartois non fece ritorno a casa dopo un pomeriggio di shopping con le amiche Villefontaine, comune nei pressi di Lione. Due giorni dopo, il suo corpo senza vita fu ritrovato in un ruscello nel comune di Roche. Dopo tre settimane di indagini, fu arrestato Ludovic Bertin, 25enne con dieci precedenti condanne per possesso di un’arma, furto e distruzione di proprietà. Victorine è stata strangolata a morte durante il tentativo di Bertin di stuprarla.

Nel settembre del 2019, il corpo senza vita della 27enne Audrey Coignard veniva ritrovato nella sua casa di Saint-Ouen. Medico praticante presso l’ospedale Jean-Verdier di Bondy e attivista pro migranti, Audrey fu accoltellata con quattordici volte dall’ex fidanzato Rifat Abbas, immigrato clandestino sudanese. Sebbene la loro storia fosse finita, Audrey Coignard ospitava ancora Abbas nella propria casa e questo le fu fatale. Nel febbraio del 2022, il sudanese è stato condannato a 20 anni di reclusione.

Le vite delle ragazze europee contano?

È arrivato il momento di chiedere senza ipocrisie una vera giustizia per Lola e per tutte le ragazze europee uccise da un sistema che ha portato gli scontri razziali e sistemi di vita tribali dentro le mura dell’Europa. In nome dell’antirazzismo, i governi europei hanno spinto per la terzomondizzazione del continente, sapendo perfettamente le conseguenze che ne sarebbero derivate. Nonostante il numero crescente di violenze perpetrate da immigrati e dai cosiddetti cittadini di seconda e terza generazione, l’unica emergenza è il razzismo dei bianchi, anche quando è inesistente come evidenziato dal caso di Paola Egonu. È ora di ricacciare ai destinatari quel senso di colpa di essere bianchi, fortunati perché nati nella parte giusta del mondo. Ciò che succede in altri Paesi, come Francia, Regno Unito, Svezia e Germania, è il preludio di cosa succederà, e in parte sta già avvenendo, in Italia. La nostra Nazione non può diventare l’ennesima vittima del becero immigrazionismo di maniera.

Francesca Totolo

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3 Commenti

  1. Non dimentichiamo Elin Krantz, giovane svedese di 27 anni, stuprata e picchiata a morte in un bosco vicino Goteborg da un etiope ventireenne, Ephrem Yohannes, nel settembre 2010 (per il delitto condannato a soli 16 anni più l’espulsione dal suolo svedese).
    Ovvio che tra i migranti vi siano anche persone per bene(ci mancherebbe…) ; tuttavia l’afflusso indiscriminato e incontrollato di decine di migliaia di persone causa (gioco forza) anche il problema di avere numerosi soggetti pericolosi, capaci di rendere meno sicuri i nostri Paesi(che già avevano abbastanza delinquenti di loro, solo considerando gli autoctoni, senza bisogno di andarli ad importare dall’estero…).

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